Liceale suicida a scuola, chiesta condanna dei genitori

25

Forlì, 16 mag. (Adnkronos) – Sei anni di carcere per Roberto Raffoni, accusato di istigazione al suicidio e maltrattamenti fino alla morte, e due anni e sei mesi di prigione per la moglie, Rosita Cenni, per l’ipotesi di reato di maltrattamenti fino alla morte. Sono queste le richieste di condanna della pubblica accusa nei confronti del padre e della madre di Rosita Raffoni, la 16enne che la mattina del 17 giugno 2014 si tolse la vita gettandosi dal tetto del liceo classico che frequentava a Forlì.

La ragazza, prima di suicidarsi, aveva registrato un audio, un messaggio vocale sul suo telefono abbandonato assieme a uno scritto sul tetto della scuola, in cui rivolgeva pesanti accuse ai genitori, soprattutto al padre, per averla maltrattata fino a portarla al gesto estremo. Da lì aveva preso avvio il procedimento giudiziario, fino al processo attualmente in corso presso la Corte d’assise del tribunale di Forlì, presieduta dal giudice Giovanni Trerè.

La richiesta di condanna è arrivata al termine della requisitoria del pm Sara Posa che, dopo aver ricostruito la vita della ragazza, una studentessa modello, ha parlato dei rapporti della coppia con la figlia, definendoli un “comportamento genitoriale disfunzionale” tra vessazioni, dinieghi e l’isolamento dalle coetanee. Al punto che, secondo l’accusa, quei rapporti sarebbero peggiorati quando Rosita avrebbe cercato di reagire, portando all’isolamento della ragazza anche in famiglia. Sempre secondo l’accusa, i genitori erano consapevoli del ruolo “predisponente e cogente” nei confronti della figlia. E pur a conoscenza delle intenzioni della ragazza di togliersi la vita, ha precisato l’accusa, non avrebbero modificato il loro comportamento vessatorio.