L’impresa più forte dei Fuochi

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Aspiranti manager e imprenditori tornano tra i banchi di scuola e lo fanno in un contesto in cui promuovere ricchezze e competenze Aspiranti manager e imprenditori tornano tra i banchi di scuola e lo fanno in un contesto in cui promuovere ricchezze e competenze è più importante che mai: la Terra dei Fuochi. L’idea è di Franco Cioffi, temporary manager ed economista dello sviluppo, e Tommaso Di Nardo, economista esperto di sviluppo territoriale e aziendale. Il corso in direzione e gestione di Impresa, promosso a Giugliano, ha un duplice obiettivo: accrescere il knowhow imprenditoriale dei corsisti e valorizzare economicamente e indirettamente il territorio. Numerosi gli argomenti in approfondimento, dall’amministrazione al bilancio, dal commercio alla contabilità fiscale, dalla sicurezza al design e alla elaborazione di nuovi progetti. “La nostra sfida” spiega Di Nardo, esperto di sviluppo e riorganizzazione di Pmi “nasce dalla consapevolezza che nell’attuale situazione di crisi economica e sociale in cui si trova il Paese, la risposta migliore è creare lavoro puntando sull’imprenditorialità e, quindi, sulla rottura dei due meccanismi economici ricorrenti legati all’assistenzialismo e alla rendita e facendo leva sulle opportunità del momento”. A chi gli chiede perché a Giugliano, risponde: “Perché proprio qui, in una delle province più degradate del Mezzogiorno, esiste uno scarto eccessivo tra occupazione reale, desiderata e potenziale. Uno scarto che ci permette di immaginare il giuglianese come una delle aree più pronte ad esplodere di imprenditorialità se opportunamente sollecitata e guidata”. “Praticando il mondo delle piccole e medie imprese” aggiunge Cioffi, che dal canto suo ha alle spalle una carriera votata all’analisi economica, alla consulenza aziendale e alla formazione imprenditoriale “ci si imbatte spesso nei limiti culturali e di visione di diversi imprenditori i quali, nel constatare la scarsa competitività delle loro aziende, tendono ad imputarla prevalentemente, se non esclusivamente, a fattori esterni alle stesse, quali politiche istituzionali, sistema creditizio, eccessiva burocratizzazione. “Invece” continua Cioffi “l’assenza di metodo, l’incapacità di gestire le criticità e di selezionarsi i collaboratori, l’incoerenza nel pensiero e nelle azioni, il non saper comunicare, sia verso l’esterno sia verso l’interno, sono tra le cause più diffuse di insuccesso degli imprenditori. La maggior parte delle Pmi, pur producendo, in alcuni casi, buoni profitti, è pervasa da improvvisazione e scarsa organizzazione. La storia delle aziende di successo, diversamente, ci insegna che l’impresa è fatta di pianificazione, regole certe, ma modificabili in funzione delle mutabili strategie, e di organizzazione e fasi lavoro, di una comunicazione chiara e coerente, di risorse umane adeguatamente selezionate, formate e fidelizzate. La competitività” conclude “va costruita”.