di Salvatore Vicedomini
Secondo la teoria più accreditata, l’Universo si sarebbe formato in seguito al grande scoppio (Big Bang), avvenuto tra 15 e 20 miliardi di anni fa. Attualmente le leggi della fisica non ci possono spiegare molto di più sulla situazione precedente, quando l’Universo era concentrato in spazio ristrettissimo, a elevata densità e temperatura. Al momento del grande scoppio tutte le forze fondamentali che conosciamo erano unificate in una sola, poi, con l’espansione e conseguente raffreddamento, cominciarono a differenziarsi dapprima la gravità e in seguito le interazioni forti con l’esaltazione della sua estensione. A partire da 200 milioni di anni dall’inizio dell’Universo, si ebbero continue concentrazioni di materia ammassata dalla gravità, all’interno delle quali si formarono quasar e svariate stelle raggruppate in galassie. Queste ultime, in costante espansione, si divisero in ammassi, lasciando estese zone di vuoto nelle quali vi sono innumerevoli galassie e una considerevole quantità di polvere intergalattica.
Due sono considerate le prove principali dell’espansione dell’Universo; la prima, scoperta da A. Penzias e R. Wilson, è basata sulla radiazione che permea l’Universo provenendo con ugual intensità da ogni direzione e, si sarebbe liberata nello stadio in cui cominciarono a unirsi nuclei ed elettroni. L’altra, venne dallo studio degli spettri delle galassie di E. Hubble che osservò, negli spettri di alcune decine di galassie, un sistematico spostamento verso il rosso << effetto Doppler >> “le galassie si stanno allontanando alla velocità di migliaia di km/s”.
Il quadro dell’Universo che siamo venuti via via scoprendo non ci offre un’istantanea di come è oggi, ma è piuttosto un’immagine composita in cui quanto più un oggetto è lontano, tanto più antico è l’aspetto che ne osserviamo, poiché le radiazioni che ce lo rivelano viaggiano a velocita finita. Una galassia che si trovi a 5 miliardi di anni luce ci appare dov’era e com’era prima e oggi, la sua posizione e il suo aspetto sono sicuramente molto diversi e si sono trasformati in qualcos’altro già da lunghissimo tempo: tutto questo è confermato da una costante accelerazione.
Alla fine del 2025, uno studio di un gruppo di astrofisici dell’Università Yonsei (Corea del Sud), guidato da Young-Wook Lee e pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, sosteneva che l’universo fosse già entrato in una fase di espansione rallentata da circa un miliardo di anni fa. Tale tesi, se fosse stata confermata in seguito, avrebbe messo in dubbio il modello cosmologico standard che delinea un universo in espansione accelerata guidata dall’energia oscura. Infatti nel 1998, proprio grazie a una ricerca prestigiosa, Saul Perlmutter, Brian P. Schmidt e Adam Riess scoprirono l’espansione accelerata dell’universo, risultato che valse loro nel 2011 il premio Nobel per la fisica.
Ora però uno studio guidato da Phil Wiseman dell’Università di Southampton sembra abbia dissipato una crisi ti tipo scientifico: infatti un articolo dal titolo << Still accelerating: type Ia supernova cosmology is robust to host galaxy age evolution >> pubblicato sulla stessa rivista scientifica Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, conferma la tesi dell’espansione accelerata dell’Universo. Nello specifico, la ricerca si è concentrata sull’osservazione delle supernove di tipo Ia, utilizzate come candele standard per misurare le distanze cosmologiche grazie all’andamento standardizzabile della loro curva di luce. Misurando lo spostamento della luce osservata verso il rosso, è possibile raggiungere la velocità di espansione in corrispondenza di diverse distanze spazio-temporali e mettere così in risalto l’accelerazione.
Dichiarazioni straordinarie esigono sempre verifiche dettagliate e estremamente precise come sottolinea Riess, che, insieme a Schmidt, è anche fra i coautori del nuovo studio condotto da Wiseman . In questo studio è stato riscontrato che, quando si calibrano queste supernove tenendo conto dei diversi ambienti che le ospitano e delle differenti popolazioni, le prove che confermano l’accelerazione cosmica si rinforzano in maniera straordinaria. In particolare, il team guidato da Wisemann, ha contestato allo studio sudcoreano precedente di non tener conto della massa delle galassie ospiti, una correzione utilizzata nella cosmologia moderna per dimostrare l’accuratezza, e ha inoltre, individuato un errore nel modo in cui veniva stimata l’età delle stelle. Mettere in discussione teorie e osservazioni accettate è fondamentale per la scienza, perché i dibattiti fanno aprire sempre nuovi modi di pensare su come esplodono le supernove e a come possiamo misurare l’energia oscura con maggiore precisione.





































