L’economia del rispetto lievito della crescita

21

Nel 1958 John Kenneth Galbraith sosteneva che nella società opulenta la disuguaglianza cessa di preoccupare le menti degli uomini. Il pensiero dominante è l’ingrandimento della torta di cui tutti beneficerebbero ottenendone un pezzo più grande. Oggi, di fronte a pochi che si appropriano di guadagni sproporzionati, l’economia del rispetto è il lievito della crescita. Da tenere sott’occhio sono l’attenzione, l’accettazione, il riconoscimento degli altri. Tutti questi sono investimenti resi possibili dal capitale sociale che nasce dalla fiducia nel prossimo nutrita dalla socialità spontanea. C’è di più. L’economia del rispetto si fa strada con l’espandersi degli scambi fuori mercato. In numero e qualità crescenti, beni e servizi non portano attaccato un cartello con indicazione del mercato e del prezzo. Essi vengono trasferiti come doni nell’ambito dell’economia della condivisione complementare all’economia del rispetto. Grazie al rispetto e alla condivisione, la comunità eviterà il combattimento contro idre e gorgoni, minacciose creature all’orizzonte dell’economia. La sua grande trasformazione resterà incompiuta nella misura in cui rispetto e condivisione resteranno risorse scarse e non valorizzate come beni pubblici. Non i mercati impersonali, ma la comunità ha il compito di promuoverli e gratificarli.
Il rispetto non s’identifica con la beneficenza praticata dai facoltosi rentier per tenere soggiogati i ceti poveri. Nella sua Storia economica dell’Europa pre-industriale lo storico dell’economia Carlo Maria Cipolla scrive: “Nella società industriale ogni bene come ogni servizio ha un prezzo e l’acquisto mediante esborso di moneta è il modo di gran lunga prevalente per ottenere il bene o il servizio desiderati. Nell’Europa pre-industriale la situazione era profondamente diversa e più si rimonta indietro nel tempo più si osserva che il dono assume un ruolo rilevante nel sistema degli scambi”. Si dona anche per ottenere in cambio altri doni, aggiunge Cipolla. È da questa prospettiva che possiamo cogliere le radici storiche della grande trasformazione in atto del concetto di mercato sotto le pressioni combinate dell’economia del rispetto, del dono e della condivisione (abbreviata in “Economia del rispetto”).

piero.formica@gmail.com