Le scelte della Fed condizioneranno il resto del globo

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A cura di Antonio Arricale Le politiche attuate dalla Fed e quindi dagli Stati Uniti, avranno un impatto sul resto del mondo e più che mai in un contesto dove le Banche A cura di Antonio Arricale Le politiche attuate dalla Fed e quindi dagli Stati Uniti, avranno un impatto sul resto del mondo e più che mai in un contesto dove le Banche Centrali di riferimento viaggiano a velocità diverse. E’ questo, in estrema sintesi, ciò che emerge nei giudizi degli analisti più accreditati degli States il giorno dopo la riunione del Fomc (Federal open market committee). In fondo, le mosse della Federal Reserve erano ampiamente attese. Vanno sottolineati, tuttavia, due elementi certamente positivi della riunione di ieri l’altro. Uno, è stata la prima riunione, dopo tantissimo tempo, a cui ha partecipato alla delibera degli atti quasi la totalità del board. Due, i mercati, sia obbligazionario che azionario, hanno salutato positivamente le decisioni della banca più potente del mondo, riportandosi a ridosso dei massimi segnati nelle scorse settimane. Tuttavia, secondo Mohamed El-Erian, autorevole analista ed ex presidente di Pimco, le scelte della Fed sottintendono alcune decisioni politiche difficili, che probabilmente si imporranno nei mesi a venire. Per il 2014, la Fed non crede più che l’economia americana si riprenderà completamente, generando qualche delusione. Per questo i funzionari della banca centrale americana hanno iniziato ad ammettere che a lungo termine è probabile che i tassi toccheranno nuovi minimi. Altra cosa da considerare è che la Fed minimizza la preoccupazione per una fiammata inflazionistica, perché non ci sarebbero i presupposti. Le maggiori preoccupazioni si concentrano invece sul fatto che le tariffe di beni e servizi sono “persistentemente basse”, con potenziali rischi deflattivi. In sintesi, secondo El-Erian, alla Federal Reserve interessa maggiormente stimolare ulteriormente la crescita e l’occupazione, più che controllare l’instabilità finanziaria e i rischi di mercato, come eventuali bolle azionarie o l’ esuberanza degli investitori. Tutto ciò che verrà fatto, in risposta agli eventi economici mondiali, richiederà una notevole agilità intellettuale e operativa da parte della banca più potente del mondo. Il differenziale tra il Btp e il Bund tedesco vola a 160 punti base, dopo che ieri aveva chiuso a 148 punti. Il tasso sul titolo decennale del Tesoro cresce al 2,90%. E il soffio del vento della Fed s’è fatto già sentire sui mercati del Vecchio Continente, dove la Bce s’è detta pronta a un maxi-acquisto di titoli su larga scala, “per fronteggiare un eventuale periodo prolungato di bassa inflazione’”, come ha detto il vice presidente della Bce, Victor Constancio, in un discorso ad Atene, spiegando “che l’esperienza di altri Paesi dimostra che piani simili possono essere messi a punto efficacemente”. Ipotesi su cui spinge anche il Fmi. “Se l’inflazione nella zona euro restasse bassa, la Bce dovrebbe considerare l’acquisto di asset su larga scala, prima di tutto di asset sovrani in base alle quote di capitale Bce”, ha scritto il Fondo monetario internazionale. “Questo rafforzerebbe la fiducia, bilanci di famiglie e imprese, stimolerebbe il credito e avrebbe impatto su domanda e inflazione”. E ha aggiunto: “La ripresa nella zona euro sta prendendo piede ma non è sufficientemente robusta, l’inflazione è bassa in modo preoccupante e la disoccupazione, specie tra i giovani, è elevata in modo inaccettabile”. Borsa giapponese Tokyo si ferma poco sotto la parità Finale piatto per la borsa di Tokyo, dopo il balzo della vigilia sulla decisione della Federal Reserve di ridurre il quantitative easing a 35 mld di euro mensili. L’indice Nikkei ha terminato gli scambi con una limatura dello 0,08%, a 15.349,42 punti mentre l’indice Topix ha segnato un calo dello 0,01% a 1.268,92 punti. Tra le altre borse asiatiche Seul ha messo a segno un decremento dell’1,20% mentre Taiwan ha perso lo 0,46%. Miste le altre piazze asiatiche che chiuderanno più tardi le contrattazioni, con Hong Kong che segna un timido incremento dello 0,23% e Bangkok un rialzo dello 0,22%. Giù Singapore e Kuala Lumpur con una limatura dello 0,06% e Jakarta in flessione dello 0,18%. Borsa Usa Wall Street poco mossa dopo l’effetto Fed Wall Street ha chiuso contrastata anche se senza grandi variazioni. