Liguria: Compro oro, Regione ricorra a governo per limite contante

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Genova, 24 lug. (Labitalia) – “La Regione Liguria ricorra al governo per il limite al contante. Il vero problema non è l’assoggettamento alla norma sui compro oro, ma l’ostacolo allo svolgimento dell’attività rappresentata dal limite al contante di 500 euro”. A dirlo, in un’intervista a Labitalia, Nunzio Ragno, presidente di Antico, Associazione nazionale tutela il comparto dell’oro. “Il consiglio della Regione Liguria -spiega- ha votato l’impegno della giunta a farsi promotore nei confronti del governo di una richiesta di modifica del decreto ‘Compro Oro’: chiedere l’esclusione degli artigiani orafi, che svolgono l’attività in forma secondaria, dall’assoggettamento alla normativa che regolamenta il commercio dei preziosi usati”.

Per Antico, “tale iniziativa è priva di ogni fondamento giuridico, imprenditoriale ed economico per diversi motivi: snatura i principi cardine dell’impianto legislativo; contrasta con il postulato di eguaglianza e pari trattamento giuridico; alimenta le transazioni fuori dalla legalità commerciale e fiscale; tende a sopprimere una attività economica, ormai, radicata nel settore specifico della compravendita di oggetti preziosi; risulta neutrale ai presidi antiriciclaggio fissati dalle legge”.

“Eventuali esclusioni -sottolinea- dalle previsioni antiriciclaggio riferite ad operatori esercenti l’attività di compravendita di preziosi usati, anche in forma secondaria (quali gioiellerie, artigiani orafi, ecc.), porterebbero, per un verso, gli effettivi operatori ‘compro oro’ ad eludere la norma con la modifica del proprio codice Ateco, identificandosi quali gioiellerie, artigiani orafi, sottraendosi così, ai presidi antiriciclaggio; di contro, gli artigiani orafi, nell’espletamento delle attività di riparazione e lavorazione del metalli preziosi, potrebbero nascondere operazioni compravendita di oggetti preziosi usati, cosiddette operazioni di compro oro”.

Per il presidente Ragno, “il vero problema è rappresentato dal limite all’utilizzo del danaro contante sotto la soglia dei 500 euro; tale restrizione sta causando sempre di più il proliferare di operazioni ‘under cover’ attraverso artifici operativi e di elusione di qualsiasi forma di tracciabilità delle operazioni e dei soggetti con un notevole impiego di mezzi evasivi che causano mancato gettito all’erario e che alimentano riciclaggio e ricettazione”.

“Questo -fa notare- si può ben affermare in quanto da studi analitici effettuati dalla nostra associazione, vi è in circolazione una percentuale di oggetti preziosi usati da dismettere ancora molto alta nonostante le classi meno abbienti abbiano dismesso i propri beni usati nel primo decennio degli anni 2000. La soglia dei 500 euro, inoltre, risulta irrazionale nonché anticostituzionale, se si paragona al limite (3.000 euro) imposto per le altre categorie economiche, tra l’altro, non meno esposte al rischio di riciclaggio (vedi somministrazione di alimenti e bevande, immobiliare, ecc.)”.

Inoltre, Antico “coglie l’occasione per affrontare un ulteriore aspetto di fondamentale importanza, cioè la rappresentatività della categoria degli operatori in oro presso l’organismo degli agenti finanziari e dei mediatori creditizi a cui è affidata la gestione del ‘Registro degli operatori compro oro'”. “Questo aspetto, di fatto, necessita di un intervento finalizzato alla modifica della legge istitutiva dell’Oam, Organismo degli agenti e mediatori, ovvero del decreto legislativo 141 del 2010 ‘in merito alla disciplina dei soggetti operanti nel settore finanziario'”, conclude.