L’importanza del data entry e dell’analisi territoriale nella lotta alle frodi assicurative

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(fonte Imagoeconomica)

Dallo Studio legale associato Vizzino (avvocati Riccardo Vizzino, Antonella D’Alto, Emma Vizzino, M. Francesca Sessa – mail info@studiolegalevizzino.it mail; pec: avv.riccardovizzino@pec.giuffre.it) con la partecipazione di Ernesto Recano (Responsabile Antifrode Azinfocollection) e Adriano J. Spagnuolo Vigorita, giurista, saggista, abilitato all’avvocatura) riceviamo e pubblichiamo 

Frodi Assicurative: l’importanza delle indagini private
Ogni anno, il sistema assicurativo è chiamato a gestire un numero elevato di denunce per sinistri, alcune delle quali, purtroppo, sollevano dubbi circa la loro veridicità. Dietro molte di queste richieste si nascondono pratiche di intermediazione illecita, procuratori non autorizzati e, in alcuni casi, professionisti compiacenti. Si presentano spesso ricorsi per danni, talvolta per conto di soggetti ignari o scarsamente consapevoli, sfruttando la previsibile inclinazione delle compagnie a preferire una risoluzione stragiudiziale piuttosto che un lungo contenzioso.
Le frodi assicurative sono in continua evoluzione, caratterizzandosi per una crescente sofisticazione, e mettono le compagnie in una posizione delicata, che richiede l’adozione di strumenti sempre più mirati e efficaci. In questo scenario, le indagini private, pur se talvolta viste con sospetto, si confermano come uno strumento legittimo e imprescindibile nella lotta alle truffe. Ma quale valore hanno queste indagini nel contesto legale, e come possono essere efficacemente utilizzate?

La Legittimità delle indagini private
Le agenzie investigative, incaricate dalle compagnie assicurative, operano all’interno di un quadro normativo ben definito. La loro attività è autorizzata dall’art. 134 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS) e disciplinata dalla normativa sulla protezione dei dati personali, che consente il trattamento di dati a scopi difensivi, a condizione che vengano rispettati i principi di proporzionalità, minimizzazione e lealtà. In ambito assicurativo, tale legittimazione è ulteriormente rafforzata dall’art. 135 del Codice delle Assicurazioni Private, che riconosce la necessità di contrastare le frodi attraverso attività ispettive e investigative.
Pertanto, l’attività investigativa non rientra in un ambito di incertezza, ma rappresenta una prassi consolidata, finalizzata a tutelare l’integrità del sistema assicurativo e a contenere i costi derivanti da frodi. L’uso delle indagini private, se condotto nel rispetto dei diritti fondamentali, non è solo conforme alla legge, ma si rivela un elemento cruciale per fare chiarezza sui fatti e accertare la verità sostanziale.
In un contesto in cui la formalità degli atti legali non sempre rispecchia la realtà dei rapporti giuridici, le indagini investigative consentono di individuare comportamenti fraudolenti, portando alla luce atti non dichiarati e permettendo così alla compagnia di respingere legittimamente la domanda di risarcimento. Nei casi più gravi, le compagnie possono anche intraprendere azioni penali per frode o chiedere il risarcimento per lite temeraria.

Prove atipiche, ma decisive
Una delle principali questioni riguarda il valore probatorio di questi accertamenti nel contesto giuridico. Sebbene i rapporti redatti dalle agenzie investigative non costituiscano una prova legale diretta, possono essere presentati in giudizio come documentazione probatoria o come mezzi di prova atipici, che il giudice può valutare in base all’art. 116 c.p.c. Se supportati da materiale audiovisivo, fotografie o dichiarazioni firmate, questi accertamenti possono acquisire una notevole attendibilità, in particolare quando si tratta di svelare sinistri simulati o patologie inesistenti.
Purtroppo, non sempre i giudici sono pronti a considerare questi rapporti come elementi probatori determinanti, sebbene esistano precedenti che confermano che un’indagine condotta con rigore e completezza possa essere valutata in sede giudiziaria. La Corte di Cassazione, infatti, ha ribadito che, sebbene i rapporti delle agenzie investigative non siano considerati “prova legale” in senso stretto, possono essere comunque apprezzati dal giudice ex art. 116 c.p.c., come mezzi di prova atipici che vanno valutati in base alla loro credibilità e rilevanza.

In particolare, i giudici sono chiamati a esaminare:

  • La qualità e la trasparenza delle metodologie adottate dall’investigatore;
  • La verificabilità oggettiva delle informazioni raccolte, come materiale fotografico, audiovisivo, dichiarazioni scritte o verbali, o testimonianze dirette;
  • Il rispetto delle normative sulla privacy, che garantiscono la legittimità delle indagini.

