Libri: Murzio, inchiesta giornalistica base ‘Educati alla violenza’

14

Roma, 8 ott. (Labitalia) – “Il registro e la tecnica usati sono quelli dell’inchiesta giornalistica: ho cercato storie e le ho raccontate, ho individuato tratti comuni nelle storie che andavo raccogliendo e mi sono affidato a una esperta, Maura Manca, presidente dell’Osservatorio nazionale adolescenza, per capire le dinamiche del fenomeno. Man mano che procedevo nel lavoro, ho ampliato lo sguardo e indagato anche i fenomeni delle baby gang e del ruolo dei minori nei contesti caratterizzati dalla presenza di organizzazioni mafiose”. Così, in un’intervista a Labitalia, lo scrittore Antonio Murzio parla del suo ultimo libro ‘Educati alla violenza’.

“Nella prima parte -spiega- racconto sei storie di vittime di bullismo: alcune le ho incontrate, di altri purtroppo, come nel caso di Arturo, ho solo potuto pubblicare la lettera che aveva scritto prima di suicidarsi”. Antonio Murzio sottolinea anche che “l’editoria, sia quella libraria, sia quella giornalistica, è in crisi: le persone non leggono e le nuove tecnologie hanno influenzato le modalità di fruizione dei prodotti editoriali”.

“A fronte di un accesso sempre più agevolato alle fonti di informazione, purtroppo – avverte – si è perso il gusto dell’approfondimento e della ricerca delle notizie. Ma non dispero, ultimamente ci sono dei segnali in controtendenza. A fronte di un proliferare di giornali, off e online ‘copia e incolla’, si stanno facendo spazio alcune realtà interessanti, che cercano di recuperare il vero valore di questo mestiere. Il vero problema è che l’informazione costa, fare una inchiesta costa e i giornali online non hanno ancora trovato un modello di business che consenta di operare in questa direzione. Non dimentichiamo che è stata appena annunciata l’intenzione, da parte della Gedi, di chiudere il sito dell’Espresso e ridurre gli stipendi dei giornalisti della testata del 30% con contratti di solidarietà”.

E’ anche vero, ammette, “che bisognerebbe parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio; lo stesso bisognerebbe fare con i giornali, scrivere solo quando c’è la notizia, il fatto”. A un giovane che volesse scrivere Murzio chiederebbe, “come faccio spesso, di trovarmi l’errore in ‘qual’è'”. “Se non lo vede, e per lui è normale che si scriva con l’apostrofo, può anche aver conseguito un master, il problema è che gli hanno concesso la licenza elementare. Vantaggi e svantaggi? Ognuno vede quelli che vuole”, dice.

“Per me -sottolinea- uno dei vantaggi è quello di aver conosciuto molte persone e di essere rimasto in contatto con loro. Gli svantaggi: un po’ di vita nomade (ma quello dipende dalla storia personale di ognuno, ci sono colleghi che nascono e muoiono nello stesso giornale) e doversi confrontare con un mercato del lavoro sempre più precario, dove pascolano editori con pochissimi scrupoli che sono, purtroppo, ancora in giro a fare danni”.

“Se ci si ferma davanti a un’edicola -fa notare- proliferano i giornali di gossip, soffrono i newsmagazine, i quotidiani nazionali tengono botta. Il gossip ha il grosso traino della televisione costruisce personaggi. Cito il titolo dell’ultimo editoriale di Ora, il settimanale in cui lavoro: ‘Ridateci i veri vip’, ha scritto il direttore Lorella Ridenti. Ecco, un tempo con i familiari ci si interessava alle vicende sentimentali di un Mastroianni, ma, appunto, era Mastroianni, un mostro sacro del cinema, non certo un personaggio costruito dalla tv in un reality”.