L’orso bruno M49 fuggito dal centro faunistico del Casteller è diretto verso l’Alto Adige, dove vogliono abbatterlo

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Ha un nome in codice, come un’arma o un ordigno, come gli F35, in modo che uccidendolo non morirà un essere vivente. I più umani lo chiamano Papillon, l’ergastolano che fuggì dalla colonia penale della Cayenna. Nonostante la disposizioni del ministero dell’ambiente, che protegge la specie, c’è chi vuole eliminarlo perché ha rotto il recinto ed è fuggito in cerca di libertà per ubbidire alla sua natura. Noi, invece, abituati a vivere entro i confini, prigionieri delle frontiere, non lo capiamo. il governatore della provincia autonoma di Trento ha già pronto il decreto di abbattimento.

Più che negazionista, chi non crede nel virus sembra auspicarne la diffusione, come una macabra setta politica

Come mai c’è chi ne nega la pericolosità? Ricorda gli uomini che si castrano per fare un dispetto alla moglie. Il contagio è in continuo aumento. Si rischia di annullare così tutti i sacrifici fatti in tanti mesi di quarantena. Complice il desiderio di libertà dei giovani – abbiamo tutti avuto 20 anni, ma non eravamo così incoscienti – ci stiamo ammalando di nuovo, e anche loro. È mai possibile che la voglia di divertimento sia talmente forte da annullare il pericolo per sé e i familiari? Che disonestà quegli imprenditori che intascavano la cassa integrazione e facevano lavorare ugualmente i dipendenti.

Tenetevi il paese in continuo degrado, che vi consente tutte le nefandezze possibili, ma almeno non lamentatevi

Non si parla più dei deputati che si sono appropriarsi dei 600 € che spettavano a chi durante il Covid-19 non aveva potuto lavorare. Abbiamo già dimenticato. Come se non fosse successo. Da noi non si smascherano gli imprenditori che intascano la cassa integrazione di operai che fanno lavorare, col rischio di farli ammalare. Quelli dei locali notturni vorrebbero sussidi perché la quarantena li priva di quattro miliardi. Quante tasse hanno pagato negli anni scorsi questi imbroglioni? Ormai si ricorre al Tar, si denuncia allo stato e si fa causa. Intanto, vediamo cos’altro c’è da rubare.

Siamo più cacasotto che rispettosi della privacy, perché, da bravi ignoranti, non conosciamo la legge
Nonostante le continue precisazioni del Garante, abbiamo una concezione sbagliata della privacy. Chiunque ha diritto alla riservatezza, anche i criminali. Ma riguarda solo la salute, le opinioni politiche e religiose, le tendenze sessuali e l’immagine. Non il comportamento. Noi, invece – un po’ per omertà, un po’ per ignoranza, ma soprattutto per la paura di essere querelati – proteggiamo anche chi andrebbe additato all’attenzione dei cittadini. Sui giornali i delinquenti sono nominati con false iniziali. Agli evasi viene coperto il volto in modo che se si incontrano non vengano riconosciuti.