L’era dell’Economia del dato

110
in foto Antonio Nicita, commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom)

Orientare l’esito di referendum o di elezioni politiche, ingannare persone poco preparate o strumentalizzare la loro buona fede: questo è ormai un tema su cui non solo tecnici informatici ma anche decisori politici provano a misurarsi. In questi giorni, gran parte del dibattito – nazionale ed estero – è focalizzato sulle vicende legate all’uso di dati privati da parte di alcune grandi aziende del web, in particolare social network. Forse non sta emergendo abbastanza una valutazione basilare e monito preliminare alla discussione: quando un servizio è gratuito significa che il prodotto è il consumatore stesso, coi suoi gusti e preferenze, ovvero dati e metadati. Ciò significa che il cittadino-consumatore – che oggi beneficia di innumerevoli servizi innovativi ed accede ad una infinità di tecnologie che gli facilitano la vita ed il lavoro – è sempre più chiamato responsabilmente a scegliere come gestire le informazioni personali, anche a prescindere da una balia pubblica.

Antonio Nicita è commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ed è interessante raccogliere le sue riflessioni (e auspici) su così tanti temi che toccano la vita, e la sfera di libertà e riservatezza, dei cittadini. Si parla ora del caso Facebook – Cambridge Analytica ed anche l’Agcom pare voler approfondire per chiarire: c’è sempre un tavolo aperto con Facebook, Google e altri soggetti della rete, sulle strategie di disinformazione che posso ledere i cittadini? Con quali obiettivi e strumenti a disposizione?

Innanzitutto Agcom – che non ha ad oggi poteri diretti per l’ applicazione al web delle regole per il pluralismo del tipo di quelle presenti per radio e tv – ha avviato una indagine conoscitiva congiunta con l’Antitrust e il Garante Privacy proprio sui temi connessi all’uso dei big data. Il focus Agcom in particolare sulla relazione tra big data e pluralismo, cioè sull’uso di dati personali profilati ai fini di veicolare informazioni di vario genere che possano conformare preferenze politico-sociali.

Inoltre Agcom ha avviato un tavolo tecnico di autoregolamentazione contro le strategie di disinformazione on-line al quale prendono parte, tra gli altri, anche Facebook e Google. In sostanza l’Autorità si pone come soggetto terzo e indipendente che verifica le misure autoregolamentari poste in essere da tali soggetti contro la disinformazione, proponendo e suggerendo, a sua volta, modifiche ad azioni e interventi che restano volontari. Alla fine di questo esperimento formuleremo le nostre conclusioni al Parlamento e al Governo.

La nuova frontiera del 5G è in arrivo; l’Europa raccomanda gli stati membri di accelerare e l’Italia risponde con l’avvio della consultazione pubblica sulle regole per la gara con cui lo Stato si prefigge di incassare almeno 2,5 miliardi. Potremo assicurare il più ampio livello di copertura e accesso a tutti gli utenti italiani ai servizi basati su tecnologia 5G? In quali tempi e con quali caveat?

L’Italia si è mossa tra i primi paesi in Europa su questo fronte, anche grazie ad una serie di iniziative parallele di Governo e Agcom. Il Governo ha avviato le prime sperimentazioni in Europa su cinque città, Agcom ha da tempo programmato attività per il 5G sulla banda C. Oggi è in consultazione la proposta Agcom che punta ad aprire l’accesso alle frequenze per tutti i business uses possibili, con coperture che possano soddisfare al massimo le varie forme di sperimentazione.

Occorre tuttavia che gli operatori per primi non pensino all’accaparramento delle frequenze, come avvenuto in passato, per modelli di business verticalmente integrati e per un uso esclusivo dello spettro. Occorre immaginare le frequenze per il 5G come input ‘aperti’ ad ogni potenziale richiedente anche grazie alle modalità di ‘slicing’ per usi, che le nuove tecnologie rendono possibili.

Una nuova disciplina sulla privacy per i paesi europei è alle porte. Dal prossimo 24 maggio sarà direttamente applicabile il regolamento europeo sulla privacy che limita il modo in cui i dati personali vengono raccolti e gestiti. La normativa vuole assicurare che gli utenti conoscano, comprendano e acconsentano ai dati raccolti su di loro. Che idea ti sei fatto di questa nuova disciplina e ne condividi la ratio? Che ruolo immagini per l’Agcom, anche visto che le nuove norme proteggono le persone nei 28 paesi membri dell’Unione Europea, pure se i dati vengono elaborati altrove?

Il tema riguarda principalmente le competenze del Garante Privacy e non di Agcom, sebbene io ritenga che siano ormai maturi i tempi per disegnare un’autorità unica del digitale che tratti assieme le reti di comunicazione elettronica, la radio e la tv, il web e la tutela dei dati personali, sempre più digitalizzati.

