L’umanità con la testa nel sacco

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C’è un’ espressione che probabilmente rende più di tanti dibattiti l’idea della situazione in cui versa  attualmente l’umanità. È con la testa nel sacco, questo è quanto. L’espressione era usata all’inizio per descrivere la condizione dei prigionieri quando venivano trasferiti. La loro testa veniva così coperta perché non si rendessero conto di dove si trovavano. Nel tempo ha cominciato a essere usata per descrivere chiunque si trovi in una situazione ingarbugliata e non sa da dove cominciare, nel provare a risolverla. Per tentare almeno di riprendere la retta via verso la pace, la convergenza di vedute dei vari addetti ai lavori si sta dimostrando più di forma che di sostanza. È pur vero che nell’Urbe era spesso usata l’espressione “tot capita, tot sententiae” e in effetti rendeva ancor meglio il concetto. Solo che da allora sono passati due millenni e grandi passi avanti non ne sono stati fatti. C’è da ricordare anche che gli orizzonti si sono allargati e, in teoria, il villaggio mondo sarebbe dovuto diventare sempre più globale. Invece nel lungo percorso che ha compiuto attraverso il tempo, qualcosa, a tutte le latitudini, non è andata per il verso giusto. Prova ne è che un conflitto come quello che ha innescato Putin verso Zelensky, può essere paragonato al remake di un colossal del tipo di Ben Hur o altri dello stesso genere. Quale sia stato il denominatore comune di questa enorme pletora di fatti che hanno accompagnato l’ Homo Sapiens(?) fino a oggi, è facilmente individuabile. Senza tema di smentita, è stata l’auri sacra fames, più semplicemente l’avidità, per rendere con immediatezza la realtà dei fatti. Preparata secondo le ricette in uso in ogni parte del mondo, è stata protagonista indiscussa di ogni abbuffata legata a conquiste e spartizioni. All’inizio del conflitto in arme, si è cominciato a avere timore per le conseguenze che sarebbero ricadute su quei paesi che non si fossero schierati. Gli osservatori in genere e quelli occidentali in particolare davano per scontato che il ribaltone si sarebbe consumato prevalentemente nell’ ambito delle forniture di combustibili fossili. Solo quando l’Ucraina è rimasta chiusa nella morsa dell’assedio russo e con essa i suoi sbocchi a mare, il mondo ha iniziato a cambiare atteggiamento nei confronti di quanto stava accadendo. Era un killer vecchio quanto il pianeta, quello che stava per riguadagnare la ribalta del pianeta: la fame. Non quella conseguente alla mancanza di cibo causata da eventi naturali, bensì la sua versione già tante volte fatta scaturire artatamente dall’agire umano, provocata con cura per indurre il nemico alla resa. Anche se per il momento parte dell’ umanità ancora non ne è investita in pieno, tale carestia, come successe a suo tempo per Annibale, è davanti alle porte. Chi deputato a gestire tanto, non dovrebbe sminuire l’importanza e il pericolo portato dalla particolare evoluzione del conflitto. La fame, è noto, può fare ancor più vittime di quante ne stia facendo la guerra. La vicenda è diventata da qualche giorno più oggetto di attenzione, cioè da quando è stato sollevato quel velo che si voleva lasciare il più a lungo possibile a coprire uno stato di fatto ormai già debordato: il ricorso per ciascun paese all”indebitamento a ruota libera. Ormai il mondo occidentale è oberato da una mole di debiti che, già considerandola per quello che è, difficilmente sarà possibile che verrá onorata alle scadenze naturali. Nel fine settimana in corso il problema è oggetto di particolare attenzione. Con senso del dovere particolarmente amplificato, pur sensa chiamarlo con il suo vero nome, il governo della EU prima, seguito a ruota da quelli dei singoli paesi che la compongono, ha indirizzato agli europei una prima esortazione a adottare uno stile di vita sobrio, per usare un eufemismo. La vera comunicazione agli europei probabilmente sarà a breve l’invito a prepararsi a un periodo di austerity lungo non si sa quanto. E purtroppo, almeno tale è l’opinione diffusa, non sarà un comportamento spartano da adottare per un tempo breve. I meteorologi prevedono un’ estate particolarmente calda e lunga. Altan farebbe commentare al suo personaggio Figazzi, metalmeccanico disilluso ma non rassegnato, nei confronti del suo storico compagno di lavoro: “animo, Cipputi, che una soluzione si troverà”. Almeno è quanto succede nelle strips !