Luigi Nicolais, l’uomo che aveva sete di futuro

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in foto Luigi Nicolais

Aveva sete di futuro Luigi Nicolais, Gino per gli amici che erano tanti e per tutti quelli che entravano in relazione con lui come dimostrano i tanti e commossi necrologi per la sua morte. Quella sete attingeva a una fonte che usava per dissetare studenti, colleghi, interlocutori di ogni genere fino ai presidenti della Repubblica con i quali ha collaborato al vertice del Consorzio per la diffusione della cultura dell’innovazione (Cotec).
Ecco, l’innovazione era il suo pallino. Il punto di partenza e di arrivo di ogni sua avventura. Come al tempo dell’assessorato in Regione con Antonio Bassolino quando inventò i Centri di competenza per far dialogare il mondo della ricerca con quello distante delle imprese o come quando al tempo della presidenza del Cnr si batté per l’accesso aperto alla letteratura scientifica o, ancora, come quando al tempo dell’impegno ministeriale avviò la digitalizzazione della pubblica amministrazione.
Anche nella sua terza vita – dopo aver raccolto successi nelle istituzioni e nell’accademia con cattedre e riconoscimenti in Italia e negli Stati Uniti – la curiosità ha guidato i suoi passi portandolo a fondare una startup diventata presto un’impresa di successo nel campo dei materiali che era il suo d’elezione: Materias, che oggi vanta soci illustri ed è guidata da una brava manager come Caterina Meglio affiancata da una ventina di giovani scienziati in prevalenza donne.
Qui ha concentrato tutta la sua esperienza e la sua capacità di visione. Ancora una volta la sua bussola interiore ha puntato sull’innovazione nella forma più incisiva e allo stesso tempo disarmante: la formazione dell’innovatore. Una figura rara da trovarsi in natura e quindi che si può e deve creare se si vuole uscire dalle aule dei convegni e incidere nella realtà dei fatti.
L’assunto di fondo è che la ricerca scientifica in Italia sia tra le migliori al mondo. Solo che da noi resta confinata nei cassetti degli atenei e non produce ricchezza. Ecco la svolta, allora: puntare su veri e propri “traghettatori”, persone in grado di cogliere l’importanza di una scoperta e accompagnarla fino al mercato dove potrà dimostrare la sua forza, la sua bontà, la sua carica di novità attraverso la trafila dei brevetti e delle verifiche che un’organizzazione può garantire.
Questa scommessa compie nel 2026 dieci anni. E Gino avrebbe avuto piacere di festeggiare il traguardo con i soci, i collaboratori, gli amici e la grande comunità dei suoi estimatori che perfino in una città matrigna come Napoli superano di gran lunga gli invidiosi. Condividere era una delle caratteristiche che lo rendevano speciale in un contesto di gelosie e difese ad oltranza del nulla cosmico.
Forse un modo per rendergli onore coi fatti e non solo a parole potrebbe esserci. Partecipare tutti alla celebrazione del decennale della sua creatura comprendendone lo spirito di fondo che era e resta la più travolgente delle innovazioni: convincersi che “si può fare”, come amava rispondere a chi gli chiedeva la soluzione di un problema prim’ancora di essere entrato nel merito. Presunzione? No, primato della volontà, della conoscenza, della capacità di ascoltare.