ll prof. Giuseppe Palomba, 60 anni fa, insegnava ai giovani del Sud “a scandagliare il mondo per programmare il benessere”

in foto Giuseppe Palomba (ph Marco Vasini)

ll prof. Giuseppe Palomba, 60 anni fa, insegnava ai giovani del SUD “a scandagliare il mondo per programmare il benessere”, inteso alla Gunnar Myrdal, come da un “pezzo” de il GIORNO di quell’anno, authorato dal grande BERNARDO VALLI, classe 1930, laureato [h. c.], appena una settimana fa all’Università di Parma. 

E’ un “caso” di un ottimo comunicatore, il giornalista Bernardo Valli, nato nel 1930 a Parma, che ha collaborato nelle sedi estere con importanti quotidiani italiani, prevalentemente in Francia, attento e competente studioso del contesto internazionale che “vive”, con “passione”, variamente proiettata, la sua esperienza all’interno del succedersi e dello svolgersi della “notizia”. Rende conto non solo della descrizione degli eventi bellici e non, ma anche di una serie di molteplici implicazioni che attengono alla sfera della politica internazionale che si svolge in contesti, talvolta concentrici, altre volte irregolari, piccoli, tipicamente le aree di influenza o grandi come i limiti geografici continentali, L’ottimo comunicatore, il giornalista Bernardo Valli, che da quando aveva 19 anni ha alimentato i “pezzi” di successo della primaria carta stampata italiana riferentesi a complesse situazioni aggrovigliate caratterizzanti i “casi” vissuti e studiati, caratteristici, come si è detto, della grande stampa nell’ambito della quale, riesce ad abbattere con successo, le barriere tra la società, la sua  politica che la regge e la sua economia che, da una parte, l’alimenta e la sostiene. Dall’atra parte, sin da allora, il mondo dell’università che la studia, la interpreta e la rappresenta, innanzitutto nella diffusione nei comparti delle competenze, correlate, da fare acquisire dagli studenti, e delle buone pratiche da esercitare, anche come terza missione, per una convivenza civile e democratica. Una mia esperienza cognitiva mi deriva dall’aver frequentato assiduamente i corsi annuali curriculari di economia politica I e II, del prof. Giuseppe Palomba, presso l’aula Grande, n. 1, della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università Federico II, allora situata a via Partenope 36, degli anni accademici 1963-64 e 1964-65. In questo ultimo anno, in particolare, fu descritta ampiamente la figura di Bernardo Valli, in quanto il prof. Palomba, dedicando alcune lezioni fuori programma accademico, così egli esordì, per attirare ancor più l’attenzione di noi studenti, all’economista svedese, laureatosi in legge all’Università di Stoccolma nel 1923, Gunnar Myrdal [1898-1987] (66 anni nel 1964), –  poi premio Nobel nel 1974 -, dopo aver seguìto a Roma alcuni incontri-seminari su cui Valli dedicò qualche pagine de il Giorno. Il prof. Palomba, portò all’Università qualche copia del giornale, da far girare tra gli studenti e me ne regalò una, che conservo gelosamente, ormai ingiallita, qui di seguito riportata.

la pagina del Giorno del 1964 con la foto del futuro premio Nobel Gunnar Myrdal

 

per ringraziarmi, mi disse, per il fatto che ero stato attivo organizzatore della sua relazione alla FUCI di Castellammare di Stabia e per aver conosciuto, l’assistente spirituale, ormai suo amico, padre Baldassare Califano: 

  • La Conferenza del prof. Giuseppe Palomba 13 giugno 2023 (qui)

  • Nel centenario della nascita di don Milani, un confronto con l’economista Giuseppe Palomba – 7 Giugno 2023 (qui)  

