L’emergenza giustizia e il ruolo della magistratura onoraria

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di Nico Dente Gattola*

Il coronavirus piombato all’improvviso nelle nostre vite ha stravolto tutto e tutti in Italia ed ovviamente anche il settore della giustizia.
In piena emergenza sanitaria, ovviamente il governo ha chiuso anche i tribunali, sospendendo ogni attività sino al 12 maggio e bloccando i termini processuali, provvedimento che ha portato alla totale inattività il mondo della giustizia.
Quali le conseguenze di tutto ciò? Facile : nel lungo periodo vi sarà un allungamento dei tempi di definizione di un giudizio che in Italia sono di per se già lunghi e questo avrà conseguenze anche per l’economia .
Nel breve periodo nei prossimi mesi, vi sarà il rischio di un vero e proprio intasamento dei tribunali che vedranno i procedimenti previsti e rimandati per il coronavirus sommarsi a quelli correnti, con la concreta possibilità di una paralisi del sistema giustizia.
Come uscirne? Pensare a più concorsi è legittimo ma non assicura una risposta immediata all’emergenza, poiché passerebbero anni dai bandi all’entrata in servizio, senza contare i rilevanti costi per lo stato .
Auspicabile sarebbe potenziare l’impegno della magistratura onoraria cui è già affidato una fetta rilevante del contenzioso sia civile che penale nel nostro paese e che potrebbe fornire il suo apporto in via immediata, senza ovviamente pregiudicare il diritto dello stato a fare nuovi concorsi per incrementare l’effettivo di carriera: le due cose deve essere chiaro non sono assolutamente in contrasto anzi si può dire il contrario.
In tutto questo, bisogna però tenere presente l’ormai prossima entrata in vigore della legge “Orlando” destinata a riformare la magistratura onoraria, con un aumento delle competenze ma cosa assurda con una riduzione delle indennità a poco più di uno spicciolo e tra l’altro con l’unica sanzione disciplinare della decadenza.
Un quadro drammatico e ci consenta alquanto schizofrenico, poiché in primo luogo svilisce la figura del magistrato non togato ridotto a percepire ancora di meno di quanto prende oggi ( 98 euro a udienza con raddoppio dell’indennità dopo le 5 ore), eliminando le garanzie che derivano dalle sanzioni intermedie : un onorario in poche parole rischia di vedere distrutta la propria professionalità e le certezze che ne derivano da un errore che un tempo gli sarebbe costata una semplice censura.
Ragion per cui sarebbe auspicabile una revisione della “ Orlando” con un sistema che valorizzi finalmente la magistratura onoraria, non parificandola a quella di carriera,ci mancherebbe nessuno chiede questo; la categoria è consapevole di non avere fatto un concorso e non ha di queste aspirazioni, ma semplicemente auspica un riconoscimento economico adeguato all’impegno corrisposto e una garanzia di poter continuare nelle funzioni fino all’età pensionabile.
Attenzione questo non vuol dire assolutamente stabilizzazione, perché la funzione e il ruolo del giudice onorario continuerebbe ad essere ben distinto, ne aprirebbe la strada a rivendicazioni poiché la funzione onoraria non è legata ad un concorso,ne tanto meno ci si consenta ci sarebbero controindicazioni che farebbero prefigurare l’esistenza di un rapporto di lavoro .
Dopo tutto basterebbe poco, per trovare una soluzione che elimini ogni profilo d’incertezza, ad esempio vincolando la permanenza in servizio a delle verifiche periodiche, come del resto accade già oggi.
Gli strumenti per intervenire quindi ci sono, basta volerli utilizzare, senza continuare a mortificare oltremodo dei professionisti che vogliono solo offrire un contributo concreto all’amministrazione della giustizia, in condizioni più dignitose di oggi.
L’emergenza coronavirus, ha mostrato al contrario la dura condizione di lavoro di una categoria, la quale se non tiene udienza, con le norme attuali non viene pagata, lavorando di fatto anche in Tribunale a cottimo, senza godere di alcun diritto o garanzia.
Solo dopo un lungo confronto davanti all’evidenza di circa 5000 magistrati onorari messi sul lastrico( per molti l’indennità di magistrato onorario è l’unica fonte di sostentamento) il governo prevedeva nel marzo scorso un contributo straordinario per l’emergenza Covid di 600 euro al mese per un massimo di tre mesi : una misura assolutamente insufficiente va chiarito, ma che segna un passaggio storico, poiché per la prima volta viene riconosciuto alla figura del magistrato un diritto a percepire delle somme senza tenere udienza o redigere sentenze come nel caso del Giudice di Pace.
