L’Eusmed, prove tecniche di Macroregione Mediterranea

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di Paolo Ferrara

La Unione Europea (U.E.) sin dal Congresso di Barcellona nel 1995 ha identificato la necessità di creare una grande area di inter-scambio nei territori dei suoi confini meridionali, con i Paesi extra-europei affacciati sull’altra sponda del Bacino Mediterraneo, basando proprio sulla coesione dei Territori la sua politica di pace, dialogo e laboriosità. Con il Trattato di Riforma di Lisbona poi, ratificato il 13 dicembre 2007 ed entrato in vigore il primo dicembre 2009, la Unione Europea ha anche riconosciuto la grande importanza strategica dei singoli Territori Regionali e delle loro Istituzioni Locali. Queste infatti, all’interno degli Stati sovrani, rappresentano non solo il principale recettore dei reali bisogni e delle aspettative dei cittadini, ma anche, mediante specifici programmi condivisi, possono diventare il motore di effettivi miglioramenti sia della qualità della vita che della prosperità delle loro Comunità. Infatti le interazioni dirette tra Territori con affinità di tipo storico-culturale, o con simili condizioni oro-geografiche o analoghi interessi geo-climatici, possono generare dei virtuosi circuiti collaborativi capaci sia di migliorare l’amicizia, la prosperità e la sicurezza nei Territori Frontalieri, ma al contempo, anche capaci di provocare un feed-back positivo sull’intera Comunità Europea sia in termini di sicurezza dei confini che in termini di quantità/qualità dell’interscambio socio-economico-culturale.
Il Trattato di Riforma di Lisbona, per realizzare questa Politica di Coesione, immaginò, a memoria futura, la Strategia Politica delle Macroregioni e ne auspicò la realizzazione in ben cinque aree geograficamente distinte (Macroregione Nordico Baltica; Macroregione Danubiana; Macroregione Alpina; Macroregione Adriatico-Ionica; Macroregione Mediterranea) poste tutte in prossimità di linee di confine dell’Unione Europea, proprio a valorizzarne il significato di elemento di inter-relazione ed inter-scambio, piuttosto che elemento di chiusura tout-court.
Ora, a 11 anni di distanza dal Trattato di Lisbona la unica Macroregione non ancora realizzata ed operativa è la Macroregione Mediterranea !
In effetti, sin dai tempi del Congresso di Barcellona, cioè da circa 25 anni, la U.E. ha sempre guardato con particolare attenzione il Bacino del Mediterraneo elaborando delle precise strategie politiche con le quali ha cercato di gestire le inter-relazioni e gli interscambi con i Paesi frontalieri della sponda sud .
Prima con il PEM Politica basata sul Partenariato Euro-Mediterraneo, e successivamente, visto lo scarso successo dei PEM, con la PEV, Politica Europea di Vicinato sempre sotto forma di Rapporti Bilaterali tra la U.E. ed i singoli Stati.
Per migliorare l’efficacia e l’agilità delle Politiche di Vicinato poi, alla PEV è stata affiancata, come strumento operativo, la ENI-CBC Med (Cooperazione trans-frontaliera ed Area di Vicinato Mediterraneo) che prevedeva e stimolava anche rapporti di cooperazione diretta tra soggetti sia privati che istituzionali, di aree affini trans-frontaliere. I risultati però di questo lustro di rapporti tra la Comunità Europea e i Territori posti al suo confine meridionale, non sono stati molto sodisfacenti. Nonostante il grande impegno economico profuso, la U.E. non è riuscita a determinare condizioni di stabilità e di pace, ma non è neanche riuscita a realizzare tangibili miglioramenti socio-economici o in tema di Diritti e Vita Democratica. Le ragioni di questo globale insuccesso sono certamente molteplici e in gran parte dipendenti dall’intrinseca instabilità di questa area, retta quasi sempre da regimi autocratici con scarsa vocazione democratica, spesso anche attraversati da correnti di fondamentalismo religioso e politico quali il fondamentalismo islamico e il fondamentalismo anti-israeliano. Ma molto ha giocato anche la tipologia di relazione bilaterale intrattenuta tra i burocrati di Bruxelles, da una parte, e dall’altra i Governi Arabo-Magrebini o Medio-orientali, senza anche un coinvolgimento diretto dei Cittadini e della Società Civile. Da una parte le metodologie schematiche dell’U.E., con tutte le loro affollate arborizzazioni organizzative, e dall’altra tutte le fini ed ingannevoli astuzie orientali messe in atto da parte di governi spesso corrotti e privi del senso del bene comune. Per questo sono potute accadere anche situazioni paradossali quali il quasi totale insuccesso delle ingenti donazioni a pioggia fatte nelle mani dell’Autorità Palestinese e degli Amministratori di Gaza che però non sono neanche minimamente riuscite a migliorare le disastrose condizioni di vita di quelle popolazioni.
E’ evidente quindi che per realizzare nel Bacino del Mediterraneo una politica di coesione, non solo di presenza ma specialmente di solida leader-ship, è indispensabile che la U.E. cambi radicalmente la sua metodologia di porsi, dando molto maggior rilievo ad una interlocuzione il più possibile diretta con le Popolazioni sulla base della cooperazione tra territori con “affinità” storiche, identitarie, economiche e geo-climatiche.
