L’oro della Banca d’Italia? Di importanza strategica, soprattutto per “Loro”

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Ancora una conferma che, in presenza dell’alta probabilità di rimanere vittima di un’azione con forti risvolti dannosi, la mente umana elabori diverse strategie di difesa. Una di esse è, a dir poco, singolare: distogliere l’attenzione dall’evento più ridondante e concentrarla su un altro genere di negatività, seppure altrettanto dannosa. Un esempio di come funzioni un espediente del genere è narrato dal Prefetto di Ferro, l’Eccellenza Cesare Mori, nel libro che riporta la storia delle sue trasferte in Sicilia nel corso del ventennio del fascio. Catturato dai briganti che minacciavano di ucciderlo, riuscì a scampare quel pericolo concentrandosi su tutt’ altro argomento. In Italia, da alcune settimane, sia alla Camera che al Senato, l’impegno dei rispettivi inquilini è di stabilire a chi appartenga la riserva aurea italiana. Se si prova a approcciare la questione solo con mezzi usuali, chi lo fa tenta di risolvere il quesito usando come falsariga l’annosa domanda, che non ha avuto mai risposta, che consiste nello scervellarsi sullo storico argomento di chi sia nato prima, l’uovo o la gallina. È evidente che il vero oggetto di quel dubbio amletico è arrivare a determinare, con certezza, a chi vanno ricondotte le riserve auree del Paese. La più probabile è quella che titolare sia lo Stato Italiano, inteso come un ente astratto che “tutto puote ciò che vuole”. Si potrebbe andare avanti così ad libitum, se la ragione del vigile urbano di Casarsa della Delizia non prendesse il coraggio a due mani e dicesse che intervenire in una faccenda del genere non comporterebbe nessun vantaggio né per lo Stato, né per gli italiani, né per nessun altro. Probabilmente fornirebbe buoni pretesti a certa magistratura, tali da tenerla inutilmente impegnata, alla stregua di quanti si cimentano nel tentativo di definite il sesso degli angeli. Con buona probabilità ne potrebbe trarre vantaggio solo la speculazione, con azioni, a voler usare garbo, funamboliche. Sono in agguato pericoli di ben altra importanza che restano in attesa di una soluzione stabile e duratura. L’anno, anche questo, volge al termine e, come per gli altri recenti, non lascia sul campo granché di positivo, anzi! Come finirà la grande bagarre nel 2026? Sarà prudente aggiungere:”se finirà”.