L’ideocrazia risveglierà il mondo

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L’orizzonte è lontano, ma visibile. Ai lavoratori subentreranno gli ideatori e con loro si affermerà l’ideocrazia, il governo delle idee che nascono dalla creatività umana. L’immaginazione è la via di fuga dalle idee passate. Un’azione, questa, irta di ostacoli perché, come argomentava l’economista inglese John Maynard Keynes, “La difficoltà non sta tanto nello sviluppare nuove idee, quanto nel fuggire da quelle vecchie”. Le idee risvegliano il mondo, lo fanno rinascere. “Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo” – così esclamava Robin Williams, il grande interprete del film “L’attimo fuggente”. Grazie alla non rivalità delle idee – il fatto, cioè, che l’uso che una persona fa di un’idea non impedisce a un’altra di farne un altro uso: come dire, ‘io uso la tua idea in un campo diverso dal tuo’ – le innovazioni che ne scaturiscono permettono all’economia di ottenere rendimenti crescenti, contribuendo così ad alzare i livelli materiali di vita. A far muovere il mondo sono, dunque, le idee: un terreno di gioco, anzitutto calpestabile dalla scuola, per opportunità quasi illimitate, in cui nuove idee creano nuovi prodotti, nuovi mercati e nuove possibilità di produrre ricchezza.

L’imprenditorialità sarà tanto più innovativa quanto maggiore spazio verrà concesso all’ideazione, abitando nel mistero e nello sconosciuto. Per quanto possano essere buone le intenzioni, i fili degli incentivi pubblici e dei bandi di gara intrecciano nodi gordiani che soffocano gli ideatori. Che si decida, allora, di investire nelle scuole per l’apprendimento creativo e negli spazi di lavoro condivisi, e si scolpisca sulle pareti d’ingresso di quei luoghi quanto scriveva Giacomo Leopardi nel suo Zibaldone: “La nostra ragione non può assolutamente trovare il vero se non dubitando; ch’ella si allontana dal vero ogni volta che giudica con certezza; e che non solo il dubbio giova a scoprire il vero…, ma il vero consiste essenzialmente nel dubbio, e chi dubita, sa, e sa il più che si possa sapere”. Un pensiero che, a sua volta, il poeta Yehuda Amichai ha volto così: “Dal posto dove abbiamo ragione, non spunteranno mai fiori a primavera. Il posto dove noi abbiamo ragione è pesto e duro come un cortile”.

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