Lotta al falso e “Made in”
Il rilancio parte da Napoli

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Il settore moda fa squadra. E da Napoli, dove organizza l’evento “L’Italia è una maglia” grazie all’impegno Il settore moda fa squadra. E da Napoli, dove organizza l’evento “L’Italia è una maglia” grazie all’impegno dell’assemblea nazionale Giovani Sistema Moda, apre un fronte unico per il riconoscimento del marchio “Made in” e la lotta alla contraffazione. Susanna Moccia, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione degli Industriali di Napoli, spiega al Denaro di cosa si tratta. Perché questa iniziativa? L’Assemblea offre l’occasione per avviare una riflessione sul futuro di uno dei principali settori produttivi della nostra economia e sul ruolo che gli under 40 possono e devono avere nello sviluppo di un comparto di eccellenza del Made in Italy. Il 2015 sarà l’anno dell’Expo, della vetrina internazionale per antonomasia. È il momento di fare squadra, unire le forze e sostenere a testa alta il terzo marchio per notorietà. Fare squadra in che senso, a quali forme di alleanza si pensa? Le imprese stanno dimostrando una forte volontà di fare rete per valorizzare – e non solo difendere – la nostra risorsa più preziosa. È importante per ottenere risultati concreti su sfide come l’approvazione definitiva della norma Ue sul “made in”, l’etichetta di provenienza. Un obiettivo che, se raggiunto, consentirebbe ai consumatori di acquistare con maggiore consapevolezza e darebbe un duro colpo alla contraffazione. Il vostro obiettivo? Offrire risposte concrete e condividere strategie comuni. Come tutelare la nostra tradizione, consentendo al tempo stesso al settore di innovarsi e rimanere competitivo? Discuteremo insieme anche di questo. Quale sarà il ruolo delle aziende campane? La Campania ha da sempre un ruolo di primo piano nella storia dell’industria tessile italiana. Nel primo semestre 2014 il dato relativo all’export di calzature e prodotti di abbigliamento della nostra regione fa registrare un più 7,3 per cento. Non a caso l’appuntamento con l’Assemblea nazionale degli under 40 Smi si svolge a Napoli. Che tipo di risultato vi aspettate dall’Expo? L’Expo è una vetrina, come dicevamo. Il sistema moda campano, così come quello italiano, sarà sotto i riflettori internazionali. Ci viene data l’occasione di valorizzare i nostri punti di forza: la qualità, la competenza, l’originalità, la ricercatezza delle materie prime. Quali sono i grandi problemi del Made in Italy? La contraffazione e il fenomeno dell’italian sounding – legato soprattutto al comparto agroalimentare ma non per questo da sottovalutare – su tutti. Il giro d’affari del falso, per il solo comparto abbigliamento e accessori, tocca quota 2,5 miliardi. È urgente intervenire con misure dure e concrete. La contraffazione, più in generale, divora, in Italia, 110 mila posti di lavoro e 1,7 miliardi di entrate per il fisco. E del Made in Campania? Scontiamo, spesso, le conseguenze del radicamento di un’immagine negativa, troppo spesso associata alle nostre produzioni. Eppure siamo la terra della qualità, dell’eccellenza produttiva. Lavorerò con la mia squadra, nei prossimi anni, per promuovere azioni di incoming di colleghi stranieri finalizzate proprio a far sì che tocchino con mano cosa vuole dire made in Campania. Il sistema moda ormai pensa solo al mercato globale? La domanda interna è fondamentale. Certo, a oggi è l’estero a trainare le nostre produzioni ma tra le nostre priorità c’è sicuramente il mercato italiano.