L’essenza dei fatti prima di tutto

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Dal crogiolo di intelligenza artificiale, robotica e stampa 3D esce la produzione personalizzata e consegnata rapidamente. È il tramonto dei prodotti di massa modellati da ingegneri e tecnici orientati all’hardware i cui più acclamati predecessori sono stati i protagonisti dei “tre miracoli economici” postbellici, quelli della Germania, dell’Italia e del Giappone devastati dai bombardamenti nel corso del secondo conflitto mondiale.
La cultura della qualità manda in pensione la cultura della quantità delle grandi fabbriche con tante macchine, prodotti e lavoratori mercificati. Vi subentrano i tanti luoghi dotati di macchine “pensanti” che non danno ordini a lavoratori-esecutori ma colloquiano con le menti creative degli ideatori-imprenditori.
A metà degli anni Ottanta del secolo scorso, intorno alle radici culturali si accese in Francia un dibattito serrato. France High Tech ne fu il detonatore. I suoi autori, Daniel Le Conte des Floris e Thierry Grillet (France High Tech, Editions AUTREMENT, Paris: 1985), discutendo di robot, computer, fine del taylorismo, fabbriche flessibili con un’ampia gamma di oggetti differenti prodotti, mini imprese e maxi tecnopoli, gettarono un fascio di luce su quella che prometteva essere un’evoluzione accelerata delle relazioni tra il potere, il capitale, le macchine e gli uomini. Le Conte e Grillet misero alla gogna i discorsi inconcludenti, anzitutto quelli dei politici e dei policy maker, incentrati sull’uso e il valore delle parole. A loro avviso, a contare è l’essenza dei fatti.

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