Lo spazio “Ba” dell’imprenditorialismo

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I creativi volano tanto in alto quanto Icaro. Se mai i raggi del sole squagliassero le loro ali di cera, essi avrebbero individuato un difetto di progettazione o fabbricazione e, quindi, andrebbero alla ricerca del rimedio. Plasmano le loro idee camminando nel vuoto di conoscenza senza destinazioni prestabilite. Incamminandosi, i creativi scoprono analogie sottili e, per sagacia e caso fortuito, superano i limiti fissati dalle mappe di conoscenza possedute, aprendo così nuove rotte prima sconosciute e collegandole tra loro. Nel cambiare le traiettorie, i creatori di percorsi rivelano bisogni latenti, inespressi, dei consumatori.

Rifacendosi ai teorici giapponesi Kitaro Nashida, Hiroshi Shimazu, Ikujiro Nonaka e Noboru Konno, l’imprenditorialismo abbraccia la cultura dello spazio ‘Ba’, luogo mentale, virtuale e fisico nel cui ambito la mutua cooperazione tra persone che non separano il ‘sé’ dagli ‘altri’ fa emergere creazioni, imprevedibili e talvolta improvvisate.

Nello spazio ‘Ba’ dell’imprenditorialismo le preferenze delle persone non sono date per scontate. Esse sono soggette a investigazione sotto il profilo dell’importanza dei valori umani. Ci s’interroga sulla tendenza a simpatizzare con le gioie e le pene degli altri (David Hume, Adam Smith); sull’altruismo che permette la conservazione della specie umana, mentre l’egoismo preserva solo l’individuo (Jean-Jacques Rousseau); sull’utilitarismo come ricerca della felicità personale che non deve andare a scapito della felicità sociale (John Stuart Mill). In breve, l’imprenditorialismo promuove un’imprenditorialità che, recependo i sentimenti morali di cui discettava Adam Smith, non correrebbe il rischio di essere moralmente corrotta.

Lo spazio ‘Ba’ dell’imprenditorialismo è, dunque, un campo di sperimentazione sul come curare gli interessi dell’impresa e dell’imprenditore senza recare danno agli altri e, alla fine, a se stessi, perché i comportamenti puramente egoistici peggiorano nel tempo la salute della comunità di cui si fa parte. Come dire che la mano invisibile della Ricchezza delle Nazioni di Adam Smith si trasforma in una visibile stretta di mano, in modo che gli esseri umani in quanto creature sociali possano regolare meglio e a vantaggio di tutti i loro rapporti.

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