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,09&% e chiuso a quota 16.921,46, anche lo S&P500 si è fermato poco sopra la parità mentre il Nasdaq ha perso lo 0,08% a 4.359,33. Dopo aver salutato ieri le decisioni della Fed con una certa soddisfazione, gli investitori hanno riflettuto sulle probabilità che il rialzo dei tassi si riveli più veloce del previsto, dato che il Fomc ha elevato le proiezioni sui Fed Funds per il 2015 e 2016. Inoltre anche la settimana prossima sarà densa di appuntamenti: negli Stati Uniti saranno diffusi i dati sul mercato immobiliare, la stima definitiva del Pil del primo trimestre e gli ordini ai beni durevoli. Nel frattempo la questione irachena ha continuato a sostenere la quotazione del petrolio: i futures sul Brent si attestano sui massimi dal settembre 2013 sfondando la soglia dei 115 dollari a barile a 115,27. Il greggio Usa ha guadagnato 46 centesimi e si è attestato in chiusura a 106,43 dollari a barile, in crescita dell0 0,43%. Europa Borse immobili in avvio di seduta Nulla di fatto per le principali Borse del Vecchio Continente, che iniziano gli scambi odierni sulla parità. L’Euro / Dollaro USA resta stabile su 1,361 mentre l’oro arretra dello 0,63%. Il petrolio (Light Sweet Crude Oil) è sostanzialmente stabile su 106,6 dollari per barile. Sui livelli della vigilia lo spread, che si mantiene a 158 punti base, con il rendimento del BTP decennale che si posiziona al 2,92%. Tra i mercati del Vecchio Continente, Francoforte passa di mano sulla parità, Londra avanza dello 0,34%, mentre Parigi non registra variazioni significative rispetto alla seduta precedente. Italia Sessione debole per il listino di Piazza Affari Sessione debole per il listino milanese, che scambia con un calo dello 0,26% sul FTSE MIB; si muove al ribasso il FTSE Italia All-Share che perde lo 0,39%, scambiando a 23.441 punti. Leggermente negativo il FTSE Italia Mid Cap (-0,21%), come il FTSE Italia Star (-0,3%). In buona evidenza a Milano il comparto Beni personali e casalinghi, con un +0,49% sul precedente. In fondo alla classifica, sensibili ribassi si sono registrati sui settori Telecomunicazioni (-2,07%), Media (-0,86%) e Vendite al dettaglio, che ha riportato una flessione di 0,72%. Tra le migliori Blue Chip di Piazza Affari, ben comprata Luxottica, che segna un forte rialzo dell’1,56%. Finmeccanica avanza dell’1,31% dopo che il Consiglio di amministrazione ha varato il nuovo modello organizzativo del Gruppo. Tra i più forti ribassi, invece, sensibili perdite per Banca Mps, in calo del 5,51%, nell’ultimo giorno di negoziazioni dei diritti dell’aumento di capitale. In apnea Telecom Italia, che arretra del 2,15%. Bilancio decisamente negativo per Moncler, che soffre un calo dell’1,90%. Vendite su Banco Popolare, che registra un ribasso dell’1,80%. Sul listino completo ingessata Banca Etruria che ha confermato di essere in cerca di un Cavaliere Bianco. Ferma al palo anche la Banca popolare dell’Emilia Romagna (BPER) dopo aver fornito i dettagli sull’aumento di capitale. Il Cda ha fissato il prezzo a 5,14 euro con uno sconto del 26,5% del Terp.


I dati macro attesi oggi Venerdì 20 giugno 2014 EUR Riunione Ecofin; 08:00 GER Indice prezzi alla produzione mag; 10:00 ITA Fatturato industriale apr; 10:00 ITA Ordini all’industria apr; 10:00 EUR Bilancia partite correnti; 16:00 EUR Indice fiducia consumatori (flash) giu.