Le sfide green per la prossima legislatura

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Roma, 15 feb. – (AdnKronos) – “Non sprechiamo questa campagna elettorale riducendola a un valzer di promesse, dove tutti promettono di abolire qualcosa, e a un dibattito chiuso fatto di scontri tra schieramenti politici. Per rilanciare l’Italia, creare lavoro e rendere la nostra economia più competitiva servono idee e progetti di sviluppo e futuro che mettano al centro l’ambiente”. È questa la sfida che Legambiente lancia ai candidati politici di tutti gli schieramenti presentando un pacchetto di sfide e idee green per la prossima legislatura.

Ecco allora le sfide ambientaliste: si va ad esempio dall’urgenza di avere finalmente una strategia per la lotta ai cambiamenti climatici, capace di spingere le fonti rinnovabili e di mettere in sicurezza il territorio attraverso progetti di adattamento nei confronti di fenomeni climatici sempre più impattanti, al ridisegnare la fiscalità in chiave ambientale, ridefinendo, per esempio, l’Iva sui prodotti sulla base dei criteri ambientali e sociali, cancellando rendite e privilegi contro l’ambiente, eliminando tutti i sussidi alle fonti fossili e definendo nuove regole di tassazione più trasparenti e chiare per cave, acque minerali, rifiuti.

E poi incoraggiare lo sviluppo dell’economia circolare pensando ad un piano di industria 5.0, senza dimenticare poi che il rilancio del Paese passa anche dalle città attraverso interventi di rigenerazione urbana, riqualificazione del patrimonio edilizio e dello spazio pubblico.

Per questo per Legambiente è importante che la prossima legislatura definisca un’agenda per le aree urbane per affrontare problemi e criticità urbane, una road map 2030 per la mobilità sostenibile e la lotta all’inquinamento con l’obiettivo di ridurre il parco circolante delle auto per arrivare ad escludere nel 2030 i motori a combustione interna dalla commercializzazione; estendendo il protocollo anti-inquinamento Governo Regioni, oggi attivo solo in pianura Padana, in tutta Italia e modificando le accise sui carburanti in modo proporzionale al contenuto di CO2 emessa al litro, a parità di gettito per lo Stato.

Occorre inoltre cambiare le priorità infrastrutturali, a partire dal trasporto su ferro e dai progetti innovativi di mobilità sostenibile. E in questa prospettiva l’Italia deve svolgere un ruolo da protagonista in Europa per rilanciarne il ruolo nel Mondo, in una dimensione di continente dei diritti, dell’accoglienza e dell’innovazione, e nel Mediterraneo con una visione che permetta di affrontare la grande questione dei migranti, dei diritti delle persone e di un nuovo progetto di cooperazione internazionale che abbia al centro l’acqua, le fonti rinnovabili e i cambiamenti climatici.

Il documento “Le sfide ambientaliste per la nuova legislatura” redatto da Legambiente è stato presentato nel corso di una tavola rotonda alla presenza di rappresentati dei vari schieramenti politici. Queste proposte, spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, “puntano a coinvolgere cittadini e imprese, territori e mettono in moto innovazione e ricerca applicata, nuovo lavoro, perché premiano il recupero di materiali e di luoghi muovendo una nuova economia nelle città e nei territori, nelle forme dello sharing”.

Secondo Zanchini, “davvero non esistono ragioni economiche o vincoli di bilancio che possano fermare scelte indispensabili di innovazione e riqualificazione ambientale. Quello che chiediamo alla politica è di avere il coraggio di aggredire gli enormi sprechi, le scelte infrastrutturali sbagliate, l’illegalità e le rendite a danno dell’ambiente che impediscono una corretta gestione delle risorse naturali e dei beni comuni”.

C’è poi bisogno di una forte accelerazione sul fronte delle politiche climatiche e su quello della cooperazione internazionale mettendo al centro il Mediterraneo. Secondo Legambiente l’Italia potrebbe svolgere un ruolo da protagonista sia come ponte tra l’Europa e il Mediterraneo sia nel contribuire a quella rivoluzione energetica incentrata sulle rinnovabili al centro degli Accordi di Parigi.

Per questo Legambiente, tra le sfide green da attuare, lancia anche quella di una cooperazione internazionale che abbia come priorità il Mediterraneo e i cambiamenti climatici prevedendo interventi capaci di dare una risposta alla sfida climatica, alla quale si deve contemporaneamente affiancare l’impegno dell’Italia per superare un quadro normativo arretrato in materia di diritti e di sistema di accoglienza.

La Penisola deve svolgere un ruolo da protagonista nel dibattito sul futuro dell’Europa, avanzando già nei prossimi mesi proposte concrete di riforma delle politiche comune in concomitanza alla discussione del bilancio 2021-2027. Tornando alle politiche climatiche, oltre all’approvazione del Piano Energia e Clima e quello degli Adattamenti ai cambiamenti climatici, l’associazione ambientalista propone anche l’istituzione di un ministero per il clima e l’energia responsabile per la transizione e decarbonizzazione al 2030, a cui affidare tutte le attuali competenze del Mise e quelle del ministero dell’Ambiente sul tema.

La definizione di una struttura di missione per l’adattamento climatico e la messa in sicurezza del territorio; e poi l’approvazione di una legge per i prosumer dell’energia da fonti rinnovabili e un nuovo Piano nazionale di gestione e tutela della risorsa idrica. Sul fronte dell’economia circolare, occorre istituire una struttura di missione per l’economia circolare presso la presidenza del Consiglio, premiare e incentivare le imprese più virtuose e chi investe in applicazioni e ricerche sul recupero di materie nei processi produttivi, penalizzare lo smaltimento in discarica e spingere per il riciclo, puntura su una tariffazione puntuale.

Sono tutte iniziative che permettono di ridurre l’inquinamento nelle città e ampliano le opportunità e libertà di movimento oltre, cosa non banale, a risultare comprensibili ai cittadini. In campo ambientale, le altre sfide green riguardano: l’approvazione della legge per lo stop al consumo di suolo, l’accelerazione degli abbattimenti degli edifici abusivi e il definire una task force per accelerare le bonifiche.

Ad oggi sono oltre 100mila gli ettari di territorio ancora da bonificare dopo 30 anni dall’individuazione delle aree e l’avvio di un programma nazionale di bonifica (SIN) di siti avvelenati da inquinamento e rifiuti di ogni tipo. A questi, si aggiungono 6027 Siti di interesse regionale (Sir) e locali nella stessa situazione), accelerare la demolizione degli edifici abusivi e combattere gli ecoreati definendo anche una legge sui delitti contro fauna e flora protette.