L’Italia cresce, Ue rialza stime Pil

11

Bruxelles, 7 feb. (AdnKronos) – – La Commissione europea migliora le previsioni di crescita economica dell’Italia, rivedendole al rialzo di 0,2 punti percentuali rispetto allo scorso novembre. Nelle previsioni economiche d’inverno diffuse oggi, la Commissione conferma per il 2017 una stima della crescita reale del Pil dell’1,5%, come in autunno, ma per il 2018 porta la previsione dall’1,3% stimato nel novembre scorso all’1,5%, crescita che sarà “trainata dalle esportazioni e dagli investimenti”.

Ritoccata all’insù anche la stima relativa all’anno prossimo, quando il Prodotto interno lordo dovrebbe crescere, secondo i servizi della Commissione, dell’1,2% contro il +1 previsto tre mesi fa.

Nel confronto con gli altri Paesi, tuttavia, l’Italia resta la ‘lumaca’ dell’Eurozona e dell’intera Unione europea (la crescita media nel 2018 è del 2,3% nell’area euro e nell’Ue a 28, del 2,5% nell’Ue a 27): l’unico Paese che fa peggio del nostro è il Regno Unito, alle prese con il rallentamento dell’economia provocato anche dalla prospettiva della Brexit, che genera incertezza e frena gli investimenti. La crescita prevista per la Gran Bretagna è stimata dalla Commissione all’1,4% nel 2018 all’1,1% nel 2019, 0,1 punti percentuali in meno di quella italiana. Tutti gli altri Paesi crescono di più (+2,3% la Germania, +2% la Francia, +2,6% la Spagna).

DOMANDA INTERNA – L’economia italiana, osserva la Commissione, “continua a beneficiare del ciclo economico globale in ripresa e della domanda interna più robusta”. Dopo una crescita media dello 0,4% in termini reali nei primi tre trimestri del 2017, diversi indicatori e statistiche “suggeriscono che l’economia ha mantenuto la sua spinta a fine anno”. Le condizioni economiche “favorevoli” continueranno nel 2018, prima che il vento in poppa si indebolisca “in linea con il graduale ritiro degli stimoli” (il Quantitative Easing, il programma di acquisto dei titoli della Bce, ndr).

Sebbene la ripresa economica italiana sia destinata ad autosostenersi sempre di più, le prospettive di crescita “rimangono moderate”, alla luce del “limitato potenziale di crescita dell’economia italiana”. I rischi al ribasso sono tuttora connessi con “lo stato ancora fragile del settore bancario italiano”, mentre c’è un “upside risk”, o meglio la possibilità, che la ripresa “possa rafforzarsi più del previsto, almeno nel breve termine”

ATTUARE LE RIFORME – Le proiezioni, precisa la Commissione Europea, sono basate sull’assunto che l’Italia continui ad attuare le riforme già adottate per favorire la crescita e persegua politiche di bilancio prudenti”. La crescita nel 2017 nel nostro Paese si è fondata anzitutto sulla domanda interna, “il motore principale”, con i consumi delle famiglie che sono aumentati grazie alla ripresa dell’occupazione e della fiducia dei consumatori. In più, gli investimenti sono cresciuti, grazie alle condizioni favorevoli di finanziamento e agli sgravi fiscali, ma anche per via della “marcata” ripresa delle esportazioni di beni e servizi.

Il contesto dovrebbe restare “favorevole” e i segnali di crescita dei salari nella seconda metà del 2017 fanno ben sperare per la spesa dei consumatori nel futuro prossimo. Nel 2018 l’economia dovrebbe essere trainata da export e investimenti: i consumi privati dovrebbero sostenere la crescita a un ritmo “moderato ma stabile”, sostenuto da aumenti dei salari sia nel pubblico che nel privato, oltre che dall’incremento dell’occupazione. La crescita nel 2019 è prevista ridursi all’1,2%, su livelli più moderati, a mano a mano che si chiude l’output gap, cioè a mano a mano che l’economia raggiunge le sue piene potenzialità.

INFLAZIONE – Quanto all’inflazione, nel 2017 i prezzi al consumo sono saliti in media dell’1,3%. La pressione al rialzo esercitata sui prezzi nel 2018 dalla crescita dei corsi del greggio dovrebbe essere compensata da movimenti contrari nei cibi non lavorati e nei servizi. L’inflazione annua è stimata in aumento all’1,5% nel 2019. L’inflazione ‘core’, depurata dalle componenti più volatili, è rallentata nell’ultimo trimestre del 2017, ma dovrebbe recuperare terreno gradualmente, sulla scia di una crescita moderata dei salari e della ripresa dei margini di profitto.