Lettieri: Nuovo Piano per Bagnoli, utili per 600 mln

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Riconversione e trasformazione della colmata in loco, porto turistico, più spazio all’- housing sociale. In attesa che il Governo nomini il commissario per l’area ex Italsider, Gianni Riconversione e trasformazione della colmata in loco, porto turistico, più spazio all’- housing sociale. In attesa che il Governo nomini il commissario per l’area ex Italsider, Gianni Lettieri, presidente dell’associazione “Fare Città” e capo dell’opposizione in Consiglio comunale a Napoli, lancia “RifareBagnoli” un progetto messo a punto con urbanisti ed economisti che prevede un investimento di poco superiore al miliardo di euro, ricavi per 1,6 miliardi, con un utile pubblico di almeno 600 milioni “da utilizzare – dice – a vantaggio dei napoletani”. In che cosa consiste questo piano e che cosa ha di nuovo rispetto ai tanti progetti già presentati in passato per il rilancio dell’area ex Italsider? Il progetto ha sei punti di forza che lo differenziano rispetto ai passati modelli di governance: recupero della linea di costa e spiaggia pubblica effettiva più ampia rispetto a quella attualmente prevista dal Pua (piano urbanistico attuativo, Ndr); riconversione e trasformazione della colmata in loco; realizzazione del porto turistico; parchi urbani diffusi e non concentrati come previsto ora; triplicare gli spazi per l’housing sociale senza aumentare le cubature complessive previste dall’attuale Pua; nessun’alterazione delle cubature e del rapporto verde/cemento. Insomma non un solo centimetro di cemento in più e non un solo centimetro di verde in meno. Si tratta di rendere il tutto più funzionale salvaguardando esclusivamente l’interesse pubblico della cittá, evitando speculazioni che non porterebbero nulla. Un progetto ambizioso. Quanto verrebbe a costare? Il nostro piano prevede costi totali di investimento di 1 miliardo e 72 milioni di euro (calcolati prudenzialmente per eccesso) e ricavi dalle vendite di 1,6 miliardi (questi calcolati prudenzialmente per difetto). Per il comune vorrebbe dire utile pubblico di almeno 600 milioni da utilizzare a vantaggio dei napoletani. Come giudica i provvedimenti assunti per Bagnoli con lo Sblocca Italia? Bisogna vedere il decreto. Per ora non se ne conoscono i dettagli, se non attraverso indiscrezioni pubblicate dalla stampa. Posso dire per il momento che condivido la linea del Governo sia sul commissariamento, necessario vista la conclamata incapacità dell’amministrazione comunale che ha provocato il fallimento di Bagnoli Futura, sia sui poteri in deroga, tra l’altro previsti anche nel primo dei 72 punti del mio programma elettorale relativamente alle grandi opere di riqualificazione, come appunto Bagnoli. Che cosa, invece, non condivide? L’ipotesi di tenere fuori Napoli dal soggetto attuatore: al Comune deve essere data la possibilità di utilizzare una società partecipata, già esistente o neocostituita, da gestire in via totalitaria o almeno maggioritaria. La gestione, quindi, deve essere assolutamente e totalmente pubblica ed il Comune deve rendersi protagonista dell’investimento e dei ricavi al posto dei privati, in modo che gli utili restino sul territorio. Come ho detto ci sono almeno 600milioni di utili che non possono essere regalati ai privati né dispersi. Il Governo indicherà a breve un commissario straordinario: lei esclude l’ipotesi de Magistris? Senza alcun dubbio. Per manifesta incapacità a governare. Chi vedrebbe bene in questo ruolo? Un personaggio abituato a gestire situazioni complesse. Non un politico? Meglio un manager o un tecnico. Quale ruolo dovrebbe ricoprire in questo processo l’amministrazione comunale? In questo momento, per evitare di subire l’ennesimo esproprio forzato di un bene strategico per la città, come già accaduto in passato ad esempio per Sme, Risanamento, Banco di Napoli e tanti altri, l’amministrazione comunale, attraverso una sua società, dovrebbe faccia richiesta immediata di un concordato fallimentare per Bagnoli Futura al Tribunale di Napoli, al fine di riappropriarsi del bene, a prezzi più convenienti rispetto ai costi storici, così da giocare un ruolo da protagonista insieme al Governo ed al commissario.


Il piano in 6 punti 1. Recupero della linea di costa espiaggia pubblica effettiva piùampia rispetto a quella attualmente prevista dal Pua 2. Riconversione e trasformazione della colmata in loco 3. Realizzazione del porto turistico 4. Parchi urbani diffusi e non concentrati come previsto ora 5. Triplicare gli spazi per l’housing sociale senza aumentare lecubature complessive previste dall’attuale Pua 6. No all’alterazione delle cubature e del rapporto verde/cemento