Longobardi, in mostra al Mann il popolo che cambia la storia

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I Longobardi? Cercateli a Sud. Si sono fatti largo tra i tesori pompeiani e hanno invaso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli conquistando anche sale chiuse da un trentennio per una grande mostra che non solo vuol stupire e divertire (anche i bambini) ma parlarci di incroci di civiltà e di una Europa dai profondi legami fra le aree transalpine e quelle meridionali, quindi anche di attualità. Dopo il successo a Pavia in attesa di approdare all’Ermitage di San Pietroburgo, si apre domani al Mann ‘Longobardi un popolo che cambia la storia’ (fino al 25 marzo).
”E’ la prima volta che il Mann decide di organizzare una mostra dedicata a un periodo che segue la caduta dell’Impero romano. Troppo forte è stato finora il fascino di Pompei ed Ercolano per osare approfondire temi di apparente rottura con la classicità – spiega il direttore Paolo Giulierini – i Longobardi, in Campania, hanno lasciato un segno indelebile. Basterà citare Capua, Benevento e Salerno, le tre capitali della Longobardia minor, nonché l’interessante rapporto che esse intrattennero con le città costiere di Napoli, Amalfi e Gaeta, rimastea gravitare nell’orbita dell’Impero bizantino”.
Ottocento metri quadrati espositivi, ricca di materiali inediti, la mostra è anche punto di arrivo di oltre 15 anni di nuove indagini su siti e necropoli altomedievali. Oltre 300 le opere esposte; più di 80 i musei e gli enti prestatori; oltre 50 gli studiosi coinvolti nelle ricerche e nel catalogo Skira; 32 i siti rappresentati; 58 i corredi funerari esposti integralmente; 15 i video originali e le installazioni multimediali; centinaia i materiali dei depositi del Mann vagliati dall’Università Suor Orsola Benincasa, per individuare e studiare per la prima volta i manufatti d’epoca altomedievale conservati nel museo. Curata da Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi la mostra organizzata da Villaggio Globale International, da una visione complessiva del ruolo e dell’identità del popolo longobardo che nel 568, guidato da Alboino, varca le Alpi Giulie e inizia la sua espansione sul suolo italiano. A Napoli la mostra è divisa in otto sezioni, con molte novità rispetto a Pavia a partire dalla opere di San Vincenzo al Volturno, tra i massimi complessi monastici realizzati dai Longobardi nel Sud come le epigrafi funerarie dei monaci Maio e Almo. Straordinario anche enorme pannello pittorico che giungerà in gennaio da Venafro (XI secolo) composto da 1232 frammenti. E ancora, in un allestimento prezioso di 1.400 mq di tessuto firmato dal creativo Angelo Figus: la lastra con i grifoni dall’Antiquarium di Cimitile della Diocesi di Nola, i marmi dal Museo Correale di Terranova, le preziose monete dalla Certosa di Padula, gli antichi codici. Mai presentate al pubblico le numerose necropoli recentemente indagate con metodi multidisciplinari e innovative analisi di laboratorio del DNA e sugli isotopi stabili. Nei resti di un bambino di 7 anni si nota la deformazione artificiale dei cranio, praticata dagli Unni e Germani. Impressionanti gli scheletri di cavallo e di due cani da Povegliano Veronese. Raffinatissimo il corno potorio in vetro blu da Castel Trosino, ma sono esposti a oggetti anche d’uso comune come anfore, lucerne, pesi, monete oltre agli straordinari gioielli, manoscritti preziosi, epigrafi, a testimonianza anche della scrittura beneventana o longobarda, come il Codice delle Leggi Longobarde del 1005 in prestito da Cava de’ Tirreni. La mostra si conclude con la grande fioritura della Longobardia Minor che prolunga – caduta Pavia ad opera di Carlo Magno – la presenza longobarda in ducati autonomi in Italia, fino all’XI secolo. Tra i pezzi più spettacolari il Disco aureo (Brattea) con Cristo e gli Angeli dal MANN esempio di altissimo livello dell’oreficeria napoletana di influsso bizantino. Con le antiche capitali longobarde campane in circuito anche i siti napoletani dl Tesoro e della Catacombe di San Gennaro. Per i bambini sale colorate, tra i tanti giochi a tema anche uno scavo simulato.