L’Enigma del Desiderio di Paolino Cantalupo: un thriller tra psiche, potere e geopolitica

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di Claudio Panarella*

Con L’Enigma del Desiderio, lo psichiatra Paolino Cantalupo firma un romanzo che si muove tra psiche, potere e passioni, fondendo l’indagine interiore con l’azione da spy story. Lo sguardo dello psichiatra e la penna del narratore si intrecciano per dare vita a un thriller psicologico e geopolitico, denso di tensione e di umanità.

Il romanzo è caratterizzato da una trama che spazia dallo spionaggio internazionale a cattivi memorabili, fino a un protagonista intrigante che, da bravo psichiatra, usa abilità deduttive per sventare piani malvagi e trovare soluzioni. Collega la vita politica dei Paesi – ricca di imbrogli, truffe, raggiri e macchinazioni tipici di un giallo internazionale – con uno scenario geopolitico straordinariamente attuale e con una complessa vicenda d’amore. Si passa dalle tensioni della vita affettiva, sessuale e familiare a momenti di violenza e aggressività caratterizzati da forti emozioni.
Cantalupo (nella realtà medico e professore di psichiatria) ci fa vivere un’avventura tra fantasia e realtà: un thriller intriso di vicende umane che coinvolgono tutti gli aspetti della mente, con forte tensione emotiva, effetto di attesa mozzafiato e brivido. Il rischio e la violenza sono due elementi centrali del suo libro, intriso di noir e spionaggio internazionale.

Sono molto intriganti i riferimenti geopolitici, che ho trovato di straordinaria precisione: da Est a Ovest del mondo, quasi come se gli elementi internazionali fossero le “configurazioni di spicco del romanzo”. Le contrapposizioni tra Stati, le guerre, i contrasti tra Paesi predominanti sono annotati all’interno del libro, a volte quasi in forma di rapporto dei servizi segreti o di informative riservate: dal Kurdistan al Centrafrica, dal Congo al Ruanda, dalla Russia all’America, dall’Algeria a Cipro – centro nevralgico storico delle agenzie di spionaggio di tutto il mondo – con personaggi mercenari e killer che si muovono in modi che apparentemente sfuggono ai più, ruotando intorno a fatti, luoghi e circostanze dettate o dalle economie dei Paesi (che mirano a distruggerne altri per interessi economici) o dalle smanie di ricchezza di uomini potenti che guidano altrettanti Stati.
Tralascio le vicende umane e sentimentali, dove desideri e sessualità prendono parte alla vita dei personaggi del romanzo giallo – aspetto che attiene più allo scrittore, massimo esperto della materia – e mi soffermo soltanto su alcuni passaggi (ma il libro va letto per capirli), nei quali vengono capovolti i paradigmi tradizionali comportamentali dello stesso personaggio principale, che è, tra l’altro, uno psichiatra.
Spesso il personaggio principale del libro, ma anche i coprotagonisti, presenta “una scissione dell’identità”: da buoni a cattivi, stravolti perché coinvolti in un omicidio, in grado di mettere in piedi un piano diabolico per salvare il fratello del protagonista, ingiustamente accusato dell’omicidio, e farlo assolvere. Da una vita normale e professionale, a potenziali assassini; da un’esistenza ordinaria, piatta e solitaria, a follie amorose ed erotiche.
L’autore, come lui stesso evince sul piano specificamente psichiatrico, esplicita gli incroci neuronali tra sentimento e passione, che portano a mix esplosivi e travolgenti.
Il romanzo, intriso di tensioni continue e di cambi direzionali, è caratterizzato da uno stile spedito e da ricostruzioni mentali in cui si mescolano passato e presente – e viceversa – o veloce e lento, in modo simile al “bullet time” filmico. Il “bullet time” è una tecnica cinematografica che crea l’illusione che il tempo rallenti drasticamente, permettendo alla telecamera di muoversi liberamente attorno a un soggetto fermo. L’effetto viene ottenuto con più telecamere disposte in cerchio che catturano la scena da diverse angolazioni, creando un’immagine composita in cui l’osservatore può osservare il soggetto rallentato mentre si sposta nello spazio, generando nello spettatore una forte emozione reale.
Il personaggio del libro si muove in un’atmosfera che mescola pathos, sangue, spie, sesso, morte, organizzazioni criminali e piani di complotti internazionali, creando un’immaginazione unica e dinamica dei personaggi, che saltano da una parte all’altra del mondo con una facilità degna delle grandi produzioni cinematografiche.
Il romanzo è scritto con una tecnica già paracinematografica: sarebbe bello poterlo adattare o trasfondere in una produzione filmica. Il problema è che, essendo una storia che prevede spostamenti in molte nazioni e la realizzazione di esterni complessi, richiederebbe un cast di attori di alto livello e un ottimo regista, data la complessità delle scene. Una mega troupe per le location estere e i tempi di lavorazione della produzione comporterebbero cifre considerevolmente alte – se non altissime – da investire, da poter poi recuperare con la distribuzione mondiale del film.
Il libro va letto tutto d’un fiato e poi riletto lentamente, perché risulta accattivante, originale, stimolante e riflessivo.

*presidente Icri (Istituto di cultura e relazioni internazionali)