Le vittime sono imbattibili

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La strada non presa

Divergevano due strade in un bosco
ingiallito, e spiacente di non poterle fare
entrambe uno restando, a lungo mi fermai 
una di esse finché potevo scrutando
là dove in mezzo agli arbusti svoltava.
Poi presi l’altra, così com’era,
che aveva forse i titoli migliori,
perché era erbosa e non portava segni;
benché, in fondo, il passar della gente
le avesse invero segnate più o meno lo stesso,
perché nessuna in quella mattina mostrava
sui fili d’erba l’impronta nera d’un passo.
Oh, quell’altra lasciavo a un altro giorno!
Pure, sapendo bene che strada porta a strada,
dubitavo se mai sarei tornato.
lo dovrò dire questo con un sospiro
in qualche posto fra molto molto tempo:
Divergevano due strade in un bosco, ed io…
io presi la meno battuta,
e di qui tutta la differenza è venuta.
 Robert L. Frost

Stanno aumentando alcuni tipi che psicologici che fanno perdere il tempo e bloccano la vita a chi le frequenta e nel loro agitare inutile presidiano l’invarianza.
Il primo tipo è l’inaffidabile, su questo ho scritto recentemente un articolo, l’altro tipo sociale è la vittima.
Ho vissuto in queste vacanze natalizie con una vittima di proporzioni veramente professionali che ha passato la vita per costruirsi un curriculum notevole.
Tra l’altro è riuscita a creare un consorzio di vittime che unendosi tra loro sviluppano dinamiche collusive così raffinate e perverse che gli consentono di proteggersi dal cambiamento confermando reciprocamente le proprie debolezze. 
S’incontrano non per analizzare il mondo esterno, ma per confermarsi e quindi difendersi dai turbamenti.
Le vittime quando si uniscono riescono in realtà a diventare veri e propri persecutori utilizzando forme di arrogante debolezza che avvelena le relazioni. Loro scelgono i nemici da criticare e  sono coloro che non le apprezzano e non le “aiutano”. 
Ma la vittima non chiede aiuto lo prescrive, lo pretende, lo impone. 
Naturalmente l’aiuto che chiede non è quello che gli serve, ma quello che gli consente di mantenere la sua identità vittimistica. 
Il paradigma perverso è che la vittima professionista ha bisogno di non risolvere il suo problema perché se accadesse  comporterebbe il rischio di non poter essere più vittima. 
Le vittime professionali sono quasi invincibili: vincono se fai quello che vogliono ma vincono anche se non lo fai, così possono affermare con forza che tu sei il soggetto negativo e anche tu un nemico.
Le vittime stellari sanno che non devono riconoscere il valore di chi le aiuta e allora quando i fatti concreti possono diventare inesorabilmente rivelatori fanno in modo da svalutare talmente il fornitore di aiuto creando una frattura che rompa il rapporto.
Ripeto: la vittima non può correre il rischio di essere salvata, se gli togli il lamento, gli togli tutto. 
Ho assistito a una loro riunione e devo dire che la gara tragicomica per affermare la supremazia per definire chi era la più trattata ingiustamente dalla vita e dagli altri è stata davvero un pezzo di bravura.
Naturalmente i nemici e i cattivi erano tutti esterni e quando si correva il rischio di toccare livelli di sensibilità che potevano incrinare la loro complicità sottintesa e smascherare incongruenze rivelatrici interne, subito si provvedeva ad allontanarsi dal pericolo riconoscendo(si) valore e riconfermandosi reciprocamente.
Questo è uno dei principi delle vittime”confermami che ti confermo, non disconfermarmi che non ti disconfermo e cerchiamo nemici comuni”.  
Le vittime, ripeto, non sono aiutabili e questo purtroppo blocca il progresso non solo loro ma dei sistemi socio emotivi in cui vivono ( famiglie o imprese). 
Progredire vuol dire riuscire ad andare avanti modificando il proprio comportamento come effetto di comprensioni che includano il proprio cambiamento come criterio di valore base. 
La progressione è possibile se si vuole capire l’origine che ha generato qualcosa, di quello che ha creato le cose come sono. 
Quindi per mantenere qualcosa che abbiamo conquistato (nel business, nell’amicizia, nell’amore, con i genitori, con i figli, ecc.) bisogna rigenerarla continuamente perché se non facciamo questo se qualcosa non si rigenera, è destinato a degenerare. 
La generazione richiede rigenerazione permanente e la rigenerazione richiede cambiamento, congruenza dinamica, conservazione e variazione selettiva. 
Chi aiuta lo fa la favorendo la rigenerazione evitando la degenerazione, l’invarianza, aiutando in sostanza a cambiare.
Mentre penso questo, penso anche che il mio contributo dovrebbe essere nel cercare di fare in modo che questa vittima arrogante sia meno vittima attraverso l’acquisizione di maggiore consapevolezza.
Provo ma mi sono accorgo che il terrore dell’abisso che si apre per lei è tale che la consapevolezza è il suo principale nemico perché allora non avrebbe davvero nessuna identità.
Mi accorgo che mi odia per questo che sto facendo, devo solo confermarla se voglio parlare con lei.
Le vittime sono imbattibili, le vittime non cambiano mai la strada presa.
Le vittime hanno nel cambiamento il loro principale nemico.

