L’educazione, un requisito fondamentale per gestire il potere

In foto Roberto Vannacci

Se le apparenze non ingannano, sembra che finalmente le tessere del mosaico mediorientale inizino a andare al loro posto. Per fine settimana, salvo complicazioni non impossibili, in Svizzera, terra neutrale per eccellenza, saranno firmati gli accordi di pace predisposti da Washington e Teheran. Ciò che rincuora un pò tutti, compresi i comuni mortali, è che segnali positivi per quanto riguarda il prosieguo, sono arrivati ovunque fossero attesi, sotto forma di indici di borsa positivi, rendimenti bancari stabili se non in crescita e avanti di questo passo. Come è già accaduto altre volte, le vicende nazionali non seguono l’andamento di quelle internazionali. Al momento, il caso Italia è sulla cresta delle onde di un temibile Mare… Nostrum, intendendo riferirsi alla politica nostrana. Quanto appresso ne è un flash e non di scarsa luminosità. Si dice in diverse situazioni che l’abito non faccia il monaco, mentre l’educazione, anche se in senso lato, permetta alla popolazione, nelle persone che la rappresentano, di avanzare sempre più speditamente sul sentiero della civiltà. Anche in passato la considerazione appena scritta ha avuto particolare rilevanza e se ne ha riscontro sia a Atene che a Roma ai tempi della loro massima influenza sul mondo fino a allora conosciuto. Con alti e bassi, tale modo di comportarsi ha accompagnato l’umanità sino oggi. Attualmente sembra abbia dato forfait, e l’ augurio è che resti solo di un evento circoscritto nel tempo. Procedendo con ordine, quindi iniziando da Roma, Palazzo Madama, qualsiasi italiano aduso a tener da conto il parlare senza volgarità, si sarà indignato dopo aver ascoltato una forma di turpiloquio non adoperato neppure dagli avventori di sale da gioco clandestine. Un “onorevole” al contrario, meglio sarà definirlo un ectoplasma, ha fatto oggetto la Premier Meloni di asserzioni da trivio che non si ascoltano più da anni nemmeno nei  mercati generali. Inoltre, giusto per presentarsi bene da ultima comparsa, il graduato dell’ EI con velleità simili a quelle del Comandante dell’armata Brancaleone, ha espresso il verbo:”che cosa ha spinto il Legislatore a denominare l’uccisione di una donna femminicidio ?”. Sarà bene fermarsi a questo punto: andare oltre metterebbe a dura prova la salute mentale di quanti stanno seguendo gli sviluppi dei vari scherzi di cattivo gusto accennati.