Legge di stabilità 2013
Sembra uno spot elettorale

28

La Legge di stabilità, è il principale strumento volto ad allineare gli effetti finanziari del bilancio statale agli obiettivi macroeconomici. Essa reca, in particolare, i provvedimenti di finanza pubblica statale per i successivi tre anni, atti al raggiungimento degli orizzonti La Legge di stabilità, è il principale strumento volto ad allineare gli effetti finanziari del bilancio statale agli obiettivi macroeconomici. Essa reca, in particolare, i provvedimenti di finanza pubblica statale per i successivi tre anni, atti al raggiungimento degli orizzonti programmatici stabiliti nel Documento di economia e finanza. Ma, al di là dei tecnicismi, la Legge di stabilità numero 143 approvata il 27 Dicembre 2013, sembra forse l’ultimo ed ennesimo spot elettorale in salsa fiscale andato in onda nell’anno 2013. Una Legge composta di un unico articolo e ben 749 commi, che prosegue sulla falsa riga della legislazione fiscale italiana volta ad essere sempre più invasiva nella vita ma soprattutto nelle tasche dei cittadini e contribuenti italiani, nella considerazione di nuovi e meno nuovi balzelli che graveranno su noi contribuenti nell’anno 2014. La Legge di stabilità dei conti pubblici italiani viene approvata in concomitanza con la redazione dell’ultimo lavoro redatto dal Centro studi Confindustria che espone l’attuale scenario economico italiano: un livello di evasione fiscale pari a 124,5 miliardi, un total tax rate sui contribuenti italiani al netto degli evasori fiscali pari al 56,20%, un prelievo complessivo sugli utili d’impresa pari al 65,8% ed un debito pubblico pari al 132% del PIL. Numero dei quali quasi più non ci si scandalizza ma che vanno considerati in un’ottica di più ampio respiro. Infatti, per quanto possa essere necessario e doveroso descrivere il peso fiscale che grava sui cittadini italiani e tutte le problematiche connesse, in questo nuovo anno sarebbe altrettanto necessario avviare un’analisi volta a descrivere tale ingerenza del fisco italiano non solo in termini di tasse da pagare ma anche in termini di servizi da ricevere. Nella rappresentazione del rapporto di dare/avere fra Stato e cittadini, sarebbe inoltre necessario introdurre il concetto di danno erariale descritto e quantificato non solo in termini di evasione fiscale ma anche in termini di mancati servizi elargiti dagli enti pubblici (dallo Stato in generale), ai contribuenti italiani. La vera svolta è proprio in questi termini! Bisognerebbe maturare, nella visione di ogni cittadino, la necessaria immagine del danno erariale non solo quantificata in termini di evasione fiscale ma anche in termini di risultati degli amministratori nel gestire la cosa pubblica o, più semplicemente, dall’inesistenza di servizi che i cittadini dovrebbero ricevere proprio dallo Stato ma che dallo stesso gli vengono negati. Riprendendo i numeri del lavoro del CSC se ne desume dunque che, in media, il tax rate, vale a dire le imposte pagate sul reddito dichiarato dai cittadini italiani, è dunque più o meno pari al 50%. Descritto in tali termini è certamente troppo, troppo elevato. Ma lo stesso peso fiscale deve più correttamente essere rapportato non solo al reddito ma anche ai servizi che ogni contribuente riceve. Avremmo la stessa idea di peso fiscale se lo Stato funzionasse alla perfezione?? Forse si e forse no ma certamente vi sarebbero molti più cittadini che pagherebbero senza il magone di vedere parte dei loro redditi buttati in un pozzo senza fondo. Troppo spesso, infatti, ci dimentichiamo che lo Stato dovrebbe fornire servizi, niente di più e niente di meno!! È una visione di Stato troppo semplicistica? Sarà, ma è proprio così. Il problema è che se noi cittadini paghiamo le imposte, tasse e balzelli vari ma lo Stato, declinato nelle sue varie versioni, troppo spesso non funziona o funziona male. È proprio in tal caso che si crea il danno erariale, vale a dire uno sperpero (è un eufemismo) di danaro pubblico. Che differenza passa allora tra evasione fiscale e sperpero di danaro pubblico, quest’ultimo tradotto in termini di cattivo utilizzo del danaro versato dai contribuenti? Vale a dire che differenza passa fra un contribuente che evade 100 ed un amministratore pubblico che sperpera 100? Il tax rate potrebbe anche restare su tali livelli se davvero lo Stato funzionasse. Il problema è proprio questo!!! Ricominciare a pretendere uno Stato che funzioni. È giustissimo parlare di peso fiscale sui contribuenti. Ma il parlare solo di tale problema distoglie l’attenzione da coloro i quali, quotidianamente, dovrebbero garantire e fornire servizi essenziali ai cittadini ma che invece non lo fanno, giustificando semmai la loro mala gestio proprio dietro l’alibi dell’evasione fiscale che sottrae danaro pubblico alle casse erariali. Il cattivo funzionamento della Pubblica amministrazione viene quasi sempre imputato ad una mancanza di fondi, ergo all’evasione fiscale. E se la carenza di fondi fosse invece il capro espiatorio più semplice, facile e diretto per giustificare le inefficienze dello Stato? Il danno erariale dunque è una medaglia composta da due facce: l’evasione fiscale e le inefficienze dello Stato. Parlare solo dell’una e non dell’altra non aiuterà mai a risolvere il problema del peso della tassazione fiscale italiana che è tale proprio perché coesistono entrambi tali aspetti. Studi empirici dimostrano infatti che la tax-compliance, vale a dire l’adesione spontanea dei cittadini ai loro doveri fiscali, non deriva solo dalla diminuzione della tassazione o dall’inasprimento delle sanzioni, ma di più, dalla ricerca di servizi statali efficienti, tradotti in un migliore tenore di vita. Non a caso i cittadini in età lavorativa, quando obbligati a trasferirsi e quando possono scegliere ove trasferirsi, tendono soprattutto a preferire località o Stati in cui le pubbliche amministrazioni garantiscano qualità della vita migliori. La scelta della destinazione in funzione del livello di tassazione è la scelta primaria ma solo per chi dispone di ingenti capitali da salvaguardare. Dunque non abbassare assolutamente la guardia sulla lotta all’evasione fiscale; certamente però la stessa va alzata quando si tratta di combattere la corruzione e gli sprechi nella pubblica amministrazione, con l’unico obiettivo di creare un circolo virtuoso fra le due facce di questa stessa medaglia, vale a dire fra tassazione del privato ed utilizzo del danaro pubblico dall’altro.

di Stefano Coleti – Segretario Unione giovani commercialisti di Caserta