L’era di Caligola

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in foto una statua di Caligola

di Tom Corradini

Caos, confusione, disperazione. Tra terze dosi, quarte annunciate e infinite possibili varianti la fine della pandemia sembra essere lontana. Gli ultimi due anni si potrebbero ricordare come ‘il periodo dell’emergenza continua’ un trampolino che ci lancia verso una nuova era che ci piace definire come ‘l’era di Caligola.’

Mi sto dedicando a scrivere un nuovo spettacolo teatrale dal titolo ‘Caligola – Prima i Romani’. Succintamente l’impianto dello spettacolo è il seguente. Un professore universitario che si crede Caligola è internato in un ospedale psichiatrico insieme a un’infermiera e a un percussionista autistico. I tre, la notte del 6 gennaio 2021, osservano l’assalto al Campidoglio di Washington.

Nella sua psicosi il professore è convinto di assistere all’assalto del Senato da parte della plebe romana, desiderosa di deporre suo zio Claudio, che invece di ucciderlo lo ha rinchiuso in una stanza per farlo morire di fame. Da questa premessa lo spettacolo descrive la vera vita di Caio Giulio Cesare Augusto Germanico, soprannominato Caligola. Uno sviluppo drammaturgico per descrivere come nella follia ci sia cristallina lucidità e come nell’apparente politically correct e perbenismo vi sia lucida pazzia.

La scintilla che ha fatto maturare l’idea dello spettacolo è vedere come in OCCIDENTE la comunicazione politica sia cambiata con l’avvento dei social media. Twitter, Facebook, Instagram hanno creato l’illusione di un rapporto diretto tra politico ed elettore basato su un linguaggio puramente emotivo e immediato, all’interno del quale quello che è detto oggi verrà categoricamente smentito domani e così via. In questo contesto è l’irrazionale che fa da padrone.

Un altro spunto è stato dato da un libro francese intitolato Rome, du Libéralisme au Socialisme (sottotitolato ‘lezioni antiche per i nostri tempi’) di Philippe Fabry. In questo testo l’autore espone la tesi che la causa della caduta dell’Impero Romano sia stata la perdita dello spirito liberale repubblicano.

Il liberalismo romano repubblicano è storicamente centrato sulla preoccupazione di evitare a tutti i costi la creazione di una tirannia. Da qui l’invenzione del diritto per limitare i poteri dei propri dirigenti e affermare dei diritti fondamentali individuali (a iniziare dalle Leggi delle Dodici Tavole compilate intorno al 450 a.C.). L’espandersi delle conquiste territoriali di Roma comporta tuttavia un profondo cambiamento della struttura economica della società. L’apporto di terre e schiavi provoca l’apparizione di vasti latifondi sfruttati da una mano d’opera a basso costo cancellando l’economia repubblicana basata su piccoli produttori.

Di conseguenza una classe ristretta di persone, la classe senatoriale, acquisisce un capitale (terre e schiavi) con l’aiuto dello Stato, beneficiando in forma esclusiva dei frutti di tale relazione. Si crea quello che oggi chiameremmo ‘socialismo dall’alto’ o ‘capitalismo di connivenza’ dove vengano abbattuti l’eguaglianza di fronte alla legge, libera impresa, e rispetto del diritto. Parallelamente cresce una plebe di cittadini senza lavoro e parassitaria mantenuta con elargizioni di grano, giochi e opere pubbliche (il cui unico scopo è quello di creare occupazione).

Ben presto ci si rende conto che non è necessario cambiare una costituzione per passare dalla libertà alla tirannia. Basta semplicemente concentrare le buone prerogative di governo in un personaggio o in un gruppo ristretto di cittadini. Si dona così l’impressione di salvaguardare le istituzioni cancellandone semplicemente lo spirito della loro creazione.

Questo processo inizia con Augusto, che concentra nella sua persona la potenza consolare e il controllo del tesoro, per raggiungere il suo culmine proprio con Caligola. Egli riceve infatti, primo caso nella storia romana, la piena investitura e poteri assoluti dal Senato, spaventato da una rivolta dell’immensa plebe parassitaria. Se Giulio Cesare, Augusto e Tiberio avevano poggiato il loro potere sulla potenza della gladio, Caligola rappresenta per il Senato l’utile idiota che permette il mantenimento dei propri privilegi.

Il progetto però non andrà a buon fine. Le fonti storiche affermano che Caligola iniziò il suo regno con l’acclamazione e l’appoggio della plebe, avviando importanti lavori pubblici (una curiosità, l’obelisco in Piazza San Pietro fu portato a Roma proprio da lui) per poi cadere, dopo una lunga malattia, in uno stato di follia, perversione e narcisismo, iniziando a essere un pericolo proprio per i membri di quel Senato che gli aveva dato pieni poteri.

Caligola, in un certo senso, nel cercare di spodestare le élite aristocratiche romane, è stato uno dei primi populisti della storia. Non sapremo mai, di conseguenza, quanto verità ci sia nella sua storia riportata da fonti che, chiaramente, erano legate proprio alla classe dominante.

Sta di fatto che la sua storia ha dei sinistri paralleli con il presente: la creazione di una classe aristocratica che si alimenta con un ‘capitalismo di connivenza’, lo sfruttamento di nuovi schiavi portati da terre lontane, la creazione di una plebe mantenuta con prebende di stato. Il tutto grazie a una sovrastruttura imperiale che deve necessariamente cancellare comunità e difesa delle libertà individuali sull’altare della sua stessa esistenza: l’Unione Europea.

Benvenuti nell’era di Caligola.