L’Intelligenza artificiale “salverà” la globalizzazione

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L’evoluzione dell’intelligenza artificiale (IA) fa intravedere una mutazione nel modo di costruire e valutare le relazioni commerciali che scavalcano i confini nazionali. Il fattore determinante nella progettazione delle catene di fornitura non sarà più il costo. Balza in primo piano la specializzazione regionale delle attività, secondo il principio ricardiano del vantaggio comparato che, però, si fonda sulla diversificazione dei rischi, ambientali e non solo economici, e sul potenziale di innovazione ancor prima che sul vantaggio di costo. La costruzione avviene facendo, ciascuno con le sue competenze, leva sulla forza dell’altro. Si danza tutti insieme, in un gioco che tiene inestricabilmente unite cooperazione e competizione nella libera circolazione delle persone, dei beni e dei servizi. È così che si trasmette e si moltiplica il valore. L’economia mondiale non è più percepita e valutata come un gioco a somma zero, con la perdita di un paese che è il guadagno di un altro.

Le crisi globali, che siano provocate da cause economico-finanziarie (la Grande Recessione del 2007-2013), naturali (il terremoto di Fukushima) o da epidemie (il Coronavirus del 2020), portano alla luce diseconomie delle catene di approvvigionamento giustificate dal costo e dalle quali si attendono prestazioni just-in-time. Quelle crisi mettono a repentaglio la globalizzazione poiché fanno erroneamente credere che sia quest’ultima la causa scatenante. L’IA concorre alla costruzione di un’infrastruttura di intelligence che scongiura un tale pericolo.

piero.formica@gmail.com