Maccaferri in crisi, la provincia di Salerno rischia di perdere un’altra storica azienda

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“La grave situazione occupazionale dei 40 lavoratori della Maccaferri Manifattura Italia srl di Bellizzi (Salerno), sta raggiungendo livelli altissimi di tensione. L’ennesima azienda storica del territorio, un leader mondiale in manufatti per il contenimento del rischio idrogeologico e la protezione ambientale appartenente al noto gruppo Officine Maccaferri S.p.A. rischia, dopo 70 anni, di scomparire nel silenzio assordante del gruppo e delle istituzioni regionali e nazionali”. Così, in una nota, le segreterie di Cgil, Cisl, Fiom e Fim Campania intervengono sulla delicata vertenza della Maccaferri di Bellizzi, in provincia di Salerno. “Da mesi – precisa il sindacato – tentiamo di mantenere incontri ed aggiornamenti con i vertici locali dell’azienda che manifestano difficoltà per mancanza di commesse e problematiche del gruppo. Abbiamo ricercato ogni forma di confronto con il gruppo e con chi lo rappresenta in questa delicata fase di possibile rilancio con l’ingresso di nuovi investitori, tra cui il Fondo Carlyle. Nessuna rassicurazione ci è giunta sinora e nell’ultimo incontro, lo scorso primo febbraio, l’azienda ha di nuovo rinviato ad altra data ogni aggiornamento sul futuro dello stabilimento e delle maestranze di Bellizzi. Il rischio è di arrivare tardi. I lavoratori hanno diritto a conoscere i programmi aziendali”. “Abbiamo fatto richiesta di attivazione di un tavolo nazionale al ministero dello Sviluppo Economico, abbiamo chiesto sostegno alle istituzioni del territorio con incontri in Prefettura ed in Regione Campania. Quest’ultima, – ricordano le organizzazioni sindacali confederali e di categoria di Cgil e Cisl Campania – in un appuntamento con l’assessorato alla Attività Produttive dello scorso 11 gennaio, si era impegnata a rendersi parte attiva per ottenere notizie ed aggiornamenti dal gruppo e per contribuire al percorso di composizione del tavolo ministeriale. Ma, ad oggi, quegli impegni non si sono ancora compiuti, lasciando i lavoratori, sostenuti da mesi dalla sola Cassa integrazione, nella più cupa incertezza e disperazione”.