Lotta contro il cancro, a due ricercatrici campane le borse di studio di “Love Design”

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In foto da sinistra Irene Schiano Lomoriello, Koustav Pal, Rossella Scotto di Perrotolo

di Paola Ciaramella

Arrivano dalla Campania due delle tre giovani menti che beneficeranno dei fondi raccolti da Love Design, evento di solidarietà a cadenza biennale organizzato a Milano dal Comitato Lombardia dell’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), in collaborazione con l’Associazione per il Disegno Industriale (ADI). Irene Schiano Lomoriello e Rossella Scotto di Perrotolo si sono aggiudicate due borse di studio triennali del valore di 75mila euro ciascuna, per portare avanti i loro progetti di ricerca sul cancro. Il terzo borsista è Koustav Pal, 29 anni, biologo computazionale originario di Calcutta, che nei laboratori dell’IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) lavorerà sulla “Identificazione di mutazioni in regioni ‘enhancer’ come marcatori prognostici per la stratificazione di pazienti con tumore al seno”. L’ottava edizione della manifestazione ha visto la partecipazione di 61 aziende che hanno donato oltre 4mila oggetti di design e ha permesso di raccogliere quasi 230mila euro netti, per sostenere l’operato dei tre ricercatori.

Orgoglio campano
Nata nel New Jersey 28 anni fa, ma cresciuta a Monte di Procida (Napoli), Irene Schiano Lomoriello ha conseguito la laurea magistrale in Biologia all’Università “Federico II” nel 2013; poi, dopo sei mesi trascorsi al Children’s Hospital of Philadelphia, ha iniziato il Dottorato in Medicina dei Sistemi alla Scuola Europea di Medicina Molecolare (SEMM) con il prof. Pier Paolo Di Fiore e la supervisione della dott.ssa Sara Sigismund. Grazie ai fondi di Love Design studierà, presso l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), “Il ruolo della proteina endocitica Epsin3 nel tumore al seno e nella regolazione delle cellule staminali mammarie”: “Da un studio effettuato precedentemente in laboratorio sappiamo che questo gene è amplificato e la proteina è overespressa nel tumore al seno e correla con una peggiore prognosi e con metastasi. Dunque il nostro scopo è di capire quali sono i meccanismi alla base di questo ruolo oncogeno di Epsin3 – spiega a IlDenaro.it –. Ormai è noto che nel tumore non tutte le cellule sono uguali, tumorigeniche, e dunque non possono essere trattate alla stessa maniera. In particolare, sono state scoperte delle cellule che, per somiglianza con le principali caratteristiche delle cellule staminali adulte di un tessuto, sono state chiamate Cancer Stem Cells (cellule staminali tumorali), che sono capaci di rigenerare se stesse e di differenziare dando origine alla diversa eterogeneità delle cellule che costituiscono il tumore. Inoltre, si pensa che esse siano alla base del ‘relapse’, la formazione a distanza di anni dello stesso tumore primario e della chemio resistenza – precisa Irene –. È necessario dunque mettere a punto delle terapie più specifiche anche per le cellule staminali tumorali utilizzando dei loro marcatori molecolari. In questo contesto Epsin3 potrebbe essere eventualmente utilizzata in futuro per una terapia molecolare più specifica o potrebbe essere utilizzata semplicemente come marcatore diagnostico per capire che tipo di terapia utilizzare a seconda dei suoi livelli”.
Anche Rossella Scotto di Perrotolo, 27 anni, originaria di Procida, si è formata nell’ateneo federiciano, conseguendo la laurea magistrale in Biotecnologie Mediche nel 2015. A ottobre dell’anno successivo ha intrapreso il dottorato alla SEMM e attualmente lavora nel gruppo della d.ssa Simona Polo all’IFOM, dove indagherà le “Basi molecolari dello splicing alternativo di Myosin VI nella trasformazione cellulare”. “Myosin VI è una proteina che svolge molteplici funzioni all’interno della cellula, in particolare è coinvolta nella migrazione cellulare, un processo fondamentale per la cellula che, se non controllato, è alla base della formazione di metastasi – afferma Rossella –. Per questa proteina esistono due forme alternative che chiamiamo ‘long e ‘short’, che si generano a partire dallo stesso gene attraverso un processo detto splicing. Durante la trasformazione da cellula normale a cancerosa si ha un cambiamento di espressione dalla versione ‘long’ di Myosin verso quella ‘short’ e ciò conferisce alla cellula maggiore capacità di migrazione e metastatizzazione. Un’elevata espressione di Myosin short è significativa nel cancro, soprattutto all’ovaio. Il nostro scopo è capire quali sono i segnali all’interno della cellula che guidano verso la maggiore espressione di Myosin short e quindi un comportamento più aggressivo”.