L’Europa che ha votato rafforza Giorgia Meloni

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in foto Giorgia Meloni

Riproponiamo l’articolo di Ermanno Corsi apparso sul Roma di martedì 9 luglio all’interno della rubrica Spigolature

di Ermanno Corsi

Un luglio 2024 da ricordare. Nella prima parte, e nel giro di pochi giorni, nuovo assetto politico in Inghilterra e in Francia, nazioni che svolgono ruoli fondamentali sia dentro l’Unione europea che al suo esterno. Due modalità diverse per rafforzare gli istituti democratici e riportare in primo piano i diritti internazionali. Messi in un angolo i Conservatori inglesi, respinta l’onda nera dei Lepenisti che si sentivano già padroni del campo, vicinissimi a scalzare dall’Eliseo il presidente Macron. E in Italia? Giorgia Meloni può trarre un sospiro di sollievo. All’interno della maggioranza tripartita vede il vicepremier Tajani affidabilmente sempre più al suo fianco, mentre l’altro vicepremier Salvini ha le ali ripiegate per l’avventuroso volo verso i “patrioti europei” spinti dal suprematista Orban e “benedetti” dall’aggressore dell’Ucraina Putin. Con più peso e forza di contrattazione, adesso Giorgia può far valere, a Bruxelles e a Strasburgo, le giuste ragioni italiane.

AZZARDO E FLOP DI VICTOR ORBAN. Quasi nelle stesse ore il premier ungherese si distingue per 2 iniziative. La prima: riuniti in un solo gruppo i sovranisti col nome di “Patrioti europei”. Si va da Andrea Babis liberal populista ex primo ministro ceco, all’austriaco Herbert Kickl leader del Partito della Libertà; si aggiungono l’estrema destra spagnola del lider Santiago Abascal e l’olandese Geert Wilders (Pvv) nazionalista e populista, i danesi con Anders Vistisen, i portoghesi di Chega, i belgi del Vlaams Belung. Dall’Italia arriva Matteo Salvini, ministro e vicepremier, per il quale la nascita del raggruppamento “non era più rinviabile”. Tutto questo “insieme” punterebbe a diventate il terzo gruppo di Strasburgo. La seconda iniziativa orbaniana è una “missione di pace” per “fermare la guerra” in Ucraina. Subito tappa a Kiev forse nella convinzione di una “tregua immediata”. Da poco insediatosi a Strasburgo come Presidente semestrale, pensa di far valere la sua “autorità”. Ma Zelenski è irremovibile: via gli eserciti invasori e “nessun accordo sull’Ucraina senza l’Ucraina”. A Mosca sente ribadire, da Putin, ”pace sì ma alle mie condizioni; miei tutti i territori occupati, niente Ucraina nell’Unione europea e ancor più nella Nato”. Pugno di mosche nelle mani di Orban: la sua “missione” derubricata a  “viaggio privato” non avendo ricevuto dall’Unione alcun mandato; in aggiunta, l’accusa di aver creato solo confusione “a tutto vantaggio di Putin”.

IL MODELLO INGLESE. Il 4 luglio rinnovata la Camera dei Comuni detta Camera bassa: quella  che viene eletta direttamente dai cittadini. Un clima di serena competizione pur nella vivace dialettica delle opinioni. Notato un sentimento di rimpianto per la brexit dall’Europa (24 gennaio 2020). Veloce lo scrutinio, senza contestazioni il risultato. Ai Laburisti 412 seggi su 650, oltre la maggioranza assoluta (sfiorato il record dei 419 seggi di Tony Blair). Ai Conservatori, ”terremotati” dalle urne,121 seggi (mai così male dal 1906).Il premier uscente, Rishi Sunak, ammette  la sconfitta senza recriminazioni mentre Il premier entrante, Keir Starmer, riceve dopo poche ore da re Carlo III l’incarico di formare il Governo. Tutti gli occhi sul nuovo inquilino di Downing Street. Procuratore della Corona,61 anni, prima ancora di diventare personaggio di primo piano nella politica britannica, a suo tempo Starmer si dichiarò contrario l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione europea. Avversario del populismo aveva dichiarato, poco prima del voto, ”sostegno senza quartiere all’Ucraina, lealtà con gli Usa e con la Nato”.

IL RIBALTONE FRANCESE. Tutto d’accapo per il nuovo Parlamento. In frantumi i voti del primo turno. Lo scioglimento delle Camere ha ridisegnato la geografia politica: al primo posto il Nuovo Fronte Popolare (i partiti di sinistra), al secondo l’Ensamble di Macron; seguono il Rassemblement National lepeniano e i Repubblicani. Si lavora per una maggioranza governativa di Centro. Macron ha vinto sciogliendo subito le Camere: vincerà anche su questo punto? Per ora Inghilterra e Francia consolidano la loro posizione nei confronti di Putin: sostegno all’Ucraina fino a una pace giusta sottoscritta da Kiev.

IL CARROCCIO CONTRO IL COLLE.A Trieste la settimana sociale dei cattolici. Coglie questa occasione il presidente della Repubblica Mattarella, per ribadire ruoli, diritti e doveri cui, in democrazia, debbono sottostare maggioranza e opposizione. Apparso opportuno ricordare il pensiero di Norberto Bobbio, filosofo e politologo, per il quale non si può ricorrere a “semplificazioni di sistema” o a “restrizioni di diritti” in nome del dovere di governare: un “assolutismo della maggioranza” sarebbe per definizione una insanabile contraddizione, una democratura. La democrazia, infatti, non è solo il “rito delle urne”. Ecco subito Salvini lancia in resta contro il Colle più alto: in democrazia il popolo vota, vince e decide; chi è scelto per governare, governa. Incespicando su delicate questioni costituzionali, Salvini non è nuovo a uscite anti-Mattarella. Il 2 giugno, festa della Repubblica, il Presidente parla di “sovranità europea” da difendere. Il vicepremier se ne adonta e attacca: è la festa degli italiani e della Repubblica, non della “sovranità europea”. Poco prima il leghista di ferro (alquanto arrugginito) Claudio Borghi aveva sostenuto che, se il presidente Mattarella pensava davvero alla sovranità dell’Europa e non dell’Italia, doveva dimettersi. Povero Carroccio, così sgangherato non arriva nemmeno ai “piedi” del Colle.