L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro

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1.
25 aprile, 1° maggio: “ricorrenze” che sono alle fondamenta della nostra storia. Personale, politica, civile. La Liberazione dalla dittatura fascista, l’avvento della Democrazia, poi della Repubblica al posto del Regno di Casa Savoia, complice del Fascismo con l’infame acquiescenza alle Leggi razziali, alla guerra tragica ed al ventennio nel suo complesso, pare sia una “celebrazione” solo rituale, stancamente rispettata e ricordata. Con i consueti e formali rituali. Come se celebrare quelle due date fosse una “roba” d’altri tempi, anzi fuori del tempo. Così, improbabili protagonisti di questo tempo, dai noiosi talk show, ci fanno sapere che proprio non è il caso di parlare di antifascismo: sarebbero cose della preistoria, come se il vento razziale non soffiasse forte in Europa ed in Italia, come se la libertà e la democrazia non corressero pericoli, anche in Italia. In questo tempo dominato dal cosiddetto Web e dai Social, “occupati” in ben altri argomenti, pare davvero “straniante” parlare di quell’autentica epopea che fu l’Antifascismo militante, dei suoi eroi e dei suoi martiri: da Filippo Turati a Antonio Gramsci, dai fratelli Rosselli a Pietro Nenni, a Sandro Pertini. Solo per elencarne alcuni. Ma, soprattutto, mi piace ricordare, e mentalmente rileggere, “le lettere dei condannati a morte della Resistenza”: dovrebbe essere un libro di testo nelle scuole per trasmettere alle giovani generazioni i Valori di cui si nutrirono quegli autentici martiri che andarono incontro alla morte con la fiducia di costruire, con il loro sacrificio, un futuro migliore, di pace e di libertà, per l’Italia e per gli Italiani. Il 1° maggio è un’altra data miliare sulla faticosa via del riscatto di quella che una volta si chiamava la classe operaia dalla schiavitù e dall’oppressione dei padroni di ogni genere e sotto tutti i cieli del Mondo. Un percorso lungo, lastricato di martiri, che ancora oggi, parlo delle centinaia di vittime sul lavoro che anche di questi tempi pagano tragicamente il loro tributo ad una domanda elementare: il diritto al lavoro, che sia un lavoro sicuro, che non comporti il rischio dalla morte. Quel percorso trovò un punto fermo ed un approdo che sembrava sicuro con l’approvazione dello Statuto dei Lavoratori voluto dai Socialisti e dal loro alfiere sul campo: Giacomo Brodolini. Uno strumento di libertà e di tutela del diritto al lavoro, sancito dell’articolo 1 della nostra Costituzione:
“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione”.
Eppure, senza troppo strepiti, neppure da coloro che si dichiarano di Sinistra, ma sono soltanto antirenziani, con il Job Act anche quello strumento sacrosanto è stato reso vano. 25 aprile e 1° maggio: due date da tenere bene a mente, perché rappresentano Valori, che non si possono mai ritenere definitivamente acquisiti, ma hanno bisogno ancora oggi di essere “testimoniati” da uomini, degni di questo nome. Se ne troveranno di questi tempi di qualunquismo dilagante?

2.
Israele, la Palestina, i Luoghi sacri della vita del Cristo su questa Terra sono costantemente attraversati dai venti di una guerra senza fine, che spesso miete vittime anche tra la popolazione civile, mentre i bambini, crescono tra i bagliori delle granate o saltano sulle mine. Intanto folle di pellegrini non rinunciano a conoscere il percorso terreno del Messia alla ricerca anche delle fondamenta della Fede. Mentre la vita scorre sempre uguale, di una normalità spesso tragica. Di qua e di la dalla Striscia di Gaza. Eppure, a volte, eventi straordinari illuminano quella “scena” eterna. L’edizione numero 101 del Giro d’Italia partirà il 4 maggio da Gerusalemme. Un evento, una prima volta, dedicata ad un grande del nostro ciclismo, Gino Bartali, da tutti chiamato “Ginettaccio”, per la sua vis polemica di toscano verace, che concludeva spesso le sue interviste con un “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”. Bartali, cattolico fervente, fu anche un eroe nella difesa degli Ebrei Italiani, braccati dalle leggi razziali, volute tragicamente dal fascismo ed avallate dal Re, in ossequio all’alleanza di Benito Mussolini con Adolf Hitler. Ricorda sua nipote Lisa: “Mio nonno è stato un eroe come ha riconosciuto lo Stato di Israele che lo ha voluto “Giusto tra le Nazioni” per l’impegno e le iniziative intraprese a favore degli Ebrei perseguitati dal nazi-fascismo con i documenti portati nel tubo del telaio della bicicletta da Firenze ad Assisi”. Bartali era già un eroe del nostro ciclismo: nel 1937 aveva vinto il Giro d’Italia e nel 1938 il Tour de France. Quindi era rispettato e nessuno, neppure delle SS e delle camicie nere della Repubblica di Salò, si sarebbe permesso di controllarlo. La prima tappa, una cronometro individuale, si correrà a Gerusalemme e sarà dedicata proprio a Gino Bartali, il cui nome è impresso sul muro d’onore del Giardino dei Giusti nel Mausoleo della Memoria Yad Vashem. Un riconoscimento importante per un Campione, ma soprattutto per un Uomo, che ha messo a rischio la sua vita, e la sua carriera per “testimoniare” il Valore della Libertà a difesa di un Popolo drammaticamente perseguitato. Senza conoscere ancora queste cose, tifavo Bartali perché la sua “autenticità” mi affascinava, anche se il più freddo Fausto Coppi vinceva di più. Ma la vittoria di Bartali al Tour de France del 1948, dieci anni dopo l’altra, resta memorabile, anche perché, secondo una diffusa opinione, l’entusiasmo che si creò in Italia evitò una possibile guerra civile a seguito delle tensioni create dall’attentato a Palmiro Togliatti. Ma forse questa che viene giustamente celebrata nella prima tappa del Giro d’Italia di quest’anno resta la vittoria più bella: aver difeso la Libertà e la vita degli Ebrei contro l’oppressione e la persecuzione feroce.