Letta, Renzi e il cambiamento: ma quanto dura un pit stop?

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Certe cose traggono vantaggio dagli scossoni; prosperano e crescono quando sono esposte alla volatilità, al caso, al disordine e ai fattori di stress, amano l’avventura, il rischio e l’incertezza. Eppure nonostante l’onnipresenza del fenomeno,non esiste una parola che descriva l’esatto Certe cose traggono vantaggio dagli scossoni; prosperano e crescono quando sono esposte alla volatilità, al caso, al disordine e ai fattori di stress, amano l’avventura, il rischio e l’incertezza. Eppure nonostante l’onnipresenza del fenomeno,non esiste una parola che descriva l’esatto opposto di fragile. Chiamiamolo allora antifragile. Nassim Nicholas Taleb Letta e Renzi parlano delle stesse cose ma siccome la loro interpretazione della realtà è, evidentemente, diversa lo è anche l’attesa di cambiamento possibile/ necessario e quindi la loro valutazione degli esiti. La soddisfazione va misurata rispetto alle aspettative. Letta in una gara di formula 1 pensa che nel pit stop si debbano pulire le ruote, gonfiarle, fare due chiacchiere con i meccanici. Renzi, spero, capisce che bisogna cambiarle e fare in fretta. Ma non e possibile che Letta non capisca. Evidentemente accetta il mantenimento di ciò che “non si può toccare”, anche se è proprio questo che andrebbe eliminato. Diventa stucchevole fare ancora l’elenco di quello che blocca un cambiamento vero e consistente e non un tremolio, una vibrazione nell’indifferenza tenace. Lo sappiamo: esistono moltissime istituzioni che non fanno nulla e moltissime altre che devono verificare che chi non fa nulla continui a farlo. Altre ancora invece sono preposte alla creazione di errori, così almeno possono incaricare qualcuno per risolverli, naturalmente sopportando largamente che possa sbagliare. Un sistema che presidia l’inefficienza premia chi consente al sistema di continuare ad esistere. L’inefficienza garantisce la continuità, quindi il valore chiave è l’incompetenza in azione e la stupidità che si mette a pensare. Letta deve essere un culture della resilienza che in definitiva presidia un cambiamento apparente o minimo. Ciò che è resiliente resiste ai colpi e rimane identico a se stesso mentre l’ipotesi dell’antifragile migliora. Credo, e spero, che Renzi abbia l’antifragilità come suo pensiero guida. Poi è chiaro che i “cani da guardia” al sistema del mantenimento, tenteranno di fermare tutto, perché è ovvio, il cambiamento interessa soprattutto chi, dal cambiamento, può trarre vantaggio: ossia chi ha meno potere. Questo è il punto, è chi ha potere può determinare il cambiamento ma intravede dal cambiamento svantaggi quindi lo blocca. Pensate al burocraticismo. Non possiamo migliorare se non riusciamo e eliminare quello che determina il peggioramento e quello che determina il peggioramento, coincide con il potere negativo. Non ci sono tanto cattivi soggetti con potere negativo quanto sistemi di funzionamento che legittimano i soggetti di quel sistema, sono i sistemi culturali che dovrebbero essere smantellati. Un comportamento riprovevole lo è molto meno se avviene all’interno di un sistema che è fatto così e prevede questo come comportamento praticato ( ma non dichiarato). Certo non bisogna farsi scoprire in modo plateale: l’abilità consiste nel non far vedere quello che si fa e che tutti sanno che si fa, sapendo che il patto implicito è che deve essere nascosto, non smascherato. Se emerge ecco allora il teatrino dell’indignazione e del rimprovero. È come se l’andamento di Letta e compagnia, fosse quello di andare avanti mantenendo comunque la zavorra. Come se la soluzione consistesse nell’incrementare gli sforzi anziché alleggerire. Come se si dovesse premere sull’acceleratore, anziché cambiare marcia. Quando una nave torna in porto da una crociera, il suo scafo è ricoperto di ostriche di carena che ne frenano la velocità. Letta vuole mantenere le ostriche di carena Renzi, sembrerebbe, di no. In questa situazione di volatilità, di indeterminatezza, di fragilità diffusa certamente non tutti ne hanno danni. Anzi. Molti diventano esperti e riescono proprio da questo stato di cose a trarne vantaggio attraverso chiaramente l’indebolimento di altri. Pensiamo al turismo:altre nazioni ci hanno superato e probabilmente la loro affermazione dipende più dalla nostra insipienza piuttosto che dalla loro abilità. Stiamo diventando sempre più esperti nel farci gli autogol. Renzi è ancora una nuova speranza. Esprime una strategia ma quello che a me colpisce di più è che mi sembra che voglia attuarla,che abbia una visione, e che si intraveda che l’idea chiave consiste nell’agire come riorientamento strategico permanente. Voglio dire che occorre non solo far accadere le cose ma costruirle nel tempo in cui si applicano. Costruire la nave mentre si è in viaggio. La nuova leadership deve essere veloce e rigorosa e basata sulla capacità non ortopedica ma chirurgica di far muovere il sistema e ricreare la speranza, “aprendo le tende” per far vedere che ci può essere un orizzonte. Deve essere capace di far crescere il sistema togliendo ciò che ne vieta la crescita e che corrisponde, come è straevidente,con quello che invece dovrebbe consentirla. La crescita fa paura a chi ha l’attitudine a strisciare, il dialogo è difficile per chi è abituato a usare la lingua prevalentemente per leccare i gelati. La nuova leadership deve attuare come modello mentale e operativo l’idea di accompagnamento al cambiamento combinando dinamicamente flessibilità e efficacia dell’azione, con solidità e continuità, attraverso l’ingaggio consapevole e responsabile e il consenso attivo delle persone. Occorrono azioni forti che scardinino le resistenze del potere negativo. Se coloro che continuano a stare bene non decideranno di far star meno peggio chi sta male, allora la prossima volta i forconi saranno meno sprovveduti e cercheranno di far star male chi ora sta bene (ma non solo i forconi). Certo questo porterebbe a star peggio tutti probabilmente. Non mi auguro una democratizzazione del malessere naturalmente, ma l’opposto, anche se mi sembra che la velocità verso la quale stiamo scivolando sia davvero impressionante.