L’offensiva turca offende anche la diplomazia?

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In foto Ozgur Uluduz, console della Turchia a Milano

Da Milano a Napoli si mobilita per esprimere la propria solidarietà al popolo curdo e protestare contro l’invasione militare della Turchia nel NordEst della Siria. Un lungo elenco di sigle sindacali, politiche e della società civile ha organizzato presidi sotto al consolato della Turchia, a Milano, di cui il Console Ozgur Uluduz, in via Antonio Canova 36, a due passi da corso Sempione. Molti si interrogano sulle complicità negli armamenti alla Turchia che l’Italia non può non nascondere , e con essa molte potenze europee e non , come la stessa Inghilterra che in questo preludio di Brexit assume sempre di più posizioni ambigue. Nessuno riflette sul fatto che a commerciare armi e altro, con potenze che violano i diritti umani e la stessa pacificazione che è la base della Unione Europea, ormai ci sono tutti i Paesi del globo e quelli emergenti, ma non si sottolinea quanto sia stato fatto in passato per rendere la Turchia una nazione europea a tutti gli effetti.

Ovviamente c’è stato un travaglio e una transizione al vertice di questa nazione, ma tutte le cronache dimostrano, da quando ci fu l’esilio di un noto esponente del governo negli Usa, che l’Europa non ha la capacità di prevedere l’instaurazione di un regime pericoloso. Un regime che si poteva valutare anche molto tempo fa, perché molti lavoratori anche italiani che si avviavano ad Ankara e dintorni, testimoniavano di aver notato una grande accoglienza e larghezza di vedute in campo imprenditoriale , da parte delle autorità turche, ma se si accennava a qualche domanda di natura politica o qualche discorso attinente, si rischiava anche di essere arrestati.

“Mentre il presidente Trump volta le spalle al popolo curdo, che in questi anni è diventato simbolo mondiale di resistenza e sconfitto l’Isis in un Paese martoriato dalla guerra sacrificando tantissime vite, Erdogan invade Rojava, la regione curda siriana. Le parole del presidente americano usate per giustificare l’invasione turca offendono il popolo curdo e il ricatto di Erdogan (che minaccia di utilizzare i profughi come arma per costringere l’Europa a non intervenire) è meschino” si legge nel comunicato che promuove l’iniziativa dal titolo “Fermatevi. Milano al fianco del popolo curdo”, sottolineando che “tutto questo deve essere fermato: l’Italia, l’Europa e gli organismi internazionali non possono restare indifferenti, chiediamo che si metta in campo ogni sforzo possibile per bloccare l’invasione della Turchia in Siria”. In base a queste parole si intravede anche una strumentalizzazione della protesta, perché Trump ha girato le spalle si al popolo curdo, e poi ha creato le condizioni per delle sanzioni efficaci, mentre in Europa e in Italia si rischia di lasciare sempre tutto ancora una volta, alla piazza, e ad essere incapaci di intervenire anche e soprattutto come diplomazia, in maniera efficace. Intanto, l’ambasciatore turco in Italia, Murat Salim Esenli, ha commentato la sua convocazione da parte del ministro degli Esteri, Luigi di Maio, chiarendo che Ankara non è contro il popolo curdo: “I turchi non sono contro i curdi. La Turchia è contro le organizzazioni terroristiche. In questa operazione noi non stiamo prendendo di mira i curdi, noi prendiamo di mira l’organizzazione terroristica dell’Ypg Pyd”, sigle che rispettivamente indicano le milizie curde dell’Unità di protezione popolare e il Partito dell’Unione Democratica curdo, nel nord della Siria. Noi trattiamo allo stesso modo tutte le organizzazioni terroristiche”. Secondo la Turchia, l’Ypg è una minaccia all’integrità territoriale della Siria e , come Turchia, si vuole che la Siria sia un territorio stabile, come dichiarato ancora dall’Ambasciatore , aggiungendo che anche le Forze Democratiche Siriane (Fds), ossia l’alleanza di milizie nella guerra civile siriana formata principalmente da curdi, sono un “Eufemismo per dare look accettabile all’Ypg Pyd, una tattica usata già dal Pkk. Questa operazione, “Peace Spring”, non è la prima del suo tipo, è la terza nella regione», ha spiegato il diplomatico, ricordando le precedenti “Scudo dell’Eufrate” nel 2016 e “Ramoscello d’ulivo” nel 2018, portate avanti, secondo Ankara, per far tornare i curdi arabi e siriani nelle loro case nel nord della Siria. Secondo l’ambasciatore quindi ; “I curdi sono molto contenti di questa operazione, perché ci appoggiano contro l’Ypg Pyd. Come stanno allora realmente le cose? Fatto sta che si innescano dei focolai ove a rimetterci sono i profeti della pace, come accaduto a Hevrin Khalaf, paladina dei diritti delle donne, lapidata e uccisa come la cronaca riporta.