Il titolo dell’articolo odierno, su il denaro.it, ci porta a viaggiare in una traiettoria temporale, lunga, e densa, di avvenimenti, commisurata all’arco della vita ed alle capacità professionali espresse del grande giornalista Bernardo Valli, costellata da esperienze personali che sono andate ben oltre quelle del normale giornalismo etichettato di guerra, rappresentato nel suo curriculum il suo CV, ad esempio, per aver  partecipato  direttamente, alla guerra francese in Vietnam, arruolandosi nella Legione straniera, dalla quale esce dopo la parata dei reduci della sconfitta di Dien Bien Phu. Qui di seguito, la carrellata delle operazioni di belligeranza seguite, tutte di primaria importanza internazionale, soprattutto per gli equilibri dei blocchi economici politici toccati e dalle loro aree di influenza interessate. 

DA WIKIPEDIA

Bernardo Valli (la carriera giornalistica)
Nasce a Parma in una famiglia benestante: il padre è medico. Va via di casa molto giovane: nel 1949, a diciannove anni, si arruola nella Legione straniera francese. Nel 1954 assiste, nella base di Sidi Bel Abbes, alla parata dei reduci dalla sconfitta di Dien Bien Phu. Quell’anno decide di lasciare la Legione. 

Si trasferisce a Milano, dove fa il praticantato da giornalista presso il quotidiano L’Italia; nel 1956 è al neonato Il Giorno, dove si occupa di cronaca nera. Dopo solo un anno passa dalla cronaca alla politica internazionale: parte per il Venezuela per descrivere la sollevazione generale che porta il presidente Marcos Pérez Jiménez a lasciare il Paese.

Nel 1957 sposa la giornalista Adele Cambria, da cui avrà i figli Emilio e Luciano; i due si separeranno dopo qualche anno. 

Successivamente è testimone della rivoluzione algerina. Negli anni sessanta è presente a Cuba e racconta la Guerra dei Sei giorni (1967). Nel 1971 si trasferisce al Corriere della Sera, come inviato in VietnamIndiaCina e Cambogia. Rimane complessivamente sette anni in Asia.  Nel 1975 rientra in Europa, come corrispondente da Parigi. Nel 1979 racconta la rivoluzione Khomeinista in Iran.

Diventa poi redattore capo della sede francese de la Repubblica, collaborando poi anche con L’Espresso come editorialista.

Si dimette da la Repubblica il 15 settembre 2020. Il 31 ottobre ricomincia a scrivere su L’Espresso 

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 La peculiarità della sua crescita professionale gli deriva dal fatto di avere associato, quale antesignano, il taglio della visione di politica economica internazionale, di cui frequentemente è stata connotata la produzione dei “pezzi” sulla primaria stampa nazionale ed internazionale. Proprio su questo punto porto la testimonianza del prof. Giuseppe Palomba, che anticipava ciò che attualmente avviene di regola, più frequentemente nel rapporto tra l’Università e la comunicazione economica “portando in classe la stampa qualificata” talvolta tarando su di essa stessa la lezione come è avvenuto per un articolo, su Gunnar Myrdal, molto significativo, non solo per Bernardo Valli, ma anche per il prof. Palomba e per qualche altro economista italiano, non a tutti i costi kuznetziani, né legati al credo dell’utilitarismo protestante, Benthamiano, quindi, scevri della sensibilità di essere fautori della stretta via dello sviluppo via PIL.

Il giorno 25 del mese scorso lo spettacolare conferimento a Bernardo Valli della laurea ad honorem di“Giornalismo, cultura editoriale, comunicazione ambientale e multimediale” con Laudatio di Marco Deriu, Presidente del Corso di Laurea stesso all’Università di Parma. La eccelsa qualità di comunicatore esercitato per una vita intera, in contesti difficili, ed il materiale di ricerca interessantissimo parallelamente accumulato, avrà spinto sicuramente l’Accademia doverosamente ad insistere (mi immagino giornalista austero e schivo) a realizzare un’operazione culturale il cui i precipitati” sono testi che saranno di esempio nelle scuole accademiche di Giornalismo per le future generazioni, per costruire la preziosa cassetta degli attrezzi per il bravo divulgatore. Tenuto conto che lo sviluppo delle tematiche di cui parliamo non segue le vie della sperimentazione ma propone paradigmi di base , casi studio, buone pratiche prevalgono i suggerimenti per rendere facile il dialogo tra comparti importanti come la società, il mondo produttivo e l’università 

Il giorno dopo su  Repubblica esce un resoconto pari a due minuti di lettura e che vale la pena di riportarne il testo.