Un caso emblematico riguarda la Corte d’Appello di Milano, che ha accolto come determinante il materiale video fornito da un’indagine privata, smascherando una richiesta di risarcimento fraudolenta. In modo analogo, la Cassazione ha riconosciuto che le dichiarazioni di un danneggiato, raccolte nel corso di un’indagine, possano essere decisive quando l’interessato neghi la propria partecipazione al sinistro.
Da segnalare è anche l’ordinanza dell’8 aprile 2013 del Tribunale di Milano, nella quale il giudice ha affrontato la questione dell’utilizzo dei report investigativi nel processo civile.
 Pur riconoscendo il valore dei rapporti investigativi, ha chiarito che questi non costituiscono prova legale diretta. L’investigatore, infatti, deve essere disposto a testimoniare in aula per conferire validità alla documentazione raccolta. Tale principio si applica in modo particolare alle compagnie assicurative che intendano utilizzare le indagini come parte della loro difesa.
Un caso diverso si verifica quando sia l’attore, cioè il danneggiato, a rendere dichiarazioni direttamente all’investigatore. In queste situazioni, le dichiarazioni dell’attore, se firmate e sottoscritte, hanno una forza probatoria maggiore rispetto ai rapporti investigativi. Infatti, le dichiarazioni dell’attore possono essere considerate confessioni stragiudiziali, che hanno un impatto diretto sulla legittimità della domanda risarcitoria, soprattutto nel caso in cui l’attore smentisca la propria richiesta.
La differenza tra il report investigativo, che richiede una testimonianza diretta dell’investigatore, e le dichiarazioni dell’attore sta proprio nel fatto che, nel primo caso, il documento redatto dall’investigatore è un mezzo atipico di prova, che deve essere corroborato, mentre le dichiarazioni sottoscritte dall’attore possiedono una forza probatoria intrinseca maggiore, essendo direttamente legate al comportamento e alla posizione della parte stessa.
Se l’attore, infatti, in una fase successiva alla presentazione della domanda, smentisce l’accaduto e rinuncia a procedere con l’azione legale, la sua dichiarazione ha un peso specifico che può rimettere in discussione la legittimità stessa della causa e determinare pronuncia di cessata materia del contendere per difetto di interesse ad agire.
Nel caso, non infrequente, in cui il danneggiato disconosca non solo il sinistro, ma anche il mandato difensivo dell’apparente procuratore, le conseguenze per quest’ultimo sono gravissime: rischio di imputazione penale, di vedersi comminato provvedimento disciplinare e da ultimo la condanna in proprio al pagamento delle spese del processo.

Rischio di ritrattazione da parte del presunto danneggiato
Una situazione complessa si potrebbe verificare quando il presunto danneggiato, dopo aver reso dichiarazioni a favore della compagnia assicurativa durante l’indagine, decidesse di ritrattare in corso di causa, dichiarando di non aver firmato nulla o di non essere a conoscenza del contenuto di quanto sottoscritto.
In tal caso, la compagnia assicurativa potrebbe trovarsi in una posizione delicata, ma potrebbe adottare diverse strategie difensive per tutelare i propri interessi. Una delle prime azioni consiste nel verificare la validità della firma e l’autenticità della dichiarazione. Se l’investigatore ha raccolto una dichiarazione scritta e sottoscritta, la compagnia può richiedere una perizia grafologica o altri mezzi di prova, come documenti video o registrazioni, che attestano la consapevolezza del danneggiato al momento della firma.
Inoltre, posto che le dichiarazioni sottoscritte direttamente dall’investigatore possono avere un valore probatorio maggiore, acquisendo la natura di confessioni stragiudiziali, che non possono essere facilmente smentite senza giustificazioni valide, la Compagnia potrebbe presentare queste dichiarazioni come prova, invocando il principio di affidamento legittimo.
Inoltre, la compagnia può fare leva sul principio giuridico di impossibilità di contraddizione, che impedisce al danneggiato di modificare arbitrariamente le dichiarazioni precedenti senza un’adeguata motivazione. La ritrattazione senza prove inconfutabili di errore o invalidità della firma potrebbe essere respinta dal giudice, che prenderebbe in considerazione solo la dichiarazione originale.
Ancora, la compagnia può contestare l’affidabilità complessiva delle affermazioni del presunto danneggiato, usando l’incoerenza come indicativo di un tentativo di manipolazione.
In caso di necessità, la compagnia può richiedere ulteriori verifiche, acquisendo prove video, testimonianze o documenti che confermino la veridicità della dichiarazione iniziale.
Infine, la compagnia potrebbe avviare una denuncia per tentativo di frode o dichiarazione mendace, con possibili sanzioni sia civili che penali.
In sintesi, la compagnia ha a disposizione diverse strategie difensive, come la prova della validità della firma, l’invocazione del principio di impossibilità di contraddizione e l’analisi del comportamento processuale del danneggiato, per contrastare i tentativi di manipolazione e difendere gli interessi aziendali.
Tutto ciò deve essere gestito in conformità alle normative legali, garantendo il rispetto dei diritti e la ricerca della verità.
Occorre precisare che l’accertatore (investigatore privato) può filmare il danneggiato mentre sottoscrive una dichiarazione, ma solo a determinate condizioni legali.
Innanzitutto, la registrazione video deve essere effettuata nel rispetto delle normative sulla privacy e deve essere finalizzata esclusivamente a scopi difensivi, ossia a tutelare l’integrità dell’indagine e garantire che il danneggiato abbia firmato la dichiarazione in modo consapevole e volontario.
Tuttavia, per evitare violazioni della privacy, è fondamentale che il danneggiato sia adeguatamente informato della registrazione. L’informativa deve essere chiara e trasparente, e in alcuni casi potrebbe essere necessaria la sua esplicita autorizzazione per procedere con la registrazione.
 L’accertatore deve garantire che la registrazione rispetti i principi di proporzionalità e minimizzazione, in modo che l’intervento sia pertinente e giustificato rispetto agli scopi dell’indagine.
In ogni caso, l’eventuale video potrebbe costituire un elemento di prova atipico da presentare in sede legale, ma la sua valenza dipende dalla corretta raccolta del materiale, dal consenso del danneggiato e dalla conformità con le normative sulla privacy.

