L’importanza della governance

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Lo scorso 16 aprile si è tenuta l’assemblea di Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.a. (Bmps) che, tra i numerosi temi posti all’ordine del giorno, ha approvato il bilancio dell’esercizio Lo scorso 16 aprile si è tenuta l’assemblea di Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.a. (Bmps) che, tra i numerosi temi posti all’ordine del giorno, ha approvato il bilancio dell’esercizio 2014, ha autorizzato il prossimo aumento di capitale da 3 miliardi di euro e ha rinnovato il consiglio di amministrazione e il collegio Sindacale per il triennio 2015/2017. Si è trattato di un’assemblea di assoluta discontinuità rispetto al passato in quanto la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, storico azionista di maggioranza dell’istituto senese, rappresentava quest’anno appena il 2,5% del capitale sociale rispetto al 33,5% dell’anno precedente. la corposa riduzione della quota di capitale detenuta dal vecchio azionista di maggioranza è figlia della scellerata politica di acquisizioni e di investimenti posta in essere dal management in carica nel quinquennio compreso tra il 2007 e il 2012 che ha determinato il dissesto economico e finanziario della banca e, di conseguenza, della Fondazione stessa. la for te presenza di un azionista in grado di rappresentare da solo più di un terzo del capitale sociale e, negli anni del dissesto, addirittura quasi la metà dello stesso, ha rappresentato una delle grandi anomalie dell’istituto senese che si è poi riflessa nella composizione degli organi di governo; non si può negare, infatti, che il consiglio di amministrazione di Bmps sia stato fortemente caratterizzato dalla presenza di un socio di maggioranza che ha impedito lo sviluppo di una corporate governance volta a garantire una costruttiva diversità di approcci nell’analisi dei problemi e nell’assunzione delle decisioni aziendali, esponendo di fatto l’istituto alle decisioni di pochi soggetti per nulla rappresentativi degli interessi degli azionisti di minoranza e tanto meno di quelli di maggioranza. Basti ricordare a tal proposito l’operazione di acquisizione di Banca antonveneta nel 2008 a un valore complessivo di circa 16 miliardi di euro, decisa in pochi giorni ed effettuata a un multiplo superiore al triplo del corrispondente valore patrimoniale e le perdite legate ai prodotti strutturati di copertura su tassi pari a circa 730 milioni di euro, realizzate tra il 2008 e il 2010 ma occultate in bilancio dai vecchi vertici aziendali. l’eccessiva fiducia conferita a un management che ha avuto le mani libere nella gestione della terza banca italiana è stata dunque pagata a carissimo prezzo dalla Fondazione, che ha visto il suo valore patrimoniale crollare in meno di un decennio da 5,5 miliardi di euro agli attuali 400 milioni. Tornando all’assemblea dello scorso 16 aprile, ai soci è stato proposto di nominare il nuovo consiglio di amministrazione, composto da 14 membri, scegliendo tra i candidati di tre diverse liste: la prima (7 candidati), presentata da un gruppo di soci uniti in un patto di sindacato (Fintech advisory, Btg Pactual e Fondazione Mps) rappresentativo del 9% del capitale ed espressione del management protagonista della durissima opera di ristrutturazione successiva agli eventi del quinquennio 2007/2012; la seconda (4 candidati), espressione del socio assicurativo axa (3,17% del capitale) e infine la terza lista, espressione del socio Millenium Partecipazioni (1,7% del capitale), composta da 5 candidati e guidata da alessandro Falciai, azionista unico della holding Millenium e di fatto espressione degli interessi degli azionisti di minoranza. l’esito del voto è stato a dir poco sorprendente, perché la lista Millenium ha ricevuto ben 60 milioni di voti in più rispetto alla lista axa portando in consiglio ben quattro dei suoi candidati, uno in più della lista axa e tre in meno rispetto alla lista del patto. È la prima volta nella storia della banca senese che gli azionisti di minoranza entrano nel governo della società con un peso superiore al 25% del consiglio e, in più, con un proprio candidato all’interno del collegio Sindacale. Questo importantissimo segnale di trasparenza e di democrazia finanziaria può rappresentare finalmente la svolta per l’istituto senese che, dopo anni di disfatte e di errori nella gestione e nella governance, si appresta ad affrontare una stagione che, con il prossimo un aumento di capitale da 3 miliardi di euro e con l’annunciata futura aggregazione, segnerà definitivamente il suo destino.