Sino all’attuale emergenza, ogni idea di regolamentare sotto anche sotto l’aspetto delle tutele la figura dell’onorario è stato bloccata dal timore di un equiparazione di fatto al magistrato togato, cosa assolutamente priva di fondamento.
Le due figure, però, come evidenziato in precedenza, rimangono ben distinte e non vi è alcun pericolo, ne vi è la volontà da parte della categoria onoraria di fare ciò, piuttosto solo la volontà di vedere tutelata la propria professionalità e la consapevolezza di dare una mano alla giustizia italiana in un momento così delicato.
Come può concretizzarsi ciò? In primo luogo è quanto mai necessaria una revisione,meglio un abrogazione della legge di riforma della categoria la c.d. Legge” Orlando” che a meno di un intervento in zona limite entrerà in vigore a luglio 2021, con effetti è il caso di dire disastrosi non solo per i circa 5000 magistrati onorari ma anche per l’intero sistema giustizia italiano, acuiti ancor di più dall’emergenza in corso.
Auspicabile che sia prevista la permanenza in servizio fino all’età pensionabile con una retribuzione adeguata e commisurata all’impegno che si è chiamati a svolgere, presupposto essenziale per garantire al giudice onorario di poter adempiere in modo dignitoso e senza condizionamenti la propria funzione.
Infatti è illogico pensare che la magistratura onoraria, possa riuscire a gestire un aumento delle competenze e a garantire l’impegno attuale nel trattare e nello smaltire i tanti ( forse troppi ) fascicoli che le sono affidati; non per una mancanza di volontà ( che pure umanamente sarebbe comprensibile) ma perché il suo impegno sarà fortemente limitato con la nuova legge.
In poche parole la nuova legge si mostra ancor prima di entrare in vigore totalmente contraddittoria perché da un lato richiede un maggiore impegno con aumento delle competenze e dall’altro limita il ruolo del magistrato onorario rendendogli impossibile svolgere con serenità il proprio impegno con un indennità che senza offesa per i beneficiari è poco più di un reddito di cittadinanza .
Ancor di più contraddittoria, in previsione del caos in cui si trovano e ancor più si troveranno i Tribunali Italiani, costretti prima ad una chiusura totale e poi ad oggi ad una forte limitazione per quanto riguarda il carico di lavoro da trattare e che porterà in breve tempo all’accumulo di un arretrato senza paragoni, impossibile da smaltire.
Questo, in un momento in cui il paese avrebbe bisogno di ripartire, con una domanda di giustizia che dovrebbe trovare risposta in tempi certi e rapidi, i cui benefici, ricadrebbero sull’economia nazionale e potrebbero portare anche ad un incremento degli investimenti stranieri in Italia, oggi limitati anche da un sistema lungo ed estenuante.
Il tempo però stringe ancor di più in un momento del genere, così drammatico in cui le attenzioni delle istituzioni sono indirizzate verso altro,eppure basterebbe poco per dare dignità ad una categoria come la Magistratura onoraria, che anche nell’emergenza coronavirus, dove richiesto ha continuato a fare il suo dovere anche a rischio della vita .
Per il coronavirus un Got ha infatti perso la vita, senza avere alcuna tutela sanitaria o previdenziale e senza che la sua famiglia possa ricevere un minimo sussidio.
Per non vanificare, il sacrificio è importante che al più presto, si giunga ad un testo di riforma della legge “ Orlando “ condiviso da tutte le forze politiche, anche in considerazione delle prospettive di questo governo che finita la fase acuta dell’emergenza coronavirus potrebbe benissimo naufragare e se si fosse ancora senza qualcosa di definitivo tutto tornerebbe in discussione, con la sola inevitabile certezza della legge Orlando.
Anche un semplice rinvio dell’entrata in vigore della nuova disciplina, come timidamente avanzato da qualcuno, non avrebbe alcuna valenza ma servirebbe solo a posporre il problema, laddove invece è giunto il momento di avere coraggio e di affrontare senza ambiguità la questione .
Problema, acuito dal fatto che ci si trova al cospetto di professionisti che di quadriennio in quadriennio sono stati prorogati nelle proprie funzioni ed hanno maturato un esperienza non indifferente.
Esperienza che può essere utile per aiutare la giustizia italiana ad uscire dallo stallo in cui è stata confinata dal coronavirus e anzi è l’unico rimedio in grado di dare un immediato riscontro ; sta alle istituzione decidere prima che sia tardi.
L’emergenza coronavirus, in mezzo a tanti danni, può quindi essere lo spunto per dare finalmente una risposta alle ataviche istanze della magistratura onoraria assicurando nel contempo una risposta alla forte incremento della domanda di giustizia che vi sarà inevitabilmente.

*Magistrato Onorario Tribunale di Torre Annunziata