Le università del terzo millennio per i costruttori del domani

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In quest’ultima tappa del nostro viaggio, intravediamo i costruttori del domani, quelli che non hanno voce nel Bazar delle Follie: i futurologi, i tecnologi, gli scienziati e gli imprenditori che creano le Università del terzo millennio. Sono esse che generano un’energia imprenditoriale che è uguale a una massa di motivazioni dei partecipanti a muovere la conoscenza moltiplicata per le tre creatività di Akio Morita, il fondatore della Sony: creatività nella tecnologia, creatività nei processi e nei modelli di business, creatività nel marketing. 
Le Minerva Schools stanno facendo rivivere l’epopea dei clerici vagantes, che ebbe il suo centro di gravità a Bologna, quando nel 1088 nacque la prima Università del secondo millennio. La comunità degli studenti, i Minerva, proveniente da tutto il mondo, si ritrova il primo semestre a San Francisco. Stanno tutti insieme, vivono insieme, le lezioni sono online, anche se i professori sono di San Francisco. Nei sei semestri successivi si muoveranno in sei città diverse del mondo considerate città-chiave per apprendere processi d’innovazione dirompente. A Bolder, in Colorado, è sorto l’Istituto della Irragionevolezza. La sua nave percorre i mari, porta con sé i giovani imprenditori di domani e i loro allenatori che sbarcano nelle città portuali ritenute avamposti dell’innovazione nel mondo. 
Ciò che accomuna queste iniziative è che i partecipanti, non sapendo che una cosa non può essere fatta e che, se si fa, si sbaglia, la fanno e riescono, e hanno successo, come è accaduto a Dropbox e a PayPal. 
Agli esperti, persone dotate di tanto sapere, c’è da augurare di non scendere troppo nel pozzo della conoscenza e di usarne le mappe volendo far meglio ciò che sanno già fare per rispondere alle domande dei consumatori. Finiscono in nulla i tentativi degli esperti che mirano alla perfezione e a questo fine sono usi disegnare mappe della conoscenza estremamente dettagliate, paragonabili alle mappe cartografiche di cui così scriveva Jorge Luis Borges, “…In quell’Impero, l’arte della cartografia aveva raggiunto una perfezione tale che la mappa di una sola  provincia occupava lo spazio di una città intera, e quella dell’Impero, tutta la  provincia” (Borges, J. L. (1999), ‘On exactitude in science’, In Collected Fictions, London: Penguin Books). 
Agli ignoranti creativi che abbandonano le mappe – non per rispondere alle domande dei consumatori, ma per coglierne i loro bisogni latenti – va augurata una buona ignoranza, ma che sia creativa, intraprendendo il cammino dell’incertezza in direzione di un futuro, un tempo ricco di meraviglie nell’inesplorato.