M5S, la mannaia del secondo mandato butta fuori dal Parlamento Fico, Taverna, Bonafede, Fraccaro, Sibilia, Tofalo, Crimi e tanti altri

96
in foto Roberto Fico

La grande ‘mannaia’ del secondo mandato alla fine si abbatte sui veterani del Movimento 5 Stelle, ponendo fine alla carriera politica dei big all’interno del Movimento. Dopo il muro eretto da Beppe Grillo, anche Giuseppe Conte decide di confermare la regola aurea dei pentastellati: gli eletti che hanno già svolto due mandati non potranno più ricandidarsi. E no, non ci saranno deroghe, nonostante il pressing forsennato di chi fino all’ultimo sperava in un ripescaggio. Dal presidente della Camera Roberto Fico alla vicepresidente del Senato e del M5S Paola Taverna, da Alfonso Bonafede a Riccardo Fraccaro, passando per Stefano Buffagni, Carlo Sibilia, Angelo Tofalo, Vito Crimi: è condita di nomi eccellenti la lista dei ‘sommersi’, gli eletti al secondo giro di boa (una cinquantina tra Camera e Senato) che alla fine di questa legislatura troveranno sbarrate le porte di Montecitorio e Palazzo Madama. L’Adnkronos ha contattato molti di loro. I più delusi si trincerano dietro il classico no comment, qualcuno plaude alla decisione di Conte e Grillo, altri accolgono la ferale notizia con placida rassegnazione. E non manca chi coglie l’occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Il deputato Angelo Tofalo, geotecnico con master in “Intelligence e Sicurezza”, si dice “soddisfatto e felice” e già guarda oltre: “Tornerò a fare l’ingegnere, con grande gioia e voglia di misurarmi sul mercato. Svilupperò tecnologia sovrana ‘Made in Italy'”. Per l’ex sottosegretario alla Difesa, Grillo e Conte hanno fatto bene a preservare il “principio fondante” del M5S, perché “la politica è servizio al cittadino e al paese”. Tofalo poi si dice “certo” che “tutti i parlamentari che torneranno alle proprie vite e alle proprie professioni potranno continuare a dare un contributo alla nostra comunità”. Una prospettiva tutt’altro che scontata, perché il rischio ora è quello di un disimpegno – anche e soprattutto economico – da parte degli eletti finiti nella ‘tagliola’ del secondo mandato in vista della campagna elettorale d’agosto.