Investire nelle indagini private: un passo fondamentale per le compagnie assicurative
Il valore delle indagini private va ben oltre la semplice raccolta di prove; esse rappresentano uno strumento strategico fondamentale per le compagnie assicurative. È essenziale adottare un approccio equilibrato, che rispetti la dignità delle persone e le normative vigenti. Tuttavia, le indagini si rivelano cruciali nel contrastare l’aumento delle frodi, che minano la fiducia nel sistema assicurativo.
Spesso, le compagnie esitano a verificare la validità delle richieste di risarcimento per timore dei costi legali o della lunghezza dei processi. Eppure, se gestite correttamente, le indagini private possono cambiare radicalmente la situazione. Non si tratta solo di risparmiare su un sinistro infondato, ma di tutelare l’integrità tecnica e reputazionale della compagnia, evitando rischi legati a condanne per lite temeraria e attivando azioni legali contro frodi e falsificazioni.
In questo contesto, l’investigazione non è un costo, ma un investimento nella protezione patrimoniale, reputazionale e legale. Quando condotte con professionalità, le indagini non solo fungono da strumento legale, ma diventano anche un punto di forza nei rapporti con le reti legali esterne, le strutture liquidative, i clienti finali e l’intero mercato assicurativo.
In sintesi, le indagini private sono uno strumento imprescindibile per le compagnie assicurative. Esse non solo consentono di difendersi dalle frodi, ma permettono anche di operare in modo strategico, garantendo trasparenza e integrità nel sistema. In questo modo, possono fare la differenza tra il successo e l’insuccesso in un contenzioso.

L’importanza del data entry e dell’analisi territoriale nella lotta alle frodi (del Dr. Ernesto Recano/Responsabile Antifrode Azinfocollection)
In un sistema assicurativo complesso e ad alto rischio come quello italiano, un ruolo sempre più centrale è ricoperto dall’analisi preventiva dei dati raccolti nella fase di assunzione del rischio, il cosiddetto data entry. Verificare la regolarità assuntiva – ovvero la correttezza e coerenza delle informazioni anagrafiche, veicolari, contrattuali e sinistrali fornite dall’assicurato – è il primo baluardo contro le truffe. Proprio in questa fase si possono intercettare anomalie ricorrenti, incongruenze nei documenti, collegamenti sospetti tra soggetti o veicoli, e altri segnali deboli che, se correttamente interpretati, possono indicare un rischio frode.
Accanto all’attività investigativa post-sinistro, dunque, si afferma la necessità di potenziare le attività di intelligence antifrode preventiva, basate sull’analisi incrociata dei dati disponibili, anche attraverso strumenti di profiling, algoritmi predittivi e consultazione delle principali banche dati del settore (come ANIA, IVASS, SIIV, SDI, ecc.).
Va inoltre evidenziato che il fenomeno delle frodi assicurative è diffuso su tutto il territorio nazionale, anche se con modalità e intensità differenti da regione a regione. Alcune aree sono storicamente più esposte per incidenza statistica e per la presenza di reti organizzate di truffatori seriali, mentre in altre si assiste a una diffusione più episodica, spesso legata a singoli sinistri simulati o gonfiati.
Tuttavia, la propensione al comportamento fraudolento è un fenomeno trasversale, che coinvolge l’intero territorio italiano, con diverse “forme culturali” di approccio alla truffa, che vanno dall’illecito strutturato e sistematico, alla truffa occasionale del singolo cittadino che percepisce il risarcimento come “diritto acquisito”, anche in assenza di reale danno.
Per questo motivo, è indispensabile adottare un approccio integrato e flessibile alle indagini antifrode, capace di adattarsi alle specificità territoriali, senza perdere di vista la necessità di armonizzare i processi interni delle compagnie con strumenti investigativi moderni, analisi dati avanzata e collaborazioni efficaci con strutture investigative qualificate.

Adriano J. Spagnuolo Vigorita, giureconsulto e pubblicista
Avv. Emma Vizzino
Avv. Riccardo Vizzino, responsabile nazionale di Civicrazia contro le truffe assicurative e contro gli abusi; per la giustizia giusta ed efficace