Ma dove è nascosto il senso?

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Appello allo Yeti
La storia che non si affanna alle trombe mi accompagna.
Gerico viene chiamata la città da me abitata.
Mi frana di dosso pezzo a pezzo la cinta muraria.
Sto in piedi tutta nuda sotto la divisa d’aria.
suonate, trombe, e come si confà, suonate insieme a più non posso.
Ormai solo la pelle cadrà e mi discolperanno le ossa.
Wisława Szymborska

Non riesco a capire.
Sono politici, questi che ascolto e discutono intorno a temi che si capisce che non capiscono.
Questo è tanto più chiaro quanto più ostentano sicurezza nell’esporre le loro argomentazioni.
Si, capisco le parole che usano e anche i collegamenti ma mi sfugge il senso.
Le frasi sono quelle che si ritrovano sempre: banalità proposte come rivelazioni geniali, autoreferenzialità, conformismi espressivi manifestati come divergenze raffinate.
Il dissenso espresso è manierismo, che sottolinea una compiacenza, insopportabile, di se della propria pseudo sconvenienza, che diventa un nuovo conformismo.
Sono tante parole logorate e stinte dall’uso, che producono coesioni umane liquide, opportunistiche.
Argomentano di parti, vogliono aggiustare delle parti, ma non possono vedere l’insieme.
Non è che non vogliono, non possono ma come si possono trattare delle parti se non si ha la visione dell’insieme?
Non capisco.
Ma forse è corretto così, siccome anche loro non capiscono mi arriva questo, solo che loro fanno finta di capire.
Io una cosa la capisco benissimo: chi comanda davvero non è la politica ma la burocrazia.
Fanno finta di prendere decisioni, poi tanto la burocrazia fermerà tutto.
E capisco che questo della burocrazia è un tema tabù: si deve dire che bisogna cambiarla però stando molto attenti a non farlo davvero.
La burocrazia permette che tu la critichi, a patto che non la tocchi.
C’è una accettazione aprioristica dei grandi vincoli, e tutto quello che si può fare deve avvenire all’interno di interstizi che però non modifichino i giochi che vietano l’efficienza.
L’efficienza produrrebbe risultati l’inefficienza produce lavoro: garantirsi l’inefficienza consente di avere il posto per sempre.
Lo vediamo: I “sistemi” che dovrebbero semplificare e aiutare sono, in prevalenza, chiusi e ostili, con “cani da guardia” abbaianti e ringhiosi pronti a cogliere l’errore, l’infrazione dalla norma (prevalentemente stupida).
Il processo di potere è orientato a impedire il fare.
Se fosse solo inutile potrebbe essere tollerato ma il punto è che è dannosa!
Le persone sono depresse intimorite, cresce la sfiducia in se stessi e negli altri.
La paura è la grande protagonista dei nostri tempi.
I rapporti umani sono prevalentemente aggressivi e opportunistici.
La disperazione non è non avere niente ma non si aspettarsi niente.
Paura, impoverimento e sfiducia: ecco l’attrezzatura emotiva di chi è invitato a darsi da fare e non cedere ma che vede diminuire l’orizzonte e si chiude in termini difensivi e depressi.
Governare per il valore e il futuro significherebbe dare significato alle azioni e alle possibilità e coltivare la speranza,non solo per non morire ma anche vivere.
Ma forse non è possibile fare di più o meglio, perchè è sbagliato l’intero gioco che stiamo facendo.
Un gioco dove si continua a perdere non è divertente.
Ma come cambiare gioco se coloro che dovrebbero o potrebbero cambiarlo sono messi al potere solo se garantiscono di mantenerlo?

Ugo Righi