Sicuramente GDPR rappresenta un passo in avanti decisivo. Attenzione tuttavia che il tema dei big data riguarda sempre più i dati cosiddetti non strutturati, quelli cioè raccolti fuori da una cornice contrattuale e dunque fuori dall’occasione transazionale di un consenso esplicito. Per questo occorre completare anche la direttiva su e-privacy.

Siamo abituati a considerare ” dati sensibili “ razza, religione, appartenenza politica e orientamento sessuale. È necessario aggiornare anche queste categorie nel nuovo millennio? Che riflessione è opportuno svolgere, anche pensando agli ultimi ammonimenti dell’autorità rispetto alle cronache semplicistiche e stereotipate sugli immigrati dei nostri media?

Domanda molto interessante e complessa. Indubbiamente il modo in cui profiliamo la diversità, di fatto, restituisce categorizzazioni che possono cementificare anche forme di pregiudizi. Non ho una risposta ma è chiaro che anche qui superare certe categorizzazioni aiuta senza dubbio ad evitare forme di segmentazione, disinformazione, marketing basate su parametri che dobbiamo ritenere superati, se non inaccettabili.

Agcom ha da tempo rivolto diversi indirizzi e atti di richiamo a radio e tv sul tema della discriminazione e del razzismo. Nei prossimi mesi intendiamo rinsaldare con UNAR e con il suo nuovo direttore Sen. Manconi, una iniziativa congiunta che possa riguardare l’hatespeech in tv e anche on-line. Sicuramente il tema della profilazione può essere uno dei temi centrali.

Se le imprese, invece di competere tra loro, si mettono d’accordo e coordinano i loro comportamenti sul mercato restringono la concorrenza, danneggiando i consumatori o gli altri concorrenti. L’Antitrust vigila perché questo non accada e sanziona chi viola la legge: ma gli italiani lo capiscono e supportano?

Dipende dalla finalità dell’accordo. Quando l’accordo ha come diretta conseguenza l’incremento dei prezzi finali al pubblico, i consumatori capiscono subito gli effetti negativi e apprezzano l’azione antitrust. Ad esempio il recente intervento su un presunto cartello per l’incremento dei prezzi nella telefonia fissa e mobile, in base alla fatturazione a 28 giorni, oggetto anche di azione Agcom, è stato apprezzato dai consumatori.

Più difficile è la comprensione di azioni di contrasto di cartelli che si formano tra imprese già attive sul mercato al fine di escludere dal mercato nuovi entranti o impedirne l’accesso. In questi casi un cartello potrebbe persino proporre benefici di breve periodo ai consumatori, con prezzi più bassi. Ma, nel lungo periodo, una volta eliminata la concorrenza potenziale, i prezzi potrebbero risalire.

Mettere i consumatori nelle condizioni di poter scegliere liberamente e consapevolmente: questo fondamentale obiettivo credo possa essere definito nel dna dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ma anche dell’AGCOM. Come portare avanti questa missione nel paese storicamente avverso alle dinamiche competitive, preferendo quelle corporative?

Sia l’Antitrust che l’Agcom sono attive nella tutela del consumatore, ma soprattutto seguendo l’idea che il consumatore debba essere empowered piuttosto che ‘assistito’ da interventi paternalistici. La scelta libera e consapevole del consumatore è l’anima della disciplina concorrenziale dal lato della domanda. Per questo Agcom insiste molto sul tema della trasparenza e della semplificazione. L’unbundling del prezzo del modem e di altri device e la nuova bolletta 2.0 per i servizi di comunicazione elettronica costituiranno importanti azioni Agcom al riguardo.

Viviamo nell’era dell’economia del dato. Cosa caratterizza questa epoca e quali nuove consapevolezze occorrono ai cittadini2.0?

Il caso Cambridge Analytica ripropone due grandi questioni circa l’evoluzione dell’ecosistema digitale: l’appropriabilità di dati personali e il loro uso profilato per le strategie di (dis)informazione commerciale e politica.

Il primo tema, quello della protezione dei dati personali, è da tempo presieduto da un sistema di regole e di enforcement che si sta man mano affinando. Al contrario, la questione dell’uso del dato profilato per la promozione ingannevole (phishing) di messaggi di propaganda commerciale o politica, o per l’induzione a compiere azioni (nudging) nella sfera dei consumi o delle scelte politiche, resta ancora confinata ai dibattiti tra opposte visioni della rete che oscillano da uno spazio di libertà incontaminato alla paura di un ‘grande fratello’ che ci osserva e ci manipola.

Eppure è quest’ultimo l’aspetto che più preoccupa rispetto alla relazione tra big data, pluralismo e democrazia. Non solo perché mancano regole ‘pubbliche’, ma soprattutto perché non abbiamo ancora risposto, come società, alla domanda fondamentale su cosa vorremmo fosse l’ecosistema informativo digitale.

 

@antonluca_cuoco