Il tema delle “Politiche Identitarie” riguarda tutte le Società del mondo globale, e l’Identità Mediterranea, nonostante tutte le differenze tra gli Stati della sponda sud, è certamente un forte denominatore comune storico e geografico, atto a contribuire ad una migliore reciproca conoscenza, volano di una futura migliore convivenza.
Questa è la ragione per cui oggi risulta indispensabile ed urgente la realizzazione della Macroregione Mediterranea ( unica macroregione non ancora realizzata !!) e a tal proposito, da circa due anni sta sempre più crescendo, in seno alla Società Civile dell’Italia Meridionale, sia peninsulare che insulare, un vasto movimento di opinione che, a partenza dal basso, chiede a gran voce alle Istituzioni Nazionali ed Europee che la Macroregione Mediterranea diventi finalmente una realtà operante.
I primi appelli in tal senso sono partiti dagli Atenei di Messina e di Palermo nell’aprile del 2018, anche in base alla pregevole esperienza di collaborazione in corso tra alcune aree della Sicilia e altrettante aree rivierasche della Tunisia, ma tali appelli sono stati subito recepiti, diffusi ed amplificati da ampi settori della Società Civile di tutta l’Italia Mediterranea, sia insulare che peninsulare, specie per l’opera appassionata ed incessante di Paolo Pantani che ha dato vita all’EUSMED (European Strategy for Mediterranean Macroregion ) e al Coordinamento Operativo della Macroregione Mediterranea, lo strumento operativo per attuare la realizzazione della Macroregione Mediterranea.
Il Coordinamento Operativo dell’EUSMED, ufficialmente riconosciuto dalla Regione Campania giusto decreto n° 09/2018 del Difensore Civico presso la Regione Campania pubblicato sul BURC n° 89 del 29 novembre 2018, ha deciso di fondare il suo percorso operativo finalizzato all’obiettivo della realizzazione della Macroregione Mediterranea, mediante una capillare opera di informazione e raccolta di consenso, con una azione bottom-up, partendo da soggetti della Società Civile, da Enti Locali quali il Collegio dei Comuni e la Regione Campania, da Organizzazioni Sindacali e dei Diritti dei Lavoratori, nazionali ed sovra-nazionali quale la UIL, nonché da Enti Istituzionali nazionali ed europei quali il Ministero degli Esteri, il Ministero dei Rapporti con il Parlamento Europeo e il Parlamento Europeo, tramite vari europarlamentari italiani. E’ recentemente pervenuta la “manifestazione di interesse” anche della Comunità Ebraica di Napoli e del Meridione d’Italia, Ente Morale e Culturale che ha espresso la sua condivisione ai valori euro-mediterranei, e, sotto l’egida della comune “identità mediterranea”, ha auspicato una pronta realizzazione della Macroregione Mediterranea quale sicuro strumento di prosperità e di pace, apprezzando altressì le modalità civili e democratiche con cui l’EUSMED persegue il raggiungimento del consenso.
Adesso però, per indirizzare il processo così iniziato verso una sua rapida realizzazione, è indispensabile la “discesa in campo”, accanto alla Società Civile, anche degli Enti Politici, quali, in primis le Regioni, e quindi gli Stati Nazionali, con una compartecipazione attiva di almeno Italia, Francia e Spagna. I tempi sono stretti perché ci sono almeno tre grandi fenomeni interessanti sia direttamente che indirettamente il Bacino del Mediterraneo che stanno creando situazioni di disagio: il processo di migrazioni incontrollate, la nascita di “sovranismi nazionali”, e le situazioni di conflitto nord-africane e medio-orientali. La realizzazione della Macroregione Mediterranea può generare elementi “terapeutici” per tutti questi tre fattori. La Macroregione infatti, stimolando dei cittadini con analoghe caratteristiche di aspettative e bisogni, a cooperare su singoli progetti di sviluppo e formazione, potrebbe divenire catalizzatrice di processi virtuosi capaci di creare degli sbocchi anche per crisi “cristallizzate” su posizioni ritenute rigide ed inconciliabile, quale quella del conflitto israelo-palestinese.
Una politica inoltre di stretta cooperazione trans-frontaliera di reale monitoraggio e contrasto delle innumerevoli attività criminali che in vario modo sono collegate alla tratta di esseri umani, insieme ad una politica di efficiente sostegno dei Paesi di origine dei flussi migratori, rappresentano le uniche possibilità pratiche di controllo e gestione dei processi migratori.
In fine, in questo particolare momento caratterizzato per l’Unione Europea, dalla nascita di una serie di “frizioni” sul suo asse Nord/Sud, e dalla comparsa di una serie di “sovranismi” spingenti verso la prevalenza dell’interesse nazionale rispetto a quello comunitario, la nascita della Macroregio ne Mediterranea, favorirebbe la cooperazione e il dialogo tra popolazioni che, seppur di diversa nazionalità, avrebbero tutte un comune denominatore identitario ed una affinità in termini di aspettative e bisogni, e che sarebbero entrambe rappresentate, bilateralmente, da analoghi Enti Locali con caratteristiche molto meno “sovraniste” rispetto agli stakeholders nazionali.