 

LE VITTIME SONO IMBATTIBILI

La strada non presa

Divergevano due strade in un bosco

ingiallito, e spiacente di non poterle fare

entrambe uno restando, a lungo mi fermai

una di esse finché potevo scrutando

là dove in mezzo agli arbusti svoltava.

Poi presi l’altra, così com’era,

che aveva forse i titoli migliori,

perché era erbosa e non portava segni;

benché, in fondo, il passar della gente

le avesse invero segnate più o meno lo stesso,

perché nessuna in quella mattina mostrava

sui fili d’erba l’impronta nera d’un passo.

Oh, quell’altra lasciavo a un altro giorno!

Pure, sapendo bene che strada porta a strada,

dubitavo se mai sarei tornato.

lo dovrò dire questo con un sospiro

in qualche posto fra molto molto tempo:

Divergevano due strade in un bosco, ed io…

io presi la meno battuta,

e di qui tutta la differenza è venuta.

 Robert L. Frost

Stanno aumentando alcuni tipi che psicologici che fanno perdere il tempo e bloccano la vita a chi le frequenta e nel loro agitare inutile presidiano l’invarianza.

Il primo tipo è l’inaffidabile, su questo ho scritto recentemente un articolo, l’altro tipo sociale è la vittima.

Ho vissuto in queste vacanze natalizie con una vittima di proporzioni veramente professionali che ha passato la vita per costruirsi un curriculum notevole.

Tra l’altro è riuscita a creare un consorzio di vittime che unendosi tra loro sviluppano dinamiche collusive così raffinate e perverse che gli consentono di proteggersi dal cambiamento confermando reciprocamente le proprie debolezze.

S’incontrano non per analizzare il mondo esterno, ma per confermarsi e quindi difendersi dai turbamenti.

Le vittime quando si uniscono riescono in realtà a diventare veri e propri persecutori utilizzando forme di arrogante debolezza che avvelena le relazioni. Loro scelgono i nemici da criticare e  sono coloro che non le apprezzano e non le “aiutano”.

Ma la vittima non chiede aiuto lo prescrive, lo pretende, lo impone.

Naturalmente l’aiuto che chiede non è quello che gli serve, ma quello che gli consente di mantenere la sua identità vittimistica.

Il paradigma perverso è che la vittima professionista ha bisogno di non risolvere il suo problema perché se accadesse  comporterebbe il rischio di non poter essere più vittima.

Le vittime professionali sono quasi invincibili: vincono se fai quello che vogliono ma vincono anche se non lo fai, così possono affermare con forza che tu sei il soggetto negativo e anche tu un nemico.

Le vittime stellari sanno che non devono riconoscere il valore di chi le aiuta e allora quando i fatti concreti possono diventare inesorabilmente rivelatori fanno in modo da svalutare talmente il fornitore di aiuto creando una frattura che rompa il rapporto.

Ripeto: la vittima non può correre il rischio di essere salvata, se gli togli il lamento, gli togli tutto.

Ho assistito a una loro riunione e devo dire che la gara tragicomica per affermare la supremazia per definire chi era la più trattata ingiustamente dalla vita e dagli altri è stata davvero un pezzo di bravura.

Naturalmente i nemici e i cattivi erano tutti esterni e quando si correva il rischio di toccare livelli di sensibilità che potevano incrinare la loro complicità sottintesa e smascherare incongruenze rivelatrici interne, subito si provvedeva ad allontanarsi dal pericolo riconoscendo(si) valore e riconfermandosi reciprocamente.

Questo è uno dei principi delle vittime”confermami che ti confermo, non disconfermarmi che non ti disconfermo e cerchiamo nemici comuni”.  

Le vittime, ripeto, non sono aiutabili e questo purtroppo blocca il progresso non solo loro ma dei sistemi socio emotivi in cui vivono ( famiglie o imprese).

Progredire vuol dire riuscire ad andare avanti modificando il proprio comportamento come effetto di comprensioni che includano il proprio cambiamento come criterio di valore base.

La progressione è possibile se si vuole capire l’origine che ha generato qualcosa, di quello che ha creato le cose come sono.

Quindi per mantenere qualcosa che abbiamo conquistato (nel business, nell’amicizia, nell’amore, con i genitori, con i figli, ecc.) bisogna rigenerarla continuamente perché se non facciamo questo se qualcosa non si rigenera, è destinato a degenerare.

La generazione richiede rigenerazione permanente e la rigenerazione richiede cambiamento, congruenza dinamica, conservazione e variazione selettiva.

Chi aiuta lo fa la favorendo la rigenerazione evitando la degenerazione, l’invarianza, aiutando in sostanza a cambiare.

Mentre penso questo, penso anche che il mio contributo dovrebbe essere nel cercare di fare in modo che questa vittima arrogante sia meno vittima attraverso l’acquisizione di maggiore consapevolezza.

Provo ma mi sono accorgo che il terrore dell’abisso che si apre per lei è tale che la consapevolezza è il suo principale nemico perché allora non avrebbe davvero nessuna identità.

Mi accorgo che mi odia per questo che sto facendo, devo solo confermarla se voglio parlare con lei.

Le vittime sono imbattibili, le vittime non cambiano mai la strada presa.

Le vittime hanno nel cambiamento il loro principale nemico.