Il libro di Yvonne Carbonaro sul padre Biagio: Così scelse la libertà

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di Maria Carla Tartarone

Dopo “il cibo racconta Napoli” ritorna Yvonne Carbonaro, con la pubblicazione di “Scelse la Libertà” edito dalle Edizioni Kairòs nel giugno 2019, con copertina del pittore Michele Roccotelli. Prefazione dello storico Guido D’Agostino. Postfazione dell’Assessore alla Cultura Nino Daniele.
Nel libro prevale non solo la sua preparazione letteraria, ma anche l’amore per la storia. Proprio seguendo questa sua predilezione l’autrice ha scritto un libro sulla vita del padre, Biagio Carbonaro che ebbe una vita avventurosa e difficile condotta tra Tunisi, ove nacque nel 1915, la Spagna negli anni della prima giovinezza dal 1936, l’Italia, fino alla fine della seconda guerra mondiale ed infine il Venezuela negli anni di pace. Straordinaria è l’attenzione posta nella ricostruzione di quegli anni, dei percorsi politici e bellici seguiti passo per passo, in tutti gli episodi, citando nel narrare i movimenti del padre quasi sempre partecipe degli avvenimenti più rischiosi.
La scrittrice ha potuto leggere e prendere appunti, conservare documenti recandosi in molti archivi: A.C.S e C.P.S di Roma e C:D M.H: di Salamanca, NARA di Washington D.C. che premurosamente l’hanno accolta. In particolare nell’ Archivio Marchetti appurò come il padre Biagio nel 1936, compiuti ventuno anni, partì dalla sua città convinto, per dirigersi in Spagna a combattere nella Guerra Civile di quel paese; fu ferito a Huesca e riparò a Marsiglia (in Spagna fu nel gruppo della colonna Ascaso inglobata poi nella Brigata Garibadi dal primo maggio del 1937). Ritornato in Africa vi arrivò in tempo per vedervi giungere gli Alleati, che si sarebbero poi mossi verso l’Italia, che strapparono ai nazifascisti quei territori. Allora anche gli Americani, tra il ’36 ed il ‘39 aiutavano la Spagna ed un gran numero di volontari francesi, come non era mai successo. In Africa arrivò in tempo per vedervi giungere gli Alleati che strapparono ai nazifascisti quei territori prima di dirigersi verso l’Italia
Nell’ardua ricerca, facilitata, come abbiamo detto, dagli archivi, la scrittrice ha seguito anche molti scritti contemporanei che sono stati pubblicati di recente, sia sulle vicende della Tunisia, sia sulle vicende tra il ’36 e il ‘39 in Spagna, sia sulle vicende in Italia tra il ‘43 e il ’45, in particolare sulle “Quattro Giornate di Napoli” cui anche Biagio partecipò.
La nascita a Tunisi nel 1915 del protagonista spiega il suo affetto verso i luoghi dove già alla fine dell’Ottocento molti italiani di ogni ceto sociale si erano stanziati, fino a che vennero a ostacolarli i francesi che occuparono il territorio nel 1881, dai quali gli italiani venivano descritti come dei criminali incalliti, irascibili, imprevedibili, violenti e molto pericolosi (pag. 24). Il padre di Biagio vi era emigrato da Comiso (Ragusa) praticando l’attività di maestro scalpellino che trasferì al figlio il quale conseguì anche un diploma in materie tecniche che praticò attivamente.
Negli anni anche questa comunità tunisina divenne fascista e pubblicava diversi giornali tra cui “L’Adunata”, “Italiani di Tunisia” “Giovinezza”, “L’Unione”. Negli anni il giovane italo-tunisino cresciuto accanto ad uno zio materno, elettrotecnico, imparò anche le lingue essenziali, per un’attiva professione: tunisina, italiana, inglese, francese e si fece un’idea politica antifascista e anarchica, per cui quando partì per la Spagna venne schedato come sovversivo comunista, che non era.
Yvonne Carbonaro racconta poi come il padre e tanti altri giovani abbiano combattuto per la Spagna, quando il golpe militare di Francisco Franco cercò di abbattere la Repubblica Spagnola nata nel 1931. Si schierarono con i franchisti alti funzionari dei ministeri, vescovi ed alti prelati contro i sostenitori del governo repubblicano. Si scatenò la guerra civile quando giunsero le adesioni dei sovietici e si firmò a Parigi l’atto costitutivo della Legione Italiana, che assumerà il nome di Battaglione Garibaldi; fu allora che il giovane Biagio giunse in Spagna. I franchisti furono sostenuti da Mussolini e da Hitler con la “Legione Condor”, ma moltissimi furono i volontari che corsero in aiuto dei Repubblicani formando così le Brigate Internazionali cui presero parte eccezionali personaggi tutti elencati dalla Carbonaro insieme alla folta cartellonistica pubblicata, ai canti poetici trasmessi, al racconto delle battaglie, fra cui quella di Jarama Valley combattuta in Spagna dagli uomini della Brigata Lincoln. Alla Brigata XII, maggio-luglio del 1938 partecipò anche il padre Biagio.
Parla anche degli scontri tra le truppe italiane fasciste e le formazioni italiane antifasciste. Mussolini aiutò molto Franco inviandogli numerosi armamenti, mentre degli uomini inviati 3.300 furono i caduti e 11.000 i feriti. Carbonaro nella sua attività di antifascista veniva seguito attentamente. La Questura di Ragusa fino al ’42 continuò a scrivere: ”Nulla da dichiarare. Risiede ancora all’estero”, più volte. La scrittrice introduce nel testo molte foto di documenti interessanti a testimonianza delle ricerche che venivano compiute dalla Polizia Politica che si occupava anche della posta dal giovane inviata anche a Maurizio Valenzi perché la pubblicasse su la rivista “Italiano di Tunisi”.