L’università di Parma celebra Bernardo Valli, laurea ad honorem al reporter parmigiano

 Il tributo a un grande giornalista e alla sua carriera straordinaria, che l’ha portato a raccontare in diretta nelle zone più “calde” del mondo alcuni tra gli snodi cruciali della Storia degli ultimi sessant’anni.

Oggi l’Università di Parma ha conferito a Bernardo Valli, grandissimo reporter di due secoli, la Laurea magistrale ad honorem in Giornalismo, cultura editoriale, comunicazione ambientale e multimediale. In Aula Magna tanti amici e colleghi di Valli, arrivati a rendergli omaggio in questo suo particolare “ritorno a casa”.

In apertura un quartetto dell’Orchestra dell’Università di Parma, diretta dal maestro Stefano Zinetti, ha eseguito il brano Figlio della guerra. Un viaggio tra le terre che hai chiamato casa, appositamente composto in onore di Bernardo Valli (Stefano Zinetti clarinetto, Magda Muscia flauto traverso, Matteo Federici tromba, Jona Muscia percussioni).

“Valli, che è parmigiano, ha debuttato proprio sulla Gazzetta di Parma” nel 1949 e dà lustro alla magnifica galleria di firme gloriose di questa città, è grande giornalista tout court. Grande inviato, grande corrispondente, grande narratore di fatti e di eventi”, ha detto nel suo intervento il Rettore Paolo Andrei, che si è soffermato in particolare su una parola-chiave come verità e sulla qualità della scrittura di Valli.

Da un lato la verità, “che dovremmo quasi scrivere con l’iniziale maiuscola dato il peso che le va attribuito», e dall’altro «il tema della scrittura, che ovviamente non è disgiunto dal precedente. Bernardo Valli è narratore efficace, puntuale, dettagliato. La sua è una scrittura nutrita di tanti libri, di tanti scrittori e scrittrici, di tante letture, di tanta letteratura». Questi due aspetti, cioè «il rigore della verità e il passo del narratore, sono i due fuochi di un’ellisse assolutamente feconda: la vita e l’attività di un ‘cronista viaggiatore’ – ha continuato il Rettore – che partito da Parma ha saputo raccontare il mondo e alcuni passaggi cruciali della storia di due secoli, sempre – ci tengo a sottolinearlo – rivendicando lo status di cronista e la specificità della cronaca”.

L’università di Parma vanta da oggi un laureato eccellente in più. Bernardo Valli, grande reporter di due secoli, è il neo dottore in Giornalismo, cultura editoriale, comunicazione ambientale e multimediale. Un tributo a una lunga e straordinaria carriera che ha portato Valli, parmigiano, 93 anni, a raccontare in diretta nelle zone più calde del mondo alcuni tra gli snodi cruciali della Storia degli ultimi sessant’anni. L’ateneo gli ha conferito la laurea magistrale ad honorem durante una cerimonia nell’aula Magna aperta dall’intervento del rettore Paolo Andrei. A seguire Diego Saglia direttore del dipartimento di Discipline umanistiche, sociali e delle imprese culturali, ha letto la motivazione del conferimento, mentre la laudatio per il candidato è stata tenuta da Marco Deriu, presidente del corso di laurea in Giornalismo. In chiusura, la lectio doctoralis di Bernardo Valli intitolata La difficile ricerca della verità.
 

