L’opera di Paladino chiama, solo l’interpretazione può dare adeguata risposta

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Per qualche mese a Palazzo Reale, a Napoli, saranno esposti i 104 disegni che Mimmo Paladino ha dedicato a Pulcinella. Dopo la mostra di Palazzo Liberty a Torino, e quelle di Vienna, Rotterdam e Padova, finalmente Pulcinella è tornato a casa, a Napoli, ed il Maestro, legatissimo alla città, ha voluto disegnarne uno speciale, azzurro come la squadra, in una posa che evoca momenti emozionanti per i tifosi e per chi tifoso non è. II terzo scudetto doveva essere immortalato anche con l’arte. Con queste premesse, ampiamente pubblicizzate da media di ogni tipo, sarebbe stato lecito aspettarsi lunghe, lunghissime file alla biglietteria. L’affluenza di turisti, che hanno trovato incluso nel biglietto di visita al Palazzo Reale anche l’omaggio dell’accesso alla mostra di Paladino, ha un andamento coerente con il periodo vacanziero, domenica di luglio, e stop.  Piatto ricco mi ci ficco, recita un antico slogan pubblicitario. Piacevolmente sorpresi i visitatori del Palazzo approfittano del paghiunoprendidue museale e cominciano il viaggio nelle meraviglie del Palazzo, affrontando con  entusiasmo e vigore lo Scalone d’Onore e le sue imponenti dimensioni, circondati da Giustizia, Fortezza, Clemenza e Prudenza che, dalle loro nicchie, assistono impassibili al colorato andirivieni. 

I disegni del Maestro Paladino sono esposti in un ala dedicata proprio alle mostre. Avventure e disavventure di Pulcinella. Famosissima la maschera, un po’ meno la sua origine e il suo significato. Insieme alla pizza e al mandolino Pulcinella è stato per anni il manifesto pubblicitario della città. Il tempo e l’evoluzione, siamo ottimisti su questi esiti, hanno aggiunto nuovi simboli d’identificazione, ma il cuore antico pulsa sempre per la sempiterna, sua rappresentazione D’altra parte. Tra pizza e camorra, e tra Pulcinella e Savastano, come direbbe un comico degli anni 90: la prima che hai detto.  

Nel 1300, Pulcinella cioè “piccolo pulcino” era un nomignolo utilizzato per indicare una persona negligente e perditempo. L’immagine era quella di un grosso naso ricurvo, un volto pieno di rughe ed occhi molto piccoli. Queste particolari caratteristiche, insieme ad una voce stridula, rendevano la maschera più simile ad un gallinaccio nero, da cui derivò la parola dialettale “polleciniello”, per gli extraregione: Pulcinella. Un cartellone divulgativo sul soggetto dei disegni di Paladino, avrebbe reso maggior giustizia al suo lavoro, e sarebbe potuto essere molto gradito al pubblico indigeno e non. Giandomenico Tiepolo,  figlio del cotanto Giambattista, nella sua innovazione artistica, taglio nuovo e nuovi colori per le sue rappresentazioni, dipinse le persone di spalle, e sorpresa delle sorprese, introdusse, nel contesto veneziano rappresentato, il napoletanissimo Pulcinella. Sorpresa delle sorpresone. La produzione dei Pulcinella del giovane Tiepolo  ispirò il genio di Paladino che produsse i 104 disegni oggi restaurati ed in mostra. Improbabile che poche sintetiche parole su un cartellone, in soldoni una striminzita informazione, possa spiegare, ad un pubblico disomogeneo per età e preparazione, la nascita dei disegni di Paladino. A cominciare dal dovuto chiarimento: l’autore delle opere che ispirarono Paladino erano quelle di Tiepolo figlio e non di quel Tiepolo inventore della famosa tonalità di rosa. Tre paroline tre. Una sola opera del ciclo realizzato da Tiepolo accoglie i visitatori nell’intento di prepararli alla visone dell’artista in mostra.  La taccagneria di Paperon de’ Paperoni è solo sbiadita oculatezza al confronto. Il fortissimo volere che accompagnò Alfieri nel passaggio da una vita oziosa a quella di profondissimo studio, dovrebbe essere distribuito all’ingresso della mostra: i disegni si lasciano ammirare, ci mancherebbe. Il visitatore semplice, quello senza stellette culturali, prende atto e va. Impossibile cercare l’eventuale legame con le opere di Tiepolo, oppure il legame dei Pulcinella di Paladino con la Napoli contemporanea, almeno fino all’ultima opera. Davanti a quest’ultima c’è sempre un gruppetto di visitatori, intento ad ammirare il Pulcinella calciatore in rovesciata con il pallone, anch’esso azzurro, sul quale in oro c’è il numero tre dello scudetto appena conquistato. E allora, direbbero i meneghini. Quest’ultima opera di Paladino, ovviamente recentissima, provoca nell’osservatore quel famoso processo di autoidentificazione che sempre rende una visita indimenticabile. Affinchè anche le altre opere potessero suscitare curiosità, attenzione, confronto e quindi emozione,  si sarebbero potute esporre su una parete le opere di Paladino, e sulla parete opposta proiettare le immagini delle opere di Tiepolo.  Francesco De Gregori e Mimmo Palladino, si unirono nel 2018 in un imprevedibile sodalizio. Insieme, per Anema e Core, compirono un’unione tra musica e arte. Una registrazione di quella magia nata dall’unione della musica dell’uno e dall’arte dell’altro avrebbe regalato pathos ed emozione oltre a sottolineare il forte legame dell’artista con l’essenza della città. Se il materiale per l’interpretazione è così tanto, è un dovere usarlo e qualificare al massimo un esposizione.