Libri, “Punizione a due in area”: Diego Armando Maradona nell’ultimo romanzo poliziesco di Giuseppe Farese

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di Anita Curci

Punizione a due in area di Giuseppe Farese, in questi giorni in libreria per i tipi di Homo Scrivens Edizioni (Collana “Gatti neri e vicoli bui”), è un romanzo che Maurizio de Giovanni definisce “poliziesco efficace e sorprendente”.

Sullo sfondo di una Napoli a metà degli anni Ottanta, tra le paure del post-terremoto e nuove speranze di rinascita e riscatto, Franco Lorusso, ispettore della Digos, è impegnato nei servizi di sicurezza per la partita Napoli-Juventus. Siamo tra fine ottobre e inizio novembre del 1985, proprio in quei giorni Lorusso si trova a risolvere due casi misteriosi, uno dei quali s’interseca con la sua vita privata. Due storie diverse, che hanno un comune denominatore nella passione per Diego Armando Maradona che quella domenica, contro i bianconeri, realizza uno dei gol più belli e incredibili della sua carriera e il giorno dopo, a Scalea, in Calabria, su un campo in terra battuta, giocherà una partita di beneficenza.

Farese, i suoi romanzi hanno quasi sempre una ambientazione sportiva, come mai?
“Lo sport è una delle mie grandi passioni, lo pratico e lo seguo sin da ragazzo: in particolare il calcio, il basket e il tennis. Ritengo che le storie di sport mantengano un aspetto di fascino, di autenticità e di romanticismo non trascurabili e vadano assolutamente riscoperte e raccontate.  In passato ho già scritto un libro legato alla storia del basket a Napoli, questa volta invece ho voluto cimentarmi con il connubio tra sport e giallo, creando un racconto che tenesse insieme i due filoni. Sono partito da uno dei gol più belli e iconici di Diego Armando Maradona, la famosa punizione a due contro la Juventus nel 1985 appunto, per costruire una trama che va al di là del mero episodio sportivo”.

Il libro appena uscito ha una trama che si svolge negli anni Ottanta. Perché questa scelta?
“Quello degli anni Ottanta è il decennio in cui sono cresciuto e al quale sono particolarmente legato in termini di ricordi personali, sportivi e naturalmente sociali. Come dicevo prima, l’episodio calcistico è stato una leva per allargare il discorso ad altri temi, ma soprattutto per far respirare al lettore il clima e l’atmosfera che si respirava in quegli anni. L’ho fatto riportando alla luce, nella narrazione, abitudini di vita dell’epoca, oggetti ormai in disuso e più in generale un approccio alla vita che era caratterizzato da una maggiore lentezza e predisposizione all’attesa. Nel racconto, ad un certo punto, parlo della linea telefonica duplex che consentiva un accesso limitato e alternato al telefono di casa, in quanto condiviso con altri utenti. Oggi, invece, viviamo in un’era in cui gli strumenti di comunicazioni sono immediati e molteplici e si avverte la necessità di rimanere sempre connessi con gli altri”.

Storie vere di quell’epoca si intrecciano al caso poliziesco di pura fantasia. Come ha amalgamato le due componenti?
“Credo che oggi si debba riscoprire una narrazione che tenga insieme storie vere, siano esse storiche, politiche o sportive, e racconto di fantasia. Con quest’ultimo che può costituire una cornice per rendere più accattivante la vicenda narrata, avvicinando chi legge ad accadimenti del passato. Nel caso di Punizione a due in area, ho cercato preliminarmente di raccogliere quanti più elementi attinenti alla realtà anche in termini di usi e abitudini dell’epoca. Ritengo, infatti, che sia importante restituire al lettore, oltre che la storia vera, anche il contesto nel quale si è svolta e poi su questa impalcatura affiancare il racconto di fantasia”.

Per la stesura delle pagine di cronaca sportiva ha consultato un esperto direttamente coinvolto nella vicenda che lei racconta. Che notizie inedite ne ha tratto?
“La testimonianza più diretta e viva legata alla famosa punizione di Maradona è quella che ho raccolto da Eraldo Pecci, che fu colui che toccò il pallone a Diego per quel gol incredibile. Pecci mi ha raccontato del breve dialogo tra lui e Maradona che precedette la punizione e credo che questa testimonianza, con la descrizione di quegli istanti, restituisca al volume un filo emozionale che rende più vivo il ricordo di quella prodezza balistica. Per il resto mi sono affidato ai ricordi personali e ai giornali dell’epoca che ho consultato nel prezioso archivio dell’Emeroteca Tucci di Napoli. La loro lettura è stata fondamentale, non solo per la ricostruzione storica, ma anche per ricostruire nella scrittura un’ambientazione quanto più fedele possibile a quei lontani giorni d’autunno del 1985”.

Anche per la parte poliziesca ha fatto ricorso ad un paio di consulenze “speciali”. Come hanno impreziosito l’opera?
“Sì, mi sono avvalso di due consulenze legate al mondo della Polizia. Il dottor Luigi Merolla, già dirigente della Digos e poi Questore a Napoli, cui mi lega una vecchia e profonda amicizia, mi ha aiutato a ricostruire alcune dinamiche relative agli uffici di Polizia ed in particolare di quelli della Digos. Il protagonista di Punizione a due in area, Franco Lorusso, è infatti un ispettore della Digos che nella settimana che precede la partita Napoli-Juventus, quella della famosa punizione di Maradona, si trova ad affrontare due casi, uno dei quali interseca la sua vita privata. Per recuperare notizie sui servizi di ordine pubblico in occasione delle partite casalinghe del Napoli, ho chiesto invece informazioni a Gaetano Falanga, un ispettore in pensione della Digos napoletana”. 

Mondo del calcio e mondo del giallo, due emisferi intriganti e appassionanti che si incontrano. Parta da questo presupposto per invitare chi ci segue a leggere il suo romanzo.
“Nell’intreccio tra calcio e giallo i lettori troveranno il gusto della ricostruzione puntuale dell’avvenimento storico – in questo caso la punizione di Maradona e tutto quello che caratterizzò la settimana precedente – unito ad un racconto di fantasia che li accompagnerà in modo accattivante nelle indagini di Lorusso. Non voglio fare spoiler, ma nel racconto i lettori scopriranno anche un episodio legato a Maradona che pochi conoscono, ma che ben rende la grande umanità del campione argentino. Il tutto, naturalmente, condito dall’ambientazione anni Ottanta in cui in tanti si ritroveranno, rivivendo con nostalgia le abitudini, i modi di fare e gli oggetti di quell’indimenticabile decennio”. 

Un passo del libro che l’ha emozionata di più durante la scrittura?
“Due in particolare. Il primo è sicuramente quello che riguarda la descrizione del calcio di punizione a due in area, con i momenti precedenti e successivi all’incredibile gol di Maradona. Ho sentito una forte trasporto nel descrivere le sensazioni, prima di suspense e poi di gioia, che provarono gli ottantamila spettatori che quella domenica affollavano gli spalti dello stadio San Paolo. Il secondo passo concerne un dialogo tra il protagonista, l’ispettore Lorusso, e un altro funzionario di polizia che discorrono sulla “passione” che conduce tutti i comportamenti umani e che, in taluni casi, tracima in debolezza. D’altronde mi piace dire che è proprio la passione il filo conduttore di tutto il libro, e proprio indagando sulle passioni che Lorusso arriverà alla soluzione delle indagini”.