Nelle lunghe ricerche l’autrice molto si sofferma sulle vicende di Barcellona dove, conservata nell’Archivio di Salamanca, trova la presenza del padre alla frontiera con la Francia, richiedente un permesso per recarsi a Barcellona con altri volontari tra cui il noto Mazzone. Da allora la sua vita è tormentata dalla caccia all’uomo documentata anche da numerosi documenti riportati, anche un supplemento dei sovversivi con la sua immagine sottolineata dalla parola comunista, dell’agosto 1938. La guerra continua ed il padre continua a prendere parte della Brigata Garibaldi trionfante sui fascisti spagnoli. Dura fu la battaglia di Huesca cui anch’egli partecipò uscendone ferito, come abbiamo già riferito. Tra i documenti troviamo anche una lettera del padre di Biagio che sebbene non condividesse le idee del figlio, lo seguiva e ne chiedeva notizie. Non abbiamo fin qui ricordato i numerosi drammatici bombardamenti, tra cui quello di Guernica, ricordato da Picasso nella sua famosa opera, in cui vi furono oltre 1500 civili morti. A proposito di questi eventi la scrittrice ha riportato anche la testimonianza di un uomo più che centenario, ancora vivo che ha approfondito quei ricordi, Virgilio Fernandez del Real, conosciuto in Messico dal fratello Fulvio Carbonaro. Il veterano ricorda ancora che al termine di quelle sfortunate vicende i miliziani antifranchisti subirono anche l’umiliazione di venire fermati in Francia nei campi di internamento. Biagio Carbonaro, dopo il ricovero per la ferita riportata a Huesca, riuscì a evitare questi campi riparando a Marsiglia, rispondendo però ancora alla chiamata contro il fascismo, proseguendo la lotta per la libertà. Il libro segue con molti dettagli esplicativi ciò che accadeva in Europa. Yvonne si meraviglia che il padre sia sempre pronto a rispondere come quando, giungendo a Pestum a settembre del 1943 sarà presente anche a Salerno, a Maiori, ad Amalfi, a Capri e poi a Napoli durante le Quattro Giornate.
L’autrice nella sua attenta analisi ci parla della funzione dell’Oss, Servizio segreto americano, di cui anche il padre fu agente nella sezione italiana, dove il suo superiore fu il capitano Andre Pacatte, che fu anche a Capri a Villa Williams, dove in cinque giorni dovette selezionare 25 agenti per attività antifasciste. Tra questi fu l’eroico Biagio che venne integrato nell’esercito americano, nella V Armata del Generale Clark (ne viene riprodotto il documento). Venivano preferiti gli uomini già reclutati in Spagna e dunque Biagio Carbonaro. Tra questi combattenti vi furono molti che poi combatterono a Napoli con gli abitanti contro i tedeschi nelle Quattro Giornate e tra questi, abbiamo detto, vi fu anche il nostro eroe, paracadutato a Paestum il 9 settembre, che lo sentiva come precipuo dovere. E’ chiaro che la figlia, venuta a conoscenza di tali comportamenti, abbia voluto indagare sempre più attentamente nei documenti le vicende del padre, raccogliendo con attenzione la documentazione, comprese le immagini delle ordinanze, dei proclami. Rimasto a Napoli dal 1945 al 1951; dopo essersi sposato ed essersi sempre occupato della giovane moglie e dei due figli nati, Yvonne nel 1945 e Fulvio nel 1951, guastato nel tempo il rapporto con la moglie, Biagio accolse una proposta di lavoro in Venezuela, curando attentamente che alla famiglia in Italia non mancasse nessuna comodità. Dopo qualche tempo anche i piccoli figli e la moglie lo raggiunsero a Caracas dove vissero una fase di grande benessere, frequentando ottime scuole, i bambini come alunni e la mamma come insegnante. Intanto il padre lavorava come Direttore dello Stabilimento dei Puig, danarosi industriali, ampliandone il successo. Trascorrono serenamente gli anni: i figli completano le scuole, Yvonne torna in Italia per frequentare l’Università, si laurea, si sposa poi a Caracas accompagnata all’altare dal padre. Anche il fratello Fulvio si sposa ma va a vivere a Washington dove lo raggiungeranno i genitori, la bella mamma Gilda ed il papà Biagio che avevano già conosciuto i nipotini Fabrizio figlio della nostra scrittrice ed Alex figlio del fratello Fulvio. Gli anni trascorrono; la vita del nostro eroe termina con i ricordi familiari.
Il libro è stato presentato il 16 agosto ad Anacapri nella bella sala aperta sul giardino della Mediateca “Mario Cacace” ad un folto numero di ascoltatori interessati alle interpretazioni critiche di Almerico Realfonzo, Ernesto Mazzetti ed Enrico Gargiulo intellettuale anacaprese direttamente informato sulle vicende avvenute a Capri attorno al 1943.
La scrittrice ha poi ampliato le interessanti notizie intorno alle vicende familiari e agli spostamenti del padre e dei figli, nonché della madre, nei continenti europeo ed americano, mostrando al pubblico anche un documentario presentato dal fratello Fulvio che parla del loro padre. Il pubblico ha partecipato interessato alle precisazioni fornite dalla Carbonaro, stimolandola ad altri scritti, anche ad un romanzo. L’incontro si è concluso con questo augurio.