Le parole dell’innovazione, il valore di azione e tempismo

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Chiamata all’innovazione
La chiamata all’innovazione è conseguenza della forza gravitazionale esercitata su di noi dal dipanarsi della storia e dallo svolgersi della vita personale. La chiamata è una finestra che si apre su un futuro che non può essere accuratamente previsto. Determinismo e causalità sono messi alla prova. Chi configura l’innovazione come un edificio scientifico che poggia sulle solida fondamenta del mondo classico newtoniano deve misurarsi con una sorta di principio di indeterminazione à-la Heisenberg. Agli strumenti dell’esperienza e della previsione si contrappongono gli arnesi della sperimentazione e della costruzione volontaria dell’innovazione, ragionando in termini di probabilità e incertezza.
La chiamata all’innovazione mostra diverse sfaccettature del tempo: l’arco temporale della decisione d’innovare, avendo scelto in una folla d’idee quella su cui agire; il momento in cui si avvia l’azione; la lunghezza del suo svolgimento temporale; l’istante in cui l’innovazione si manifesta; il tempismo, cioè il suo apparire nel momento più opportuno. Affrettarsi ad innovare o indugiare sono atteggiamenti mentali che si presentano in tutte queste accezioni del tempo.

Rapidità
Nelle sue Lezioni americane, discorrendo di rapidità Italo Calvino mette in scena due personaggi galileani. Sagredo pensa velocemente ed è tanto ricco d’immaginazione creativa e divaga con la mente ipotizzando come “potrebbe essere la vita sulla luna o cosa succederebbe se la terra si fermasse”. Lentezza, prudenza e il ragionare rigoroso contraddistinguono Salviati. Le due figure, argomenta Calvino, sono le due componenti temperamentali di Galileo, innovatore risoluto come lo ha definito Michael Sharratt (1994) nella sua biografia dello scienziato pisano.
Da un lato, immerso nel mondo che lo circonda, c’è l’innovatore che trova piacere dell’indugiare lungo il tragitto che dal concepimento di un’idea e dal suo sviluppo sbocca eventualmente nella commercializzazione dell’idea stessa. Sul versante opposto, l’innovatore scontento del mondo com’è che cerca l’emozione nel muoversi velocemente, saltando passaggi intermedi, per scoprire e imboccare con slancio vie da nessuno battute prima.
I sostenitori della velocità riscontrano che gli innovatori rapidi ottengono migliori risultati economici e sviluppano un maggior numero di nuovi prodotti. La versione alternativa mostra che nelle pieghe dell’innovazione veloce si nascondono costi generati da errori e inefficienze causate dall’aver trascutato i dettagli.
La velocità mentale per innovare ci potrebbe allora riportare all’espressione siciliana “lu cuntu non metti tempu” (“il racconto non mette tempo”) ripresa da Calvino nelle sue Lezioni per ricordare che nel racconto si può andare velocemente in avanti nel tempo accorciando l’itinerario della storia narrata, ma capita anche di essere costretti a tornare all’improvviso e quindi bruscamente indietro.

piero.formica@gmail.com