Luca Gamberini: tre domande sull’Arte

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Dal progetto ‘L’Arte Svelata. Sguardi che vanno oltre’", 2020, in collaborazione con Bologna Musei e Comune di Bologna, Biblioteca Corticella – Luigi Fabbri, Bologna, courtesy Luca Gamberini

L’Occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte, in Italia e all’estero, avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

Poeta, scrittore, funzionario bancario, con una laurea in Storia e ora anche fotografo. L’eclettismo sembra scorrere nel sangue di Luca Gamberini, bolognese che, negli ultimi anni ha mutuato il proprio nome attraverso una comunicazione trasversale, seguendo il ritmo della sua Olivetti 22, originando la sua Poesia Espressa®, pubblicata già da Mondadori, prossima di stampa con una edizione inedita e che è stata accolta con fervore anche da Musei e Fiere d’arte contemporanea, gallerie e mostre, diventando essa stessa una forma di arte visiva, ‘Stilemi’. Un flusso continuo di azioni che uniscono il fare con il pensare, l’azione con l’idea, in maniera multiforme e mai uguale a sé stessa, tenendo come proprio fil rouge il concetto stesso di unicità e mutamento. Nell’ultimo anno e mezzo, Luca Gamberini, ha iniziato a sperimentare il linguaggio fotografico da cui sono emersi alcuni progetti, due dei quali ospitati in differenti occasioni espositive: ‘Cosa c’è dietro le stelle?’ con scatti dell’ INAF – Istituto di Radioastronomia – Radiotelescopi di Medicina (Bo), giunti in Campania per il Festival ideato da Giuseppe Leone, VinArte, lo scorso agosto e la prima personale “L’Arte Svelata. Sguardi che vanno oltre” in collaborazione con l’Istituzione Bologna Musei e il Comune di Bologna, in mostra in un luogo speciale, la Biblioteca Corticella – Luigi Fabbi, la stessa dove Gamberini, da piccolo, studiava. Entrambi i progetti, a cura di Azzurra Immediato, hanno evidenziato modi e visioni estremamente ampi e complessi, con la volontà, contestuale, di ricercare qualcosa che sia nascosto all’occhio umano, oggi ormai spodestato dal proprio ruolo fondamentale e sostituito solo dagli schermi. Una sorta di ritorno alle origini che, tuttavia, è tensione verso il futuro. In occasione della chiusura della mostra ‘L’ Arte Svelata. Sguardi che vanno oltre’, già prorogata di oltre un mese, Il Denaro ha posto le consuete tre domande a Luca Gamberini.

Luca, cos’è per te l’Arte?
Abbiamo bisogno di un trascendente che sia però anche immanente. Lo dico da credente: abbiamo bisogno di certezze che però siano “leggermente” sollevate da terra, mantenendone quasi un contatto materico. Galleggiare tra le idee con un lieve ancoraggio al reale, al quotidiano. Questo io intendo per Arte. Un trascendente che ci proietti oltre il qui ed ora ma allo stesso tempo ci racconti la necessità dell’avere un qui e un ora ben circoscrivibili. Non perfettamente circoscritti, però: rischieremmo di perdere la magia dell’imprevedebile, ma il campo da gioco della vita deve essere ben visibile. Un sogno con un occhio semi aperto, ecco cosa io intenda per Arte.

Nella tua carriera, il concetto di Arte si missa con la letteratura, la poesia e, da qualche tempo anche con la fotografia. In che modo questi tre linguaggi trovano modo di dialogare senza sovrapporsi ma, piuttosto, creando un filo conduttore?
Si tratta di linguaggi sinergici e che, di fatto, cercando di offrire un racconto del mondo che tenda diritto allo stesso punto sublimano una cosa: l’essenzialità della bellezza. La ricerca della forma, dello stile, della parola esatta – “che squadri da ogni lato” – è una ricerca del bello. Allo stesso modo, occorre sfrondare i versi del superfluo, affinché la poesia sia organica, una riduzione ai minimi termini dell’espressività: protendere ad una comuncazione totalizzante, selezionando con cura la “quantità” del veicolo comunicativo. Siano essi pixel, spazi, versi, colori, luci. Credo che la fotografia sia un po’ come una poesia che si sia immersa nel reale. Allo stesso modo, immagino la poesia come una fotografia privata dello spazio fisico e volumetrico.

Il 2020 ed il 2021, segnati drammaticamente dal Covid19, ti hanno ugualmente dato modo di portare avanti una riflessione ampia, condivisa sia attraverso la pubblicazione di poesie sia attraverso la tua prima personale di fotografia nella tua Bologna e la partecipazione al Festival VinArte, nel Sud Italia. Cosa ha significato tutto questo e che progetti hai per il futuro?
Non senza un filo di autocritica ammetto di essere un pianificatore seriale. La vedo come una forma di efficentamento del tempo. Colpa forse della lezione senecana appresa all’università; tuttavia, ho imparato, anche a mio discapito, come la rigidità sia necessaria per avanzare ma molto meno per crescere. Sto cercando di mediare tra queste due fasi. Ecco perché, raggiunti una serie di obbiettivi che ritenevo importanti, ho deciso di rimettere tutto in discussione. C’è un libro di prossima uscita, nella primavera dell’anno venturo, una nuova raccolta poetica. Ci sono alcuni lavori fotografici che attendono la luce, ma, soprattutto, ho voglia di vedere cosa succede a percorrere strade che avevo escluso. Non so quanto possano essere vincenti le sfide che mi sono posto, sicuramente so che queste sono le strade che intendo percorrere… Perché mi divertono.

Il futuro come tempo del pensiero e luogo dello sguardo paiono essere i fili conduttori del lavoro che Luca Gamberini porta avanti attraverso Poesia & Fotografia, non resta, perciò, che aspettare e stare a guardare, così come si fa osservando il cielo e le stelle e così come si fa osservando ciò che accade quando un museo è chiuso e può essere fotografato…

in foto Luca Gamberini (ph Luca Bolognese)
in foto “Cosa c’è dietro le stelle”. 2021, in collaborazione con Inaf – Istituto di Radioastronomia – Radiotelescopi di Medicina (Bo), in mostra al Festival VinArte 2021, Guardia Sanframondi (Bn), courtesy VinArte
in foto “Cosa c’è dietro le stelle”. 2021, in collaborazione con Inaf – Istituto di Radioastronomia – Radiotelescopi di Medicina (Bo), in mostra al Festival VinArte 2021, Guardia Sanframondi (Bn), courtesy VinArte
in foto “Cosa c’è dietro le stelle”, 2021, in collaborazione con Inaf – Istituto di Radioastronomia – Radiotelescopi di Medicina (Bo), in mostra al Festival VinArte 2021, Guardia Sanframondi (Bn), courtesy VinArte
Dal progetto ‘L’Arte Svelata. Sguardi che vanno oltre’”, 2020, in collaborazione con Bologna Musei e Comune di Bologna, Biblioteca Corticella – Luigi Fabbri, Bologna, courtesy Luca Gamberini