Le sfide dell’Europa nel nuovo convegno Apef: Andreta a dialogo con Nicolais, Consiglio e gli emeriti Federico II

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in foto il professor Luigi Nicolais con il professor Ezio Andreta

L’allargamento dell’Unione europea – dagli attuali 27 Stati ai 36 con le papabili new entry – le elezioni di giugno che potrebbero stravolgerne l’architettura in base allo schieramento che dovesse prevalere (confederazione, centrodestra; modello ibrido, centrosinistra), il passaggio da un sistema chiuso ad un complesso in cui la competitività o è frutto di una visione comune o non è. Sono le questioni messe sul tavolo nel pomeriggio all’Accademia Pontaniana di Napoli dal professore Ezio Andreta, già Capo Divisione e Direttore della ricerca della Commissione Europea e Presidente dell’Agenzia per la promozione della Ricerca Europea, invitato dall’Apef (l’Associazione dei professori emeriti dell’Università di Napoli Federico II) presieduta da Carlo Lauro, insieme ai soci Eduardo Consiglio, emerito di Patologia Generale dell’Università Federico ll, e Luigi Nicolais, emerito di Scienza e tecnologia dei materiali dell’Università Federico ll e presidente di Materias. Titolo del focus “Futuro dell’Europa o l’Europa del futuro”.

in foto i professori Eduardo Consiglio ed Ezio Andreta

Al centro dell’intervento di Andreta il contesto in cui è nata l’Unione europea, minuziosamente descritto ripercorrendo le varie tappe che dalla dichiarazione del ministro degli Esteri francese Robert Schuman del 9 maggio 1950 (“La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano”) hanno portato alla CECA (paesi fondatori Francia, Germania occidentale, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo), prima di una serie di istituzioni europee sovranazionali che avrebbero condotto a quella che si chiama oggi Unione europea. “L’Europa è nata in un sistema chiuso, lineare, dove la dimensione spazio-tempo era protetta. Ora invece assistiamo ad un rovesciamento di spazio e tempo, con il passaggio ad un sistema aperto, che vuol dire complesso. Due tappe hanno propiziato questo cambio di rotta: l’ingresso nel 2001 della Cina nell’Omc, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, e la digitalizzazione, nel 2002 il 95 per cento dei dati era digitale. Da un lato i confini dello spazio sono mutati, dall’altro la velocità di diffusione delle informazione ha subìto un’accelerazione impressionante. Dopo la stampa a carattere mobile di Gutenberg, la più grande rivoluzione della storia: una massa di dati incalcolabile che può essere processata con una velocità mai vista prima”. Di qui il riferimento alla governance. “Occorre dotarsi di un’architettura europea che sia in grado di stare al passo con i tempi, di assumere decisioni rapidamente. Purtroppo, i cambiamenti hanno preso alla sprovvista l’assetto dei paesi che compongono l’Ue, basti pensare al processo legislativo, che intende disciplinare minuziosamente ogni passaggio dal vertice alla base, con il risultato che spesso quando la norma viene promulgata è già obsoleta ed occorre modificarla, dando il via a quel processo di stratificazione che invece di semplificare aumenta la burocrazia ed ingessa il sistema decisionale”.

in foto il professor Ezio Andreta

Andreta non manca di delineare che l’Europa è nata per un progetto di pace a lungo termine ma che ad un certo punto con il sistema aperto è diventata tutt’altro ed oggi è chiamata a darsi un assetto nuovo. Mutuando dal gergo velistico, Andreta individua 5 boe a cui far riferimento per ricostruire l’Unione europea. “Complessità, digitalizzazione, intelligenza artificiale, sostenibilità, inclusività. Quando, ad esempio, si parla di inclusività significa parlare di demografia, di immigrazione e centralità dell’uomo in tutti i processi. Quando invece dico complessità mi riferisco ad un modo di pensare non lineare, perché la linearità divide, disintegra, esclude tutte le altre possibilità. Invece il pensiero complesso obbliga a vedere la totalità”.

Subito dopo Andreta è intervenuto il professor Luigi Nicolais, che ha ricordato come l’integrazione tra saperi sia oggi un approccio complesso imprescindibile per poter vivere appieno le tante transizioni che attraversano la società europea, da quella digitale a quella ambientale. Nicolais ha ricordato anche l’esperienza vissuta con Andreta sia al Cnr, il Consiglio nazionale delle Ricerche di cui è stato presidente, sia con l’Agenzia per la promozione della Ricerca Europea. A seguire c’è stato un breve dibattito, a cui hanno preso parte gli emeriti presenti all’Accademia Pontaniana di Napoli e anche qualche professore da remoto. Una discussione stimolante, da cui emerge una priorità: questa è l’ultima chiamata per l’Europa per darsi un’identità e scegliere se sopravvivere anche oltre le emergenze.