L’Italia del post Covid va alla guerra economica con armi spuntate

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di Alessandro Mazzetti

Secondo lo studioso religioso William R. Alger: “Dopo ogni tempesta il sole sorriderà, per ogni problema c’è una soluzione, e il dovere inalienabile dell’anima è di essere di buon umore”. Ebbene spero che non me ne voglia l’insigne teologo statunitense se reputo inopportuno essere di buon umore a causa della complessa situazione economica e politica globale. Tale stato umorale certo non può migliorare se si considerano le mancate risposte da parte della classe dirigente italiana incapace di sviluppare strategie concrete per intraprendere strade consistenti per uscire da questa crisi destinata ad entrare a pieno titolo negli annali della storia economica. Una crisi che si era già preannunciata l’anno scorso quando secondo le prestigiose pagine del Financial Times sia la Federal Reserve che la BCE sono state costrette a stampare carta moneta nottetempo quasi in segreto. Ordunque è del tutto evidente che il famigerato Covid 19 ha agito come acceleratore di una crisi in atto che ha colto impreparata non solo l’Italia, ma anche la quasi totalità delle nazioni. Pur comprendendo le difficoltà iniziali, la mancanza di una strategia economica e politica d’uscita da tale crisi impone un serio ragionamento avulso da qualsiasi preconcetto partitico e d’appartenenza. Il famigerato Decreto Rilancio del 19 maggio 2020 poco o nulla prevede e predispone per una vera e concreta ripresa economica dimenticando e segregando nell’oblio settori indispensabili per l’economia nazionale come  il popolo delle partita iva, il cluster marittimo e conseguentemente la logistica. Quindi tralasciando l’efficace strategia mediatica sviluppata dalla componente governativa fatta da slogan suggestivi adoperando espressioni tese a rimanere impresse nell’immaginario collettivo come “bazooka economico”, “potenza di fuoco economica” da parte dell’avvocato degli italiani il monumentale documento forte di 321 pagine e con ben 266 articoli al quale era stata affidata la sorte economica del Belpaese s’è immediatamente dimostrato inadeguato oltreché assolutamente inefficace. Anche in ambito europeo è mancata una strategia tesa a ricercare finanziamenti a fondo perduto per la realizzazione di quelle infrastrutture indispensabili in un mondo così globalizzato preferendo accettare logiche di prestiti che comunque significa aumentare il debito nazionale. Ora è bene ricordare che è assai difficile uscire da periodi di crisi facendo altro debito, realtà ben nota anche ad uno studente del primo anno di economia e commercio. In più aver perso il controllo della propria moneta complica assai la possibilità di una veloce ripresa economica come molto argutamente sottolineato dal premio nobel per l’economia Stiglitz. Infatti, storicamente l’Italia è sempre riuscita, anche brillantemente, ad uscire dai periodi di crisi svalutando la propria moneta. Questo processo se da un lato aumentava i costi dell’importazioni dall’altro aveva grandi benefici poiché si registravano aumenti considerevoli nell’esportazioni e nuovi inserimenti in fasce commerciali una volte precluse per i prodotti nazionali. Questi incrementi così copiosi costringevano l’industria nazionale ad nuove assunzioni che a loro volta aumentavano il prelievo fiscale dello Stato. Rivitalizzata l’economia iniziava il processo di deflazione tramite l’emissione di titoli di Stato a buon rendimento. Con questo sistema e grazie anche al brand “Made in Italy” che manteneva i nuovi tassi d’esportazione anche con il processo deflattivo in corso, l’Italia è riuscita ad uscire dalle crisi economiche più spinose. Non è un caso che al momento siamo in affanno ancora dalla crisi del 2008. La mancata iniezione di danaro contante nell’economia nazionale ha fatto sì che non partissero le partite di giro che avrebbero almeno avuto il merito di far ripartire l’economia della piccola impresa. Il popolo delle partite iva è stato totalmente abbandonato. In pratica manca una vera e propria strategia economica non solo d’uscita, ma che fosse efficace per non annichilire il contesto economico e commerciale nazionale eccezionalmente colpito e danneggiato. Non è un segreto che nell’immediato futuro l’Italia e l’Europa tutta sarà chiamata ad affrontare nuove sfide commerciali ed economiche, poiché già prima del covid 19 il mondo economico era profondamente cambiato e mutato in forme difficilmente prevedibili. Non stupisce che le nazioni e le potenze padrone di una propria moneta hanno già stampato enormi quantità di carta moneta come Inghilterra, Stati Uniti e Giappone. Un paradosso europeo, è bene ricordarlo, ha fatto si che la banca tedesca KFW (Kreditanstalt für Wiederaufbau letteralmente Istituto per la Ricostruzione) abbia già da tempo intrapreso politiche economiche tese a proteggere banche e ditte nazionali (in pratica a nazionalizzarle) cosa proibita ad altri istituti bancari europei . La particolare fluidità politica internazionale certo non da sufficienti motivi per far affidamento su mercati stabili. Per cui necessita una strategia economica, politica e commerciale che si sviluppi su due binari paralleli quello nazionale e quello internazionale basati su periodicità di breve e almeno medio periodo. Il governo italiano dovrà anche trovare la forza per aumentare una propria credibilità al fine di trovare ed essere garante di quelle energie economiche necessarie per pianificare importanti strategie infrastrutturali ed investimenti con le quali portare il paese a livelli europei. In pratica c’è ancora molto da fare e come dice un antico adagio popolare chi ha tempo non perda tempo.