L’estate più lunga: macerie e cantieri del mondo che verrà

L ‘estate che sta andando verso la conclusione, sarà ricordata per aver lasciato alcuni segni di portata superiore alla media. Oltre al caldo oltremodo torrido, anche la sua durata, protrattasi per un periodo particolarmente lungo, sarà citata  frequentemente nel futuro. In realtà non si è trattato solo di un inasprimento e di una espansione dei conflitti in corso, quanto di una loro più precisa messa a punto.
In effetti è successo qualcosa che ricorda l’attività sismica dei Campi Flegrei. Nel tentativo di rendere più chiaro quanto fin qui accennato, può essere di aiuto considerare quel bradisismo che, in ogni intervallo tra una deflagrazione e quella successiva, non scompare del tutto, ma continua a manifestarsi in forma ridotta. Ciò spiega perché i vari “cessate il fuoco” non hanno dato risultati tangibili. È stato chiaro da subito che erano decisioni che le parti in causa accettavano solo per compiacere il consesso internazionale. Con tali premesse era certo fin dall’inizio che quelle farse sarebbero valse a poco o a niente. In effetti di quegli accordi non è andato a buon fine nessuno, anzi in alcuni casi si sono rivelati simili a metastasi che hanno acuito la forza del male. Quel che è peggio è che i due grandi blocchi formatisi in itinere, stanno perdendo tempo e occasioni, continuando a affermare che, anche se pesantemente condizionata, la pace è dietro l’angolo.
Da quanto fin qui riportato si evince facilmente che, se e quando si riuscirà a raggiungere un accordo di pace, il quadro geopolitico che verrà fuori sarà molto diverso da quello esistente prima dell’ inizio delle guerre. Sarà tale ricomposizione per entrambe le situazioni, quella ucraina e quella mediorientale, lo schema di azione che caratterizza il mondo all’inizio del terzo millennio. Con oggi riparte “il cantiere mondo”. Un unico commento: c’è solo da augurarsi che lo faccia con il piede giusto. Buon lavoro.