La motivazione del conferimento della laurea ad honorem a Bernardo Valli è stata esposta da Diego Saglia, Direttore del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali, che ha sottolineato “la qualità del suo lavoro giornalistico e della sua scrittura, la sua sensibilità di viaggiatore-narratore, la testimonianza umana e intellettuale, l’ampiezza della sua avventura professionale, la sua capacità di raccontare con intelligenza e passione l’attualità con senso di urgenza e al contempo di provvisorietà, così ben riassunta nella schietta formula “la verità del momento””.

“Parliamo di un giornalista la cui vita e i cui scritti hanno disegnato nell’immaginario collettivo una vasta e affascinante carta geografica del nostro mondo negli ultimi settant’anni. Una mappa di parole, di vicende, di personaggi e visioni indimenticabili. Sono pochi gli angoli della terra che non ha visitato e raccontato sulle pagine dei giornali”, ha spiegato nella laudatio Marco Deriu, Presidente del corso di laurea in Giornalismo, cultura editoriale, comunicazione ambientale e multimediale, che ha ripercorso vita e carriera di Bernardo Valli tratteggiando un accurato profilo del suo modo d’intendere e di praticare il giornalismo e sottolineandone a sua volta lo stile del cronista e la qualità della scrittura. 

“La grandezza di Valli – ha aggiunto – ovviamente non dipende semplicemente dall’ampiezza dei suoi lavori e dall’importanza degli eventi raccontati. Straordinario è il suo approccio, un intreccio equilibrato tra fatti e commenti, tra analisi e passione, tra racconto e spiegazioni, tra complessità e chiarezza, tra particolare e universale”.

Dopo la proclamazione è stata poi la volta della lectio doctoralis del laureato, significativamente intitolata La difficile ricerca della verità, nella quale ha brevemente passato in rassegna alcune delle tappe della sua carriera e dei posti dai quali ha scritto, prendendo le mosse dal Congo coloniale.

“Esprimo grande riconoscenza all’Università di Parma per questa laurea. Tra le ragioni che mi rendono particolarmente gradito questo onore è che esso mi sorprende a 93 anni, quando una vita protrattasi tanto ha un tempo limitato davanti a sé”, ha commentato.

“La mia vita la rivedo ‘sparpagliata’ nel mondo: questa occasione mi consente di vederla compatta, lineare, coerente. È un grande privilegio”, ha detto Valli, che nonostante da molti anni viva a Parigi ha sottolineato il legame fortissimo con Parma e con l’Italia: “Le mie radici sono sempre state nel mio Paese natale. Quando penso, quando scrivo, quando parlo con mia moglie lo faccio in italiano”.

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Infine segue il testo dell’articolo di Bernardo Valli che ha ispirato un lungo e complesso seminario del prof. Giuseppe Palomba che abbiamo intensamente apprezzato ed è risultato indimenticabile . Mai visto così entusiasta il prof Palomba che si presentava in tutte le occasioni molto pacato. Doveva essere stato molto amico di Valli e molto stimato da Myrdal

GUNNAR MYRDAL SCANDAGLIA IL MONDO PER PROGRAMMARE IL BENESSERE

BERNARDO VALLI  – su “Il Giorno” pag. 8

ROMA marzo  1964

Gunnar Myrdal, economista e sociologo di fama mondiale, non crede ad una teoria economica universale ma a teorie adattabili alle condizioni dei singoli paesi.  

Nella sua conferenza romana ha affermato che presso i popoli in via di sviluppo l’agricoltura deve avere la precedenza assoluta. 

