Una parte degli studi di Economia Politica, per la precisione la teoria della produzione, si occupa del fenomeno della marginalità, più specificamente dell’utilità marginale. Ridotta all’osso, l’attenzione dei cultori della materia si sofferma su un quesito fondamentale che riguarda la teoria della produzione. In sintesi, essa riporta un interrogativo che ricorre spesso nella pratica. Molti imprenditori se lo pongono o, quanto meno, dovrebbero porselo.
In breve, di quanto aumenterebbe la produzione di un’azienda o l’efficienza dei servizi, se si incrementasse di una sola unità la combinazione dello stock di risorse con il numero degli addetti? Quanto sia importante questa verifica non necessita di alcun commento. Assume un determinante potere di condizionamento delle scelte se adoperata in un contesto diverso da quello aziendale: l’attività di governo.
Ieri, alla votazione su un emendamento alla riforma della legge elettorale, la maggioranza è andata sotto di un voto. Pertanto, oltre allo stop di quell’iniziativa, per l’Esecutivo consegue anche la constatazione di un livello di caducità delle alleanze da ritenere molto alto. Già in tempi normali, quanto è accaduto ieri alla coalizione di governo sarebbe da classificare come un atto di clamorosa sconsideratezza dell’opposizione. Se a ciò si aggiunge quanto riportato da fonti attendibili, cioè l’azione di almeno una trentina di cosiddetti “franchi tiratori”, il quadro è completo.
Il sorpasso della minoranza, seppure per un solo voto, è stato simile all’entrata in una galleria non illuminata, in una notte senza stelle, di per sé già molto buia. Vale a dire che la premier Meloni, quando ha parlato della palude in cui è finito il governo, era già conscia del comportamento sleale di alcuni elementi schierati al suo fianco.
La vicenda assume particolare rilevanza per il contesto in cui si è verificata. All’interno dei patrii confini, in quanto il mese corrente, con oggi, è arrivato alla sua metà e la parte restante è scandita da una serie consistente di impegni per la premier, sia in sede sia in trasferta. Particolare altrettanto importante è che il Paese, il mese prossimo, come ogni anno, “chiuderà” per ferie, quindi non sarebbe neppure proponibile la formazione di un “governo balneare”. Qualcosa del genere avvenne già alla fine degli anni ’60 con il governo agostano del premier Leone.
Una situazione di incertezza del genere fa aumentare ancor più la fibrillazione degli italiani. La stessa è già alta per quanto accade oltre confine, con forti ripercussioni anche sul Paese, come su molti altri.
Un vecchio adagio di origine francese riferisce che Martino, un abate d’oltralpe, perse la sua cappa per un nonnulla. Ieri, a Roma, la premier Meloni ha assistito alla compromissione del suo mandato per un solo voto.
Niente di nuovo sotto il sole.





































