Libano, “orrore a Beirut”: la testimonianza dell’imprenditore italiano Pace

205

“Oggi possiamo ragionare solo sulle ipotesi, le tante ipotesi delle cause dell’orrore di quanto accaduto a Beirut” per questo “è complesso fare una valutazione a caldo, senza certezze su cosa sia successo, ma ho dubbi riguardo la possibilità che si sia trattato dell’esplosione di fabbrica di fuochi d’artificio”. È l’imprenditore italiano Daniele Pace, fondatore e titolare di Frieden & Partner, a sottolinearlo intervistato dall’Adnkronos sulle conseguenze per le attività d’impresa italiane in Libano dopo le potenti esplosioni che hanno devastato Beirut.

Pace, che con la sua azienda facilita e offre consulenza alle imprese italiane in regioni come Golfo Persico, Oman, Qatar o Iran, sottolinea di avere un “contatto in Libano a livello di imprese” e osserva che i libanesi sono descritti come “i migliori commerciali al mondo, sono spesso utilizzati come figure commerciali”.

L’imprenditore sottolinea ancora che si osserva lo scenario di oggi a Beirut “facendo solo ipotesi” perché “se si è trattato di fuochi d’artificio esplosi – ed a mio avviso è l’ipotesi meno accreditabile – non ci saranno ripercussioni interne al Libano. Se invece è un attentato, la matrice può venire solo da una parte, da fazioni opposte a quelle che operano nel Libano. Insomma, – conclude – si possono fare mille discorsi mentre oggi solo ipotesi e ogni ipotesi porta con se uno diverso scenario anche internazionale”.

Quello che è accaduto a Beirut, argomenta infine Pace, “è una minaccia pericolosa anche a livello internazionale, un incidente è la causa meno probabile ma la più auspicabile”.