E siccome è ascoltato, milioni di giovani del terzo mondo saranno contadini invece di operai, agrimensori, invece che ingegneri. Afferma Bernardo Valli

“Ha gli occhi slavati di un nostromo in pensione, che si è guastato la vista per il troppo guardare nel vuoto. E invece Gunnar Myrdal non ha fatto altro, nella sua vita, che scrutare cose ben solide e precise: Numeri, libri, continenti, essere umani neri e bianchi, gialli e caffè latte affamati e benestanti, alla luce pulita del mattino romano la sua faccia è asciutta, tranquilla, ben disegnata: il viso nordico – scandinavo – che a noi mediterranei pare sempre un po’ finto. Lo sguardo mite, sterilizzato, è quello del grande scienziato che insegue pensieri e preoccupazioni di ben altre dimensioni delle nostre; tanto più grandi da non lasciare tracce sull’espressione di chi le sopporta.

La voce della coscienza atomica
Il prof. Myrdal, 76 anni, con passaporto svedese, ma da tempo economista e sociologo internazionale per fama e vocazione, ritorna a Stoccolma tra poco dopo un breve soggiorno a Roma: su una terrazza che domina i Fori, e dalla quale si intravedono le grandi occhiate del Colosseo, cerca di godere gli ultimi minuti di tepore mediterraneo prima della partenza. Infilata in una tasca la lunga lista dei suoi libri pesa come un macigno: si tratta di una buona fetta del pensiero del nostro secolo. 

Molti concetti che ormai ci sembrano ovvi ma che da quando sono stati espressi condizionano l’esistenza di larga parte dell’umanità, portando la sua firma. E anche parte del nostro futuro che, e di quella dei nostri figli è stato più o meno direttamente pianificato da questo turista primaverile se adesso appoggia lo sguardo sul Colosseo. Gli economisti non sono personaggi popolari, perché il loro linguaggio è comprensibile a pochi e perché gli aspetti della loro potenza non sono immediati, e difficilmente delineabili. Eppure, il nostro avvenire è sempre più nelle loro mani. Il pianificatore oggi, ci condiziona anche alle abitudini più intime: l’alimentazione, il numero dei figli, la scelta della professione….

Il prof. Myrdal è venuto, ad esempio, a Roma per dire che nei Paesi in via di sviluppo l’agricoltura deve avere la precedenza assoluta e poiché egli è autorevole e ascoltato nei prossimi anni milioni di giovani del terzo mondo saranno contadini invece che operai, agrimensori invece che ingegneri. E questo è soltanto uno degli effetti – forse il più banale – delle parole pronunciate dal prof. Myrdal nella sua conferenza romana e prima ancora scritta nei suoi trattati. Quando lo si ascolta può nascere il sospetto di fermarsi davanti ad un mostro “ad uno dei tanti tecnocrati, freddi e minuziosi, che con una formula battuta lì con disinvoltura determinano l’avvenire di milioni di persone senza troppo preoccuparsi, ansiosi soltanto di scoprire se i loro calcoli. E invece Myrdal è uno dei rari economisti tormentati da problemi “umani”. E’ forte in lui, ad esempio, la tentazione di servire due padroni contemporaneamente, scienza e benessere. E da ciò nasce una dei dibattiti più angosciosi del nostro tempo: uno scienziato può stabilire una netta distinzione tra fini e mezzi? 

Dubita della formule e delle cifre
In questo interrogativo c’è, in fondo, pur se in altri termini, anche il dramma degli uomini che costruirono la bomba A. Se il potere politico è responsabile dei fini, gli scienziato vanno assolti, poiché a loro spetta soltanto la ricerca dei metodi efficienti.

Myrdal critica questa soluzione del dilemma. Non ha fiducia in quella distinzione ma come economista si sposta sul problema dell’obiettività nella teoria e nella politica economica: egli afferma che ogni ragionamento in materia è sempre imbevuto di prevenzioni e sentimenti personali. Un solo modo di “purificarsi” sarebbe quello di contestare esplicitamente i propri atteggiamenti, per permettere di capire dove finisce la scienza e dove finisce la passione. Per questi motivi l’economista, al pari di ogni altro, può avvalersi di differenti linguaggi ma dovrebbe indicare in ogni caso, se fa appello ai sentimenti o parla come scienziato. Gunnar Myrdal assertore della pianificazione addirittura sul piano mondiale aggiunge che non esiste una teoria economica universale che possa essere applicata ovunque: la teoria deve essere riportata alle realtà particolari, deve essere adattata a questo o quel Paese. Da qui la necessità di estendere l’economia alla sociologia e psicologia. Il problema sta nel come e in che limiti possa avvenire questa collaborazione tra le diverse discipline.

Myrdal, da scienziato, economista teorico, dubita insomma delle regole fisse, delle formule, delle cifre: senza che l’individuo, la sua esistenza, il suo ambiente non sono riducibili a numeri, né a schemi rigidi. Per questo, forse, egli ha scandagliato il mondo in lungo ed in largo dall’America all’India, cercando di scoprire se le realtà particolari cui bisogna adattare la teoria. 

Gunnar Myrdal si laureò il legge nel 27 e dopo aver insegnato prima a Stoccolma e poi a Ginevra andò negli USA invitato dalla Fondazione Carnegie per un’inchiesta sul problema dei negri e Da questa esperienza nacque “un dilemma americano” considerata ancora oggi una delle opere fondamentali per capire la democrazia americana, e in particolare le cause e il meccanismo della segregazione razziale. Nel suo Paese, la Svezia, collaborò alla costruzione del “socialismo scandinavo” e di quello “Stato di benessere”, di cui è uno dei maggiori teorici. Lo Stato si assume compiti crescenti nella vita economica e adotta forme sempre più estese di pianificazioni: Ma poiché la politica del “benessere” è storicamente un fenomeno di tipo nazionalistico (la gelosia della felicità raggiunta)  si arriva ad una disintegrazione della comunità mondiale. A questo punto Myrdal, esponente della scuola del neo. internazionalismo economico, pone problemi di coordinamento che vogliono trasferita l’idea della pianificazione dall’ambito nazionale a quello mondiale.

Deputato socialdemocratico, presidente della Commissione di pianificazione, Myrdal fu anche Ministro del Commercio dal ’45 al ’47. Poi fu chiamato alle Nazioni Unite come Segretario Generale della Commissione economica per l’Europa: e fu proprio in quegli anni – quelli della ricostruzione del vecchio continente –  che egli spinse nei Paesi occidentali ad incrementare gli scambi commerciali con l’Est comunista. E più tardi si dedicò al problema dei Paesi sottosviluppati, di cui  oggi è il massimo esperto in campo economico. Dopo essere stato il grande teorico dei problemi monetari, il minuzioso vivisezionatore dell’influenza delle dottrine politiche sulla teoria economica, si immerse nel Terzo mondo stabilito che a Nuova Delhi dove la moglie era ambasciatore svedese studiò la situazione del Sud Est asiatico: e da questa esperienza trasse quella che resta la migliore guida per addentrarsi nei meandri economici dia Asia e Africa: “Teoria economica e Paesi sviluppati. 

Gettò le basi della nuova frontiera
“L’idea che quelle nazioni potessero svilupparsi secondo un processo di trasformazione più o meno parallelo a quello dei Paesi oggi avanzati . dice Myrdal – è superficiale e radicalmente falsa. Tutti i loro problemi sono diversi”.
Come nel ’38 disegnò con cifre e tabelle, il negro americano, vent’anni dopo scolpì (nel ’58) l’operaio indiano imprigionato nel cronico sottosviluppo del suo Paese. Tutti i princìpi  che oggi muovono le relazioni tra terzo mondo e mondo occidentale vengono dalle sue opere: le migliori, si intende, quelle promosse dalla diplomazia americana con “la nuova frontiera” di Kennedy. E scientificamente Myrdal aveva previsto anche il fallimento di molti regimi africani ed asiatici. Basandosi sulla teoria economica, ovviamente, ma pure su quei “sentimenti personali” e quelle ”presunzioni” che quando sono intelligenti danno